Archivio per Memoria

Di là dal Nilo e tra gli alberi

Posted in I nostri viaggi, Nord Africa with tags , , , , , on ottobre 30, 2008 by guatantavara

L’Egitto scorre accanto al Nilo e si lascia guardare in silenzio come fosse fatto solo di memorie lontane.

L’Egitto lo vedi scivolare di là dal Nilo e tra gli alberi come un carillon senza musica.

Tra le tante strade che possiamo percorrere quella dello scivolare immobili e vedere la vita che ti scorre accanto è la strada che sento più vicina a me.

I colori sono caldi come oro e freddi come cieli senza atmosfera.

E la strada del fiume è come a riprendere se stessi

C’è un ponte bellissimo, lungo il Nilo, che si avvicina con la lentezza di una notte insonne.

Ci sono riflessi che si perdono dove non arriva nessuno sguardo.

Tramonti che si nascondono dietro le grazie assopite del passato.

Lingue di erba, sopravvissuta alla razzia del tempo.

Palme che ti ci perderesti dentro come un’avventura non cercata.

Ci sono colori che sembrano nuvole tuffate nel mare.

Algori di immobilità

Pastelli che colorano il calare della sera, come disegni fluorescenti

Di là dal Nilo ci sono alberi che formano oasi inaccessibili come i sogni dei bambini

Meraviglie che poi ti restano dentro negli inverni del cuore

Si incontrano villaggi che hanno i colori di circhi senza clown.

La sabbia gioca a confondere il blu profondo del mondo

Sembra il fondale di un teatro senza sipario

E il fiume diventa fuoco, come lava placida

Pensi al limo che leggevi sui sussidiari della terza elementare

Paesaggi che potrebbero vivere nei quadri di pittori inesistenti

Oscurità degne di altri mondi

Onde che ti accompagnano fino alla fine del viaggio

a salutare la piccola nubiana che ti guarda scomparire per sempre…

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Funeral Train

Posted in Strade da raccontare, Strade interrotte with tags , , , , , on giugno 16, 2008 by guatantavara

E’ raro che una fotografia ancora mi emozioni. Ne ho viste così tante, me le sono studiate tante e così a lungo che ho perso quasi il gusto di dire… che bella foto! Che ci trovo, oltre al fatto che è bella di per sé, che mi emoziona?

Allo stesso modo, dovessi dire che tipo di foto mi piace fare, qual è la mia strada di fotografo avrei non poche difficoltà. Mi sembra così naturale fare quello che Andreas Feininger chiamava “vedere fotograficamente” che tutto diventa fotografia potenziale (anche se poi mi esce una schifezza).

Così oggi sono qui a parlarvi di fotografie che mi hanno emozionato. Sono le foto del viaggio del treno che portava il feretro di Bob Kennedy dalla Penn Station di New York alla Union Station di Washington, solo 328 chilometri d’America, ma milioni e milioni di chilometri di animo umano. La raccolta si chiama RFK Funeral Train ed è di Paul Fusco. Ci sono dentro tutti i temi cari a questo blog: la strada vera e quella metaforica, il treno, il tempo, la memoria. Ecco, mi direi da solo, quando le farai mai foto così tu…

Non saprei che tag dare a questo post, se non tutti i tag che ho già dato, non saprei in quale categoria metterlo se non in tutte quelle che ho pensato di costruire qui dentro. Memoria, tempo, viaggio, strade interrotte, strade inventate, piccoli ricordi di strada, strade da raccontare.

Ve le lascio allora senza altri commenti. Come si dice nelle migliori tradizioni… sono foto che parlano da sole, anche se una per me parla più delle altre… ma anche questa è bellissima…. e perché questa?

Fermatemi….

Vie che attraversano il tempo

Posted in I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade inventate with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 22, 2008 by guatantavara

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Ho sempre pensato ai fiumi come strade che attraversano il tempo.

Che alla sorgente partono da Gerico e alla foce arrivano a Trantor. Fin dai tempi della scuola. Quando studiare geografia era come viaggiare nel tempo. Il Tigri e l’Eufrate – sono certo che io sono nato lì, da qualche antenato lontano – che proteggevano la Mesopotamia. Il Nilo, che non immaginavo nemmeno quanto è bello davvero quando ci scivoli sopra. Tutti i nomi bellissimi e placidi dei fiumi degli angoli di mondo. Rio delle Amazzoni, Mississipi-Missouri, Omo Bottego, Orinoco, Congo. Indo, Gange e Bramaputra. Il Fiume Giallo e il Fiume Rosso. Le cantilene esotiche… Don, Dnjepr, Dnjestr. Volga e Danubio. I fiumi del Risorgimento e delle guerre, Piave, Isonzo, Tagliamento.

Ed eccoli i miei fiumi. La foce del Sangro. Dove non puoi non giocare a fare l’ombra che si muove al crepuscolo. Lanciando sassi al mondo.

I versi con cui ho aperto questo articolo sono di Cesare Pavese, uno che sapeva vedere nelle cose attorno a noi i segni che ci portiamo dentro e che sapeva scrutare l’animo umano, forse più quello degli altri che il proprio, come spesso capita anche ai comuni mortali. Le sue poesie sono piene di paesaggi, dentro i paesaggi strade, città e fiumi, dentro le strade, le città e i fiumi – anzi, come strade, città e i fiumi – ci siamo noi e le nostre anime.

E per accompagnarmi in questo viaggio sul fiume ho scelto altri tre poeti. Diversi e uguali, come al solito. Sono Holderlin, Whitman e Ungaretti. Parlano di fiumi anche loro. Proprio come fossero vie che attraversano il tempo.

Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo / e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato

L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso

Ho tirato su / le mie quattr’ossa / e me ne sono andato / come un’acrobata / sull’acqua

Mi sono accoccolato / vicino ai miei panni / sudici di guerra / e come un beduino / mi sono chinato a ricevere / il sole

Come fa a non essere un viaggio nel tempo la Moldava vista dal castello di Hradcany?

E quel ponte senza tempo sull’Hudson, a cavallo di NYC, non sembra attraversare epoche lontane?

Questo è l’Isonzo / e qui meglio / mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo

Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia

Ma quelle occulte / mani / che m’intridono / mi regalano / la rara / felicità

Ho ripassato / le epoche della mia vita

Questi sono / i miei fiumi

Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo / che mi ha visto / nascere e crescere / e ardere d’inconsapevolezza / nelle estese pianure

Questa è la Senna e in quel suo torbido / mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi / contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia / che in ognuno / mi traspare / ora ch’è notte / che la mia vita mi pare / una corolla di tenebre

Questo il mio Nilo

questa la mia Senna

Visti dall’alto i fiumi sembrano lo scheletro della terra.

Visti dai ponti sembrano libri di storia che ti scorre accanto.

Come l’uccello del bosco s’invola sopra le cime,
Si lancia sul fiume che accanto ti corre splendendo,
…… Agile e forte il ponte
……… Che di carri e d’uomini suona
Come mandato da dèi, una volta m’avvinse un incanto
Sopra quel ponte, mentre l’attraversavo,
…… E di laggiù nello sfondo dei monti
……… Malioso m’appariva il lontano,
E il giovane fiume fuggiva, ilare e fosco, alla piana
Come il cuore che oppresso dalla sua troppa bellezza,
…… Per trapassare amando
……… Nei flutti del tempo si scaglia.

Al crepuscolo assumono i colori del sogno

Visti dal basso, sembrano i luoghi delle favole.
Come il fiume sconosciuto incrociato sulla D71, nel cuore di Bretagna

Tra la marea di Mont Saint Michel e le onde selvagge di Quiberon. Dove sicuramente si nasconde qualche cavaliere di Re Artù. A trovarla , da qualche parte ci sarà anche Morgana.

O i fiumi di Camargue, che sembrano liquefarsi nella palude, attirando le fronde degli alberi come per un ultimo saluto.

Terre di dormienti, liquidi alberi!
Terre del tramonto andato – terre delle montagne dalle
vette di nebbia
Terre del vitreo scorrere della luna piena tinta di blu
Terre dello splendore e dell’oscurità che screziano
l’acqua del fiume!
Terre del limpido grigio di nuvole più vivide e più chiare
per amor mio!

Ogni fiume sembra avere un’anima, un’anima che vi scorre dentro e ci racconta del mondo che ha visto fin lì. E tutti insieme i fiumi sembrano venare il mondo.

Il fiume di Rovaniemi si chiama Kemijoki. Dall’alto ci vedi i tronchi galleggiare e toccarsi, farsi i dispetti, montandosi sopra a turno e facendo spruzzi d’acqua schioccando . Se vai loro vicino li senti parlare e raccontarsi l’uno con l’altro del bosco da cui vengono. Ti dicono dei mille laghetti che hanno superato per arrivare fin là.

Cambia colore al tramonto Kemijoki, e altri tronchi arrivano e si acquattano placidi rubando l’ultimo sole

e al mattino sembra freddo come un inverno del Nord

Il Danubio non smette mai il suo colore di piombo mentre si perde a vista d’occhio, tra il crollo dei muri e le speranze crollate

Il delta del Po ti fa perdere come in un labirinto dove regnano animali silenziosi,

fronde invaghite del vento. Orizzonti

che galleggiano nel nulla del cielo.

Il Tamigi notturno si perde nella pagina nera come un passo solitario

Venezia mai stata

Posted in I nostri viaggi, Italia, Strade da raccontare, Strade da vedere, Strade inventate with tags , , , on aprile 10, 2008 by guatantavara

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Che le strade di Venezia non sono strade come tutte le altre strade del mondo lo sanno tutti… casomai andirivieni d’onde, riflessi nella notte o echi di passaggio. Sono silenziose come coltellate al cuore. Si alternano lungo i canali tra lune inesistenti e raggi di stelle scure, segnate da argini di gondole inventate dalla nebbia. Abbagliano come stelle senza cosmo. Marchiate da lampioni a forma di malinconia. Si frantumano nell’acqua come speranze. Lasciano che siano i passi a guidarci, a rincorrere tracce di velieri blu sul mare, ombre che si nascondono tra i vetri di Murano e i ghirigori dei gabbiani…

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…Le strade di Venezia sono scie controluce, graffiti sui muri, moltitudini in volo. Pensieri chiusi da sempre per manutenzione

Le strade di tutti (piccola elegia sulla strada)

Posted in Le nostre strade, Piccoli ricordi di strada, Strade da raccontare with tags , , on aprile 4, 2008 by guatantavara

Questo articolo è il complemento a uno del precedente. Tanto quello è personale (forse troppo per un blog pubblico) quanto questo è collettivo (forse troppo pure questo per un blog personale) e insieme ci riportano alla strada come luogo privilegiato di incontro e di ri-conoscimento, ma anche di solitudine e nuovi gradi di conoscenza.

Lungo le strade della nostra vita ci sono luoghi che nessuno vede e momenti che nessuno vive oltre noi, ma ci sono anche spazi e tempi di tutti anche se non ci abbiamo mai messo piede. Lungo le strade ci sono i ricordi nostri e la memoria di tutti.

Spesso si tratta di grandi piazze, ma alle volte anche vicoli stretti e bui…

Così, la piazza più piazza di tutte è Piazza Fontana, la via Via Fani, l’Autostrada la A29… svincolo per Capaci. Piazza Fontana fu tutt’uno col risvegliarsi cercando qualcuno di più grande vicino che ci potesse proteggere e non riuscire a prendere sonno, via Fani fu lo sguardo interdetto di chi chiede a che serve? a chi serve? Capaci ci fece aprire la bocca per urlare basta! ma poi Via D’Amelio strozzò l’urlo e ci richiuse nell’autismo dell’impotenza.

E poi Piazza della Loggia, la stazione di Bologna, neanche la strada ferrata si salva.

Le piazze della libertà, della repressione e della riscossa del mondo… Piazza Tienanmen, Piazza San Venceslao, Plaza de Mayo. La Porta di Brandeburgo. Sono piazze di tutti anche se non ci siamo mai stati.

Le strade e luoghi della cronaca nera e di altre miserie umane. Il Tempio della Pace – dietro Piazza Navona – l’angolo buio dove dettero fuoco ad Ahmed. Lo spiazzo in aperta campagna a Vermicino. Via Poma.

Ma non tutte le memorie sono così brutte.

Ci sono le strade che abbiamo letto… via Merulana, Quai des Orfèvres, Rue Morgue. La via Paal. Le vite di strada dei libri di Pasolini.

Le strade dell’arte… 5th Avenue, Via Margutta, Carnaby Street.

Le strade e le piazze che ci fanno vedere ogni volta a capodanno, ma che sono belle anche a vederle dal vero… Time Square, Trafalgar Square,Champs Elisées.

E anche stavolta la storia può continuare…

Le strade di Milano

Posted in I nostri viaggi, Italia, Le nostre strade, Strade da vedere, Strade inventate with tags , , , , , on marzo 21, 2008 by guatantavara

Le strade di Milano luccicano insidiose, tra binari che si inseguono sempre e si incontrano mai, come amori sventati per un soffio

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I portici di Bologna sono pazienti come tasselli di un mosaico

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Le strade di Verona sono schizzi lasciati nella notte
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I ponti di Roma sono sguardi noncuranti affacciati sul tempo, buttati indietro senza fretta

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Sui lungotevere d’inverno sole e vento tormentano i passanti, come platani piegati da ombre e soffi di stanchezza

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Nelle piazze di Roma vedi passi che potrebbero essere tracce di te stesso

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Le calli di Venezia sono evanescenti come ombre all’alba

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Nelle vie di Radicofani vedi i colori tenui di passi che vanno verso dove nessuno sa

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Le strade di Cairano si avvolgono tra loro e accarezzano la terra come domande senza risposta che si rincorrono nell’anima

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Le strade di Orgosolo sono intagli silenziosi disegnati in segreto dalla terra, per nascondersi imprendibili agli sguardi

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Le strade per San Gerardo danno alla terra la scrittura antica dei pellegrinaggi

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Le strade di Epinel sono fredde come sogni tagliati dal coltello dell’insonnia…

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… come l’avventurarsi di passi verso terre d’ombra

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Le strade di Matera sono vuote come cieli costellati di stelle finte

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Il Prato della Valle è come un sogno che ti ritrovi accanto lungo un giorno. Come rami spogliati in controluce. Foglie che al mattino vanno via senza perché

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Le piazze di Trieste sono vuote e solitarie, inganni impietosi sottomessi al dominio di luci gelide come cuori

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Le piazze di Roccagiovine ci sorprendono come film del neorealismo, dimenticate per sempre nelle domeniche fuori porta.
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Strade in versi

Posted in Strade da leggere, Strade da raccontare, Strade in versi with tags , , , , , on marzo 14, 2008 by guatantavara

Se cantare le strade è facile, fin troppo forse, non la stessa cosa succede con la poesia.
O almeno, io ho trovato con difficoltà versi che la strada la recitano.

Ci sono molti versi isolati, belli, ma senza lo spirito dell’erranza, il senso del vagabondare, non è facile trovare il motivo dominante del cammino né dello starci sopra le vie o del vivere la strada.

Eppure, alcuni versi che ho trovato sono bellissimi…

Potrei cominciare con questi…

Ogni giorno decapita un’ora all’infanzia
lascia all’occhio il tempo
________e al tempo lo spreco
la stazione merci e il vapore
________ delle locomotive e lo sporco pigro fiume
che si trascina via la strada della miniera
________ la strada regia verso Przesklabje
________ infanzia eterna
dove le tue immagini crescono da fumo e sogno e fiamme.

Anche perché questa stessa poesia, Infanzia a Gleiwitz, di Horst Bienek, poeta tedesco contemporaneo, ad un certo punto fa così…

E’ infanzia ricordo
o ricordo infanzia
________ che cosa rimane
________ un gesto un sorriso la carezza sopra i capelli
allarme aereo un bacio dovuto
________ che si è atteso invano una sera
________ una stanza
________ riempita di vuoto
________ moltiplicata con la notte

Sono versi che con la strada c’entrano poco ma sono belli lo stesso…

(1 – continua… con Dylan Thomas, Liriche cinesi e tanto altro…)