Archivio per Strada ferrata

Prossima stazione, sconosciuta

Posted in I nostri viaggi, Strade inventate with tags , , on maggio 21, 2008 by guatantavara

Non so voi che idea avete dei treni. In proposito conosco due categorie di persone: quelli che odiano i treni e quelli che non li amano. E tutte e due le categorie, però, quando il treno comincia a muoversi lentamente e lascia la stazione, ondeggiando sugli scambi, si rilassano e (se hanno trovato posto) cominciano a pensare alle cose della vita. Alle strade che hanno percorso e a quelle che li aspettano. E’ un po’ come una sospensione dal presente il treno, e o sei nel passato o vai dritto dritto nel futuro.

Perché 
un treno che corre è come una strada infinita,   che vedi scappare veloce quasi fosse la vita. Soprattutto non sai mai dove va a finire, né cosa c’è dietro quella curva controluce, perché, laggiù, verso il tramonto, la strada sembra cadere nel nulla. E la prossima stazione, sconosciuta.

Il treno è come essere noi la strada, come se è quello che vediamo ad essere dentro di noi e i nostri pensieri lanciati fuori dai finestrini. Sembriamo noi fermi e le rotaie che corrono via.

Sembra di vedere il tempo che vola, scandito dalle traversine. Mi piace il silenzio che esce dal treno quando si ferma, dopo l’assordante sferragliare della corsa. Adoro le piccole stazioni, in paesi lontani e senza nome, dove il treno non si ferma quasi mai. E se si ferma non scende nessuno, al massimo un omino vecchio vecchio, o una ragazza innamorata.

Mi piace seguire con lo sguardo gli scambi dei binari dentro le stazioni o mentre il treno corre. Mi ha fatto sempre pensare alla vita che trova e subito lascia altra vita, alle persone che si incontrano e si allontanano, ai ricordi che si affastellano.

E’ bellissimo camminare sui binari (…per lo meno… quando non passa il treno!…), è bellissimo seguire il cammino di una ferrovia morta.

Anche se è triste, mi piace perfino il vagone letto, aspettare l’alba che si muove davanti a te, che ti mostra pian piano i boschi di fuori. E’ bello guardare la gente che si muove lungo le banchine, chi aspetta nelle sale d’attesa un treno che non si sa da dove, chi ti siede davanti in viaggi che sono senza inizio e senza fine.

I lampi delle piccole stazioni di cui non si riesce a cogliere nemmeno il nome sono come gli sguardi di un attimo.

Il treno che si ferma alla frontiera tra paesi tranquilli.  Le stazioni dal gusto retrò che ti riportano indietro nel tempo.

Ci sono però anche altri treni. Per i quali non c’è poesia. Sono i treni di tutti i giorni. Quelli che non arrivano mai, che partono in ritardo, che sono sempre pieni, invasi da odori nauseabondi. Che devi prendere per forza tutti i giorni per andare e tornare.

Ci sono i treni degli esclusi, e ti viene da dire che in quelli sì che ce n’è di poesia, ma solo nei racconti americani. Gli hobo di Dylan, i vagabondi del Dharma di Kerouac.

Poi ci sono i treni che non vorresti vedere mai in certe terre… come la Val Susa… dei quali ci parla Heath… che ci manda questa. Voleva metterla nel post sui fiumi che attraversano il tempo, ma penso sia meglio qui… accanto ai treni. A quelli che ci piacciono e a quelli che non ci piacciono.

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