Archivio per Fiume

Le vie dell’acqua

Posted in Guatan Tavara, Strade inventate with tags , , on maggio 24, 2011 by guatantavara

Dedico questo post a chi sta difendendo l’acqua come bene supremo dell’umanità e per questo da lasciare fuori da ogni logica affaristica.

Guatan Tavara è piena di fiumi e di acque che accompagnano il cammino di Kun’as alla ricerca di Càndor. Alla fine, come sanno tutti quelli che hanno letto il racconto fino in fondo (circa 3 o 4 persone), Kun’as non la troverà Càndor, ma troverà il mare.

Se qualcuno vuole aggiungere didascalie ben venga… appena mi verrano fuori le mie famigerate didascopoesie (o poescalie?) le aggiungerò.

The Wall

Il suono dell’acqua. L’urlo
The sound of water: Yell

Il suono dell’acqua. Il coro
The sound of water: Chorus

Il suono dell’acqua. Assolo
The sound of water: Solo

Il suono dell’acqua. Silenzio
The sound of water: Silence

Il suono dell’acqua. Clamore e pianto
The sound of water: Hue and Cry

Il suono dell’acqua. Canto e controcanto
The sound of water: Singing and counterpoint

An-nīl, il fiume dove è nato il mondo
an-nīl

The Nile #0345

Muh-lui-kun-Ne-tuk, il fiume che scorre in entrambi i sensi
Muh-lui-kun-Ne-tuk

Kemijok, il fiume che porta con sé la vita
Kemijoki

Graffiti sull’acqua
Graffiti on the water

081005_0041 - Lago del Turano

Lanciando sassi dove finisce il giorno
Throwing stones into the sunset

My Italy in Twenty Episodes - #9 - Piemonte

My Italy in Twenty Episodes - #4 - Lombardia

Il lago inventato di Alma
Invented Lake #1

Invented Lake #3

28 chilometri a ovest del sogno
28 km west of the dream #3

28 km west of the dream #1

Piena di vita, nonostante la morte
Tiber in flood #3

Tiber in flood #8

Muh-lui-kun-Ne-tuk, il fiume che fluisce in entrambi i sensi

Posted in I nostri viaggi, Strade inventate, USA with tags , , , , on giugno 24, 2009 by guatantavara

Può un fiume scorrere in entrambi i sensi?
Può una vita essere uguale e contraria a se stessa?

Muh-he-kun-ne-tuk

Il Muh-lui-kun-Ne-tuk è come una vita che scorre contro se stessa

USA05_0149 - 55+80+100 rit th

E’ come se gettassi dentro una vita un sogno e lo ritrovassi dall’altra parte – uguale e contrario – diventato realtà

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e ti chiedi dov’era questo sogno ieri, quando guardavi avanti e vedevi solo la vita che ti scorreva contro

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e se provi ad entrarci dentro, al Muh-he-kun-ne-tuk come alla vita che ti corre incontro, capisci che vedere chi ti scorre contro è più facile che vedere chi ti scorre accanto per davvero

USA05_0003 - 53+75+100 rit

Muh-lui-kun-Ne-tuk è il fiume che vorresti essere tu, uguale e diverso a seconda delle maree dell’anima, Ba in cui ti immergi essendo tu stesso corrente e ostacolo, dubbio perenne con quell’unica certezza infinitesima

Hyper(ir)reality #3

Ti si apre davanti come fosse mare, e mare a un certo punto diventa, attraente e inavvicinabile, come tutti i mari, come tutti gli amori che scorrono tra le vite perdute

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A starci dentro, al Muh-lui-kun-Ne-tuk, ti fa pensare a qual è il verso giusto della vita

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ti fa sembrare l’ultimo mohicano preda dell’eresia del sentirsi libero

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sballottato nella piroga fatta delle tue fragilità, tenuta su da un unico sorriso, sospinta del respiro di chi ti passa di volta in volta accanto

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come fossi lì, in quel fiume e in quella corrente, per l’ultimo appuntamento col tuo amato nessuno, prima di partire per sempre

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e a restare solo non sarai tu

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ma chi ti ha lasciato andare via

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sapendo che eri lì, pronto a restare

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Muh-lui-kun-ne-tuk era il nome che i Mohicani davano all’Hudson. Lo chiamavano così, fiume che fluisce in entrambi i sensi, perché d’inverno, a causa delle maree, il ghiaccio che si forma regolarmente per le temperature rigide si muove alternativamente verso sud o verso nord a seconda del verso di movimento delle maree.

Di là dal Nilo e tra gli alberi

Posted in I nostri viaggi, Nord Africa with tags , , , , , on ottobre 30, 2008 by guatantavara

L’Egitto scorre accanto al Nilo e si lascia guardare in silenzio come fosse fatto solo di memorie lontane.

L’Egitto lo vedi scivolare di là dal Nilo e tra gli alberi come un carillon senza musica.

Tra le tante strade che possiamo percorrere quella dello scivolare immobili e vedere la vita che ti scorre accanto è la strada che sento più vicina a me.

I colori sono caldi come oro e freddi come cieli senza atmosfera.

E la strada del fiume è come a riprendere se stessi

C’è un ponte bellissimo, lungo il Nilo, che si avvicina con la lentezza di una notte insonne.

Ci sono riflessi che si perdono dove non arriva nessuno sguardo.

Tramonti che si nascondono dietro le grazie assopite del passato.

Lingue di erba, sopravvissuta alla razzia del tempo.

Palme che ti ci perderesti dentro come un’avventura non cercata.

Ci sono colori che sembrano nuvole tuffate nel mare.

Algori di immobilità

Pastelli che colorano il calare della sera, come disegni fluorescenti

Di là dal Nilo ci sono alberi che formano oasi inaccessibili come i sogni dei bambini

Meraviglie che poi ti restano dentro negli inverni del cuore

Si incontrano villaggi che hanno i colori di circhi senza clown.

La sabbia gioca a confondere il blu profondo del mondo

Sembra il fondale di un teatro senza sipario

E il fiume diventa fuoco, come lava placida

Pensi al limo che leggevi sui sussidiari della terza elementare

Paesaggi che potrebbero vivere nei quadri di pittori inesistenti

Oscurità degne di altri mondi

Onde che ti accompagnano fino alla fine del viaggio

a salutare la piccola nubiana che ti guarda scomparire per sempre…

Vie che attraversano il tempo

Posted in I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade inventate with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 22, 2008 by guatantavara

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Ho sempre pensato ai fiumi come strade che attraversano il tempo.

Che alla sorgente partono da Gerico e alla foce arrivano a Trantor. Fin dai tempi della scuola. Quando studiare geografia era come viaggiare nel tempo. Il Tigri e l’Eufrate – sono certo che io sono nato lì, da qualche antenato lontano – che proteggevano la Mesopotamia. Il Nilo, che non immaginavo nemmeno quanto è bello davvero quando ci scivoli sopra. Tutti i nomi bellissimi e placidi dei fiumi degli angoli di mondo. Rio delle Amazzoni, Mississipi-Missouri, Omo Bottego, Orinoco, Congo. Indo, Gange e Bramaputra. Il Fiume Giallo e il Fiume Rosso. Le cantilene esotiche… Don, Dnjepr, Dnjestr. Volga e Danubio. I fiumi del Risorgimento e delle guerre, Piave, Isonzo, Tagliamento.

Ed eccoli i miei fiumi. La foce del Sangro. Dove non puoi non giocare a fare l’ombra che si muove al crepuscolo. Lanciando sassi al mondo.

I versi con cui ho aperto questo articolo sono di Cesare Pavese, uno che sapeva vedere nelle cose attorno a noi i segni che ci portiamo dentro e che sapeva scrutare l’animo umano, forse più quello degli altri che il proprio, come spesso capita anche ai comuni mortali. Le sue poesie sono piene di paesaggi, dentro i paesaggi strade, città e fiumi, dentro le strade, le città e i fiumi – anzi, come strade, città e i fiumi – ci siamo noi e le nostre anime.

E per accompagnarmi in questo viaggio sul fiume ho scelto altri tre poeti. Diversi e uguali, come al solito. Sono Holderlin, Whitman e Ungaretti. Parlano di fiumi anche loro. Proprio come fossero vie che attraversano il tempo.

Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo / e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato

L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso

Ho tirato su / le mie quattr’ossa / e me ne sono andato / come un’acrobata / sull’acqua

Mi sono accoccolato / vicino ai miei panni / sudici di guerra / e come un beduino / mi sono chinato a ricevere / il sole

Come fa a non essere un viaggio nel tempo la Moldava vista dal castello di Hradcany?

E quel ponte senza tempo sull’Hudson, a cavallo di NYC, non sembra attraversare epoche lontane?

Questo è l’Isonzo / e qui meglio / mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo

Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia

Ma quelle occulte / mani / che m’intridono / mi regalano / la rara / felicità

Ho ripassato / le epoche della mia vita

Questi sono / i miei fiumi

Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo / che mi ha visto / nascere e crescere / e ardere d’inconsapevolezza / nelle estese pianure

Questa è la Senna e in quel suo torbido / mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi / contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia / che in ognuno / mi traspare / ora ch’è notte / che la mia vita mi pare / una corolla di tenebre

Questo il mio Nilo

questa la mia Senna

Visti dall’alto i fiumi sembrano lo scheletro della terra.

Visti dai ponti sembrano libri di storia che ti scorre accanto.

Come l’uccello del bosco s’invola sopra le cime,
Si lancia sul fiume che accanto ti corre splendendo,
…… Agile e forte il ponte
……… Che di carri e d’uomini suona
Come mandato da dèi, una volta m’avvinse un incanto
Sopra quel ponte, mentre l’attraversavo,
…… E di laggiù nello sfondo dei monti
……… Malioso m’appariva il lontano,
E il giovane fiume fuggiva, ilare e fosco, alla piana
Come il cuore che oppresso dalla sua troppa bellezza,
…… Per trapassare amando
……… Nei flutti del tempo si scaglia.

Al crepuscolo assumono i colori del sogno

Visti dal basso, sembrano i luoghi delle favole.
Come il fiume sconosciuto incrociato sulla D71, nel cuore di Bretagna

Tra la marea di Mont Saint Michel e le onde selvagge di Quiberon. Dove sicuramente si nasconde qualche cavaliere di Re Artù. A trovarla , da qualche parte ci sarà anche Morgana.

O i fiumi di Camargue, che sembrano liquefarsi nella palude, attirando le fronde degli alberi come per un ultimo saluto.

Terre di dormienti, liquidi alberi!
Terre del tramonto andato – terre delle montagne dalle
vette di nebbia
Terre del vitreo scorrere della luna piena tinta di blu
Terre dello splendore e dell’oscurità che screziano
l’acqua del fiume!
Terre del limpido grigio di nuvole più vivide e più chiare
per amor mio!

Ogni fiume sembra avere un’anima, un’anima che vi scorre dentro e ci racconta del mondo che ha visto fin lì. E tutti insieme i fiumi sembrano venare il mondo.

Il fiume di Rovaniemi si chiama Kemijoki. Dall’alto ci vedi i tronchi galleggiare e toccarsi, farsi i dispetti, montandosi sopra a turno e facendo spruzzi d’acqua schioccando . Se vai loro vicino li senti parlare e raccontarsi l’uno con l’altro del bosco da cui vengono. Ti dicono dei mille laghetti che hanno superato per arrivare fin là.

Cambia colore al tramonto Kemijoki, e altri tronchi arrivano e si acquattano placidi rubando l’ultimo sole

e al mattino sembra freddo come un inverno del Nord

Il Danubio non smette mai il suo colore di piombo mentre si perde a vista d’occhio, tra il crollo dei muri e le speranze crollate

Il delta del Po ti fa perdere come in un labirinto dove regnano animali silenziosi,

fronde invaghite del vento. Orizzonti

che galleggiano nel nulla del cielo.

Il Tamigi notturno si perde nella pagina nera come un passo solitario