Archivio per Racconti

Verso il lago inventato di Alma

Posted in Guatan Tavara, Strade inventate with tags , , , , , , , on marzo 11, 2010 by guatantavara

Tra tutte le creature inesistenti e inventate, Alma era l’unica ad avere carne, respiro e un lago tutto per sé,

incanto di luce filtrato in una fitta boscaglia popolata di anime brute, altra parte di uno specchio che all’improvviso smette di essere solo riflesso e comincia ad andare per suo conto

a volte sferzato, battuto e piegato dal vento

a volte dolce brezza che si piega in se stessa

Al lago di Alma si arriva solo da tempi contrapposti,

si giunge lì solo per cercarla, per sorprendersi di trovarla,

come partendo da un luogo in cui tutto deve ancora avvenire,

dove sarebbe impossibile incontrarsi

e, per questo, si torna indietro, dove non si è mai stati,

dove ha avuto inizio ogni assenza, e più indietro ancora,

fino al luogo dove sorgono gli incanti e si piegano alla volontà i pensieri,

dove, spietate, prendono forma le infatuazioni;

ed essere lì è come riprendere un cammino interrotto,

giungere in un luogo che ancora non esiste eppure dove si è già tante volte stati,

là dove sfumano in nebbia le lusinghe,

là dove tutto è disincanto, dove non si addomesticano più i sogni, dove le infatuazioni si liquefanno, e ancora più avanti,

fino ad afferrare – come tanti – un qualunque incontro, tagliargli le ali, metterlo in gabbia

fino a richiudersi muti a difesa di sé. Dove il lago di Alma finisce e comincia la notte del mondo

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Strade da cantare

Posted in Strade da cantare, Strade da raccontare with tags , , , on marzo 4, 2008 by guatantavara

Quante saranno le strade cantate? Migliaia, come minimo.
Non so se esiste un cantautore o un gruppo (di quelli seri) che non abbia cantato almeno una volta strade, vicoli, piazze, autostrade.

Troppo facile mettersele a cercare… il gioco è tirarle fuori senza pensare… magari fare la classifica dei nostri amori… stradali

Le prime tre canzoni che sceglierei…
1) The road (però nella versione di Jackson Browne). Banale?
2) Desolation Row
3) La cattiva strada

Poi ci sono gli album – tipo Abbey Road e 4 Way Street – che non hanno singoli brani sulle strade, ma che non la lasciano mai la strada… o album che sono tutta una strada, tipo Senza Orario Senza Bandiera.

E le canzoni “stradarole”? tipo A muso duro e L’uomo in frac. Non c’entrano niente l’una con l’altra, sono due differenti modi di vivere (per) la strada, ma in fondo esprimono lo stesso senso di libertà disperata.

Quelle legate alla memoria? Via della Scala. L’immancabile (in tutte gli elenchi di buona famiglia) ragazzo della Via Gluck.

Quelle ballabili? Va bene Strade dei Subsonica? O Dancin’ in the Streets di Martha and the Vandellas?

Ripescando nel tempo si possono trovare strade di tutte le grandezze…
dalla struggenza del piccolo vicolo Gasoline Alley di Rod Stewart,
passando per l’intramontabile Penny Lane,
la “scabrosa” Via del Campo,
ancora i Beatles di The Long and Winding Road,
attraversando la moltisolitudine di Piazza Grande,
sfiorando Poison Street, la strada velenosa post-punk dei New Model Army,
avventurandosi verso la malinconia post-tutto dei Green Day lungo Boulevard of Broken Dreams,
stordendosi con la Highway 61 Revisited
incrociando la splendida, insuperabile Ventura Highway
fino ad arrivare al puro delirio visionario dei Pixies lungo la Motorway to Roswell, (anche se mica lo so se è più grande una Highway o una Motorway…)
E poi… tutte le direzioni, declinazioni, inclinazioni, aggettivazioni… Streets Of Love, Fascination Street, Street Song, The 59th Street Bridge Song, Sullivan Street, Living On The Streets, Dead End Street, Ill Street Blues.

E quante ne ha composte Bob Dylan, uno dei più grandi cantori della strada… oltre a Desolation Row e Highway 61 Revisited, ci sono anche On the Road Again, Down the Highway, Positively 4th street (bella anche con la voce di Mick Hucknall).

E poi le canzoni che hanno la strada nelle vene, come Piccola Città, bastardo posto… che si muove tra la Via Emilia e il West.

Si parla di strade in mille modi differenti. E ora mi andrò a cercare qualche testo per metterlo qui.

Insomma abbiamo appena cominciato…

Strade da vedere

Posted in Strade da raccontare, Strade da vedere with tags , , , , , , , on febbraio 28, 2008 by guatantavara

A pensare a quanti film ambientati sulla strada ho visto mi viene da tornare indietro di un sacco di anni, quando il cinema era ancora… cinema e non solo film e c’erano i cineclub, i d’essai, e si andava a vedere le rassegne… tanto per non fare… Amarcord.Intanto, per prima cosa, separiamo i film di strada dai film sulla strada. Sulla strada è quando si vive in modo più o meno normale ed è l’avventura imprevista che viviamo sulla strada a segnare il nostro disagio; la strada è una quinta, un palcoscenico, un intervallo – lungo o breve ma destinato ad interrompersi – tra la monotonia e la normalità, tra la disperazione e il nulla. Ed è in genere più fuga che libertà. Di strada è quando è solo in strada che si vive. È quando non si scappa ma – casomai – si erra; la strada è un habitat, una giungla, un vagabondaggio, e il protagonista è un hobo del pensiero, dei sentimenti, ma anche del lavoro o dei rapporti familiari. Qui c’è sempre libertà, anche se dolorosa, negata, obbligata, anche se metaforica… anche se piena di cattiva terra, di senza patria.Come film “sulla” strada ho pensato a:

Stranger Than Paradise
(le verità di come siamo fatti dentro nascosta nel labirinto di destini che si incontrano. Bellissimo. E dello stesso regista – Jim Jarmush – anche Daun bai lo , quello con John Lurie, Tom Waits e Benigni, è del medesimo genere)

Honkytonk Man
(viaggio di un uomo – con nonno e nipote – distrutto dall’alcol. Alla ricerca di che? Molto bello)
Il Sorpasso
(la strada è come il mondo che ci circonda. Appunto, che ci circonda, non in cui siamo immersi. Per questo lo metto in questa categoria, ma potrebbe benissimo appartenere all’altra. Un gioiellino)
Fandango
(strambo addio al celibato dato attraverso un viaggio in auto fino al Messico verso una mitica festa. Stupende le scene della lezione di volo e paracadutismo. Niente di speciale)
Sugarland Express
(Ricalca un po’ la storia di La Rabbia Giovane (v. oltre), ma a differenza di quello, qui la strada è esterna alla vita. Come il mare ne Lo Squalo la strada è un pretesto con cui il Potere esagera i pericoli di innocui fuggitivi, costretti a diventare cattivi, e sterminarli. E’ l’altra metà di Duel: mentre lì il male è angosciosamente senza identità qui il male fa Potere di nome e America di cognome. Da vedere una volta l’anno)
Come film di strada penso sempre a:
Easy Rider
(il film on the road per eccellenza. Tutti lo conoscono, molti lo hanno amato, pochi lo vedono ancora. Intramontabile, con quella schitarrata di Born to be wild)
Paris, Texas
(i dilemmi del vivere articolati nei rapporti padre-figlio, trovarsi-perdersi, capirsi-smarrirsi, amore-solitudine viaggiare-soffrire. Incantevole)
Nel Corso del Tempo
(dire che è un film è come dire che la Divina Commedia è un insieme di terzine di endecasillabi a rima alternata. . . davvero non trovo parole per raccontare uno dei film più belli di sempre. . .)
La Rabbia Giovane
(le terre cattive lungo cui la vita viene inseguita, derisa, estorta. I due sono Cappuccetto Rosso disperati e destinati alla distruzione. Altro che nonna e cacciatore buono. Qui sono tutti lupi. In effetti – a ben pensarci – potrebbe essere anche un film “sulla” strada… Straordinario)
E si potrebbero citare ancora Punto zero (ma non vale un granché) Duel (ma non saprei a che categoria appartiene oltre al noir più noir…). E poi ci sono i film in cui non c’è proprio una strada, ma si svolgono sulle via di una città… come Fuori Orario (non è un viaggio sulla strada non è la vita di strada, è l’inferno nella via sotto casa.
Indimenticabile)

Strade da leggere

Posted in Strade da leggere, Strade da raccontare with tags , , , , , , , on febbraio 28, 2008 by guatantavara

Mi è capitato di recente… di leggere (o rileggere) tre storie sulla strada. Sono tre libri classici, molto famosi, tre diverse scritture in cui la strada non è solo di asfalto o terra, ma è anche percorso, iniziatico o terminale, alla ricerca di altro da sé e alla scoperta (o smarrimento) del sé.Tutti e tre parlano di un viaggio fatto più o meno negli stessi luoghi, e cioè attraversando l’America, ma così diverso l’uno dall’altro che sembra di leggere di posti lontani mille miglia l’uno dall’altro.

Il primo è, in ordine di lettura, Kerouac. On the Road è una scrittura bustrofedica della vita. È il solco tracciato dall’insoddisfazione del vivere, in un andirivieni continuo da costa a costa. Non ci sono tanto descrizioni di luoghi quanto di situazioni, si potrebbe dire di incrocio con persone che diventano costanti abbandoni senza essere mai stati veri incontri (forse la condanna peggiore per chi viaggia… il continuo abbandono di cose senza averle neanche viste). Non c’è la ricerca di una cosa di preciso pur essendo sempre alla ricerca di qualcosa. Ci si scambiano le parti, ci si scambiano i sentimenti e gli umori, quello che ieri sembrava fatto oggi è svanito nel nulla. La strada non esiste come luogo ma accompagna le vicende di Sal e Dean come una quinta. In questo senso, è davvero un viaggio “sulla” strada.
Letto a vent’anni On the Road è un meraviglioso sogno, riletto a cinquanta è di una irritante inutilità.

Strade Blu (William Least Heat-Moon) è una scrittura circolare della vita, ci fa venire in mente che l’etimologia della parola ricerca deriva dal movimento del cane durante la caccia, quando gira attorno in cerchio alla preda e se la preda è il nostro io allora il girare è in eterno, sorta di pena dantesca per analogia comminata a chi viaggia per conoscere. Strade Blu è una sorta di Life Mining, di estrazione di vita primaria dalle miniere dei luoghi incontrati lungo strade secondarie. Lungo cui trovi mondi che non immaginavi ma che, pur se inusuali, appaiono del tutto naturali, e nulla di straordinario può accadere se non arrivarci ed andarsene. La caratteristica principale è proprio questa. Esistono due piani, lo spostamento tra i luoghi e l’arrivo dentro i luoghi. Non è facile il tema, è l’unico dei tre racconti dove tragitto e meta sono sullo stesso piano. In Strade Blu non ci sono le ampie strade di On the Road, ma solo stradine, ghirigori senza grandi ricordi da conservare ma tanti piccoli incontri che assieme fanno il prato erboso per lo scorazzare della memoria. Non c’è traccia di amore, l’amore il protagonista lo ha dismesso da tempo, lasciato in una discarica coniugale, come non c’è amore negli altri due racconti. È, dei tre romanzi, il più bello, per me.

Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta (Pirsig) è una scrittura abissale della vita, è un alternarsi di tuffi e emersioni nel profondo dell’animo, schizofrenica trasformazione del motociclista nel suo fantasma di un tempo (Fedro) e di Fedro nel motociclista. Fedro è la parte di noi di cui ora abbiamo paura ma che è anche la parte più genuina di noi, irraccontabile al proprio figlio, perché nostro figlio già la sa la parte che non sappiamo di noi… e più di noi ne ha paura. È un libro strano, a metà ti verrebbe voglia di buttarlo dalla finestra, alla fine ti manca, estenuante percorso tra speculazione e vita. Forse la cosa che più rimane è la rottura tra il viaggio di fuori e quello dell’anima. Entrambi verso il passato. Ma, mentre all’inizio la durata della scrittura è prevalentemente lungo la strada materiale e verso l’adesione ad un modello di vita zen, anticipando solo con piccoli cenni il viaggio dell’anima, man mano che ci si sposta verso i luoghi del passato del protagonista, la strada interiore prende il sopravvento e la narrazione dell’abisso in cui si caccia il motociclista nell’essere Fedro diventa assoluta, fino a rimanerci. Al contempo, il viaggio in moto, la descrizione dei luoghi, soprattutto delle strade, soprattutto del clima (pioggia, caldo, vento) che la moto fa percepire all’inizio in maniera pura, pian piano svanisce, poche righe, poche parole e si dissolve.
La postfazione è triste e bellissima. Da sola vale tutto il libro.

* * *

P.S.

I tre libri sarebbero in realtà quattro.
E questo quarto sarebbe in realtà il primo.
E questo primo sarebbe in realtà impossibile metterlo con gli altri.
Per cui ad esso dedicherò una pagina a parte.

E’ un libro in cui la strada non è solo strada ma via, percorso, sogno, pista, spago, cucitura. Vita e memoria.

E’ un libro non commentabile ma solo raccontabile, è un libro da tenere a portata di mano come fosse un moleskine. Perché ci segua come un filo di memoria nella vita. Come fosse la nostra via dei canti.

“E’” … Le Vie dei Canti.

Guatan Tavara

Posted in Guatan Tavara with tags , , , , on gennaio 8, 2008 by guatantavara

Guatan Tavara è la strada che porta altrove. Nasce alla fine del tempo e muore dove il tempo inizia. E’ la strada che va in nessun luogo e in tutti i luoghi del mondo. Può essere ovunque e essere stata per sempre. Lungo Guatan Tavara incontri personaggi mai esistiti e te stesso. Attraversa città inventate e inevitabili, impossibili e radicate nel tempo

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