Archivio per Camargue

La côte sauvage e altri affetti

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Strade da raccontare with tags , , , , , , , , , on marzo 28, 2009 by guatantavara

Mancava il mare a Guatan Tavara.

Quiberon - La côte sauvage

Sembrava come se Kun’as non lo amasse.

On the border of a dream

“E invece il senso del mare Kun’as non lo aveva più, perché per lui, e per il resto della sua gente, la primitiva essenza del mare si era persa da tempo, come il neonato perde il liquido del ventre materno.”

Così comincia, più o meno Guatan Tavara.

E dal quel senso mancato di mare, Kun’as parte per la sua disperata ricerca di Càndor. Viaggia per ogni luogo esistente e inventato, pieno di dolori e altri affetti. Di coste selvagge dell’animo.
Senza mai potersi ritrovare nemmeno per un attimo davanti ai tramonti di isole amiche.

Isle of Palmarola #03

Fino a che…
” un inconfondibile odore fu portato improvvisamente da una brusca folata di vento. Un ricordo che sembrava cancellato per sempre si riaffacciò nella memoria di tutti. Si videro apparire di nuovo tutte le storie che cieche violenze avevano cancellato, per quell’unica forza che ora li attraeva e e si rivelava dal nulla come la loro unica salvezza. La barca superò lo scoglio. E una grande acqua blu apparve all’orizzonte, alla fine dello stretto fiordo in cui il fiume moriva.  Era il mare.”

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E così finisce, più o meno, Guatan Tavara (mi dispiace per chi non lo ha letto… se ho svelato il suo segreto più profondo… che è stato scritto per chi ama il mare e deve starne lontano!) e Kun’as può finalmente godersi di nuovo il tramonto, in una qualunque delle sue isole amiche…

Isle of Palmarola  #02

Ma prima di continuare, permettete che metta una colonna sonora che ci accompagni in questo viaggio sul mare… e chi se non Poseidone?…

Il mare è per tutti una lunga attesa, come fosse l’alta marea all’Estoril

Waiting for the High Tide

come fosse una veglia notturna, trattenendo il respiro fino all’alba.

Sunshine at the Adriatic Sea - 80214

l luoghi del mare possono essere il rifugio trasparente della barriera corallina

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protetti dal faro di Ras Mohammed

Ras Mohammed 0047

E il mare può essere bello come tutti i colori del mondo.

Blu

blu

Oro

gold

Ametista

amethyst

Cremisi e zaffiro

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Il luoghi del mare possono essere increspati per fare paura

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ma possono essere increspati per offrirsi al gioco di ragazzi

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Il luoghi del mare possono essere l’inizio del mondo

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E la fine

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Ci si può lasciar navigare sopra, come fossimo fenicotteri rosa, in volo verso il nostro altrove

Camargue F144

Camargue F168

I luoghi del mare possono essere come le spazialità di Rothko

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o come un dipinto romantico dei colori di Turner
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Le onde del mare ci riportano nei luoghi dei primi amori, e poi ci rilasciano a riva, sapendo che lì – proprio come le onde – vanno a morire, risacche di memorie mai smesse.

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I luoghi del mare, come i nostri affetti più cari, non possono che essere i luoghi dove la luna ci racconta una storia.

Dedicated To The Moon #3

E la storia del mare continua…

Vie che attraversano il tempo

Posted in I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade inventate with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 22, 2008 by guatantavara

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Ho sempre pensato ai fiumi come strade che attraversano il tempo.

Che alla sorgente partono da Gerico e alla foce arrivano a Trantor. Fin dai tempi della scuola. Quando studiare geografia era come viaggiare nel tempo. Il Tigri e l’Eufrate – sono certo che io sono nato lì, da qualche antenato lontano – che proteggevano la Mesopotamia. Il Nilo, che non immaginavo nemmeno quanto è bello davvero quando ci scivoli sopra. Tutti i nomi bellissimi e placidi dei fiumi degli angoli di mondo. Rio delle Amazzoni, Mississipi-Missouri, Omo Bottego, Orinoco, Congo. Indo, Gange e Bramaputra. Il Fiume Giallo e il Fiume Rosso. Le cantilene esotiche… Don, Dnjepr, Dnjestr. Volga e Danubio. I fiumi del Risorgimento e delle guerre, Piave, Isonzo, Tagliamento.

Ed eccoli i miei fiumi. La foce del Sangro. Dove non puoi non giocare a fare l’ombra che si muove al crepuscolo. Lanciando sassi al mondo.

I versi con cui ho aperto questo articolo sono di Cesare Pavese, uno che sapeva vedere nelle cose attorno a noi i segni che ci portiamo dentro e che sapeva scrutare l’animo umano, forse più quello degli altri che il proprio, come spesso capita anche ai comuni mortali. Le sue poesie sono piene di paesaggi, dentro i paesaggi strade, città e fiumi, dentro le strade, le città e i fiumi – anzi, come strade, città e i fiumi – ci siamo noi e le nostre anime.

E per accompagnarmi in questo viaggio sul fiume ho scelto altri tre poeti. Diversi e uguali, come al solito. Sono Holderlin, Whitman e Ungaretti. Parlano di fiumi anche loro. Proprio come fossero vie che attraversano il tempo.

Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo / e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato

L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso

Ho tirato su / le mie quattr’ossa / e me ne sono andato / come un’acrobata / sull’acqua

Mi sono accoccolato / vicino ai miei panni / sudici di guerra / e come un beduino / mi sono chinato a ricevere / il sole

Come fa a non essere un viaggio nel tempo la Moldava vista dal castello di Hradcany?

E quel ponte senza tempo sull’Hudson, a cavallo di NYC, non sembra attraversare epoche lontane?

Questo è l’Isonzo / e qui meglio / mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo

Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia

Ma quelle occulte / mani / che m’intridono / mi regalano / la rara / felicità

Ho ripassato / le epoche della mia vita

Questi sono / i miei fiumi

Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo / che mi ha visto / nascere e crescere / e ardere d’inconsapevolezza / nelle estese pianure

Questa è la Senna e in quel suo torbido / mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi / contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia / che in ognuno / mi traspare / ora ch’è notte / che la mia vita mi pare / una corolla di tenebre

Questo il mio Nilo

questa la mia Senna

Visti dall’alto i fiumi sembrano lo scheletro della terra.

Visti dai ponti sembrano libri di storia che ti scorre accanto.

Come l’uccello del bosco s’invola sopra le cime,
Si lancia sul fiume che accanto ti corre splendendo,
…… Agile e forte il ponte
……… Che di carri e d’uomini suona
Come mandato da dèi, una volta m’avvinse un incanto
Sopra quel ponte, mentre l’attraversavo,
…… E di laggiù nello sfondo dei monti
……… Malioso m’appariva il lontano,
E il giovane fiume fuggiva, ilare e fosco, alla piana
Come il cuore che oppresso dalla sua troppa bellezza,
…… Per trapassare amando
……… Nei flutti del tempo si scaglia.

Al crepuscolo assumono i colori del sogno

Visti dal basso, sembrano i luoghi delle favole.
Come il fiume sconosciuto incrociato sulla D71, nel cuore di Bretagna

Tra la marea di Mont Saint Michel e le onde selvagge di Quiberon. Dove sicuramente si nasconde qualche cavaliere di Re Artù. A trovarla , da qualche parte ci sarà anche Morgana.

O i fiumi di Camargue, che sembrano liquefarsi nella palude, attirando le fronde degli alberi come per un ultimo saluto.

Terre di dormienti, liquidi alberi!
Terre del tramonto andato – terre delle montagne dalle
vette di nebbia
Terre del vitreo scorrere della luna piena tinta di blu
Terre dello splendore e dell’oscurità che screziano
l’acqua del fiume!
Terre del limpido grigio di nuvole più vivide e più chiare
per amor mio!

Ogni fiume sembra avere un’anima, un’anima che vi scorre dentro e ci racconta del mondo che ha visto fin lì. E tutti insieme i fiumi sembrano venare il mondo.

Il fiume di Rovaniemi si chiama Kemijoki. Dall’alto ci vedi i tronchi galleggiare e toccarsi, farsi i dispetti, montandosi sopra a turno e facendo spruzzi d’acqua schioccando . Se vai loro vicino li senti parlare e raccontarsi l’uno con l’altro del bosco da cui vengono. Ti dicono dei mille laghetti che hanno superato per arrivare fin là.

Cambia colore al tramonto Kemijoki, e altri tronchi arrivano e si acquattano placidi rubando l’ultimo sole

e al mattino sembra freddo come un inverno del Nord

Il Danubio non smette mai il suo colore di piombo mentre si perde a vista d’occhio, tra il crollo dei muri e le speranze crollate

Il delta del Po ti fa perdere come in un labirinto dove regnano animali silenziosi,

fronde invaghite del vento. Orizzonti

che galleggiano nel nulla del cielo.

Il Tamigi notturno si perde nella pagina nera come un passo solitario

Le Vie di Bratislava

Posted in Europa, I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade da vedere with tags , , , , , , , , , , , , , on marzo 7, 2008 by guatantavara

 

Le vie di Bratislava sono come disegni colorati dai bambini

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Le vie di Praga sono come linee sospese tra geometrie di storia e fili di memoria

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I viali della Défense sono come soldatini sul tappeto di un non-luogo

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Le strade verso Salamanca sono dritte come solitudini

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Le vie di Cambridge sono come cigolii di biciclette nascoste dalla nebbia…

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… come scie notturne all’uscita da teatro

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Le vie dei flamant rose sono come graffiti nei cieli di Camargue

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Le Avenue di New York sono agitate e mosse come notti insonni

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Le vie del deserto sono sterminate come pensieri solitari

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Le vie di Sofia sono come fermate di tram ad aspettare il tempo

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Le statali verso i grandi laghi sono come duelli contro un nemico che non c’è

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Le strade verso il Canada sono come viaggi dentro Luna Park di cartapesta

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Le vie di Londra sono come fruscii d’autunno nel letto di due amanti

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…continua…