Archivio per Bretagna

Le strade degli amori che portano altrove

Posted in Strade inventate with tags , , , , , , , , , on maggio 17, 2009 by guatantavara

Ci sono amori imprevisti, minuscoli fiori di campo visibili a stento sul ciglio di strade che portano altrove. fioridicampo Fioriscono in luoghi inaccessibili, tra le pieghe nascoste della vita, dove mai si andrebbe a cercarli. Come le eriche selvatiche di Quiberon o Cap Frehel Cap Frehel #01 si attaccano alle coste impervie dell’anima, ricoprono la roccia dura dei cattivi pensieri e resistono a mareggiate e illusioni.
Se solo riusciamo a raggiungerli.

Ci sono amori regalati, facili e leggeri, sempre uguali. Dondolano delicati come papaveri su fragili steli, così esili da non reggere il vento della dimenticanza. #9 - ...e papaveri che strappano la vita al cemento

Si confondono controluce, sospesi tra campi di girasoli a Aigues Mortes e l’estate che sembra non finire mai. Provence 01 In autunno svaniscono, come mai esistiti.

Ci sono, al contrario, amori rubati, strappati all’abitudine, obbligati dalla fame del cuore, avide cleptomanie nella noia. Sono come tulipani bellissimi, fioriti nelle terre rubate al mare dai Polder. Che prima o poi il mare si riprenderà. 090501_073 Ci sono amori artificiali. Fiori fuori stagione, coltivati in serre domestiche, calcomanie di esoticità casalinga. Crediamo di salpare per loro verso terre avventurose, mentre ce ne stiamo al sicuro a inventare storie di carta velina.
fioriinventati Complicati origami sgualciti fino al tormento. Si perdono come versi in punta di penna, o i ricordi nel vino. sogno Perché mai noi, Salgari dell’innamoramento, la raggiungeremo davvero la serra sperduta di Boa Viagem.

C’è poi l’amore bonsai. Nato per essere libero, robusto, millenario e costretto a essere piccolo, delicato, da maneggiare con cura, tenere al riparo da venti e tormenti. Altrimenti ti muore tra le mani. Anche se è l’albero che più ami.
Io ne ho avuto uno. L’ho scovato lungo coste selvagge, rubato a terre mai emerse, avuto in dono da una serra rarissima. Abitata da un unico fiore.

Flowers on Black. Study Nr. 4

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Le strade dove nascono gli incantesimi

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Strade inventate with tags , , , , , , , , , , , , on febbraio 9, 2009 by guatantavara

Arrivare in Bretagna è come liberarsi dal peso del mondo e volare dentro una favola.
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E’ come cercare un tempo che non esiste.

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Luoghi del pensiero che vedi volteggiare nell’aria, liberi come i gabbiani irridenti a Pointe du Raz.

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La Bretagna è confondersi nei colori pastello di Cap Frehel.

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Le strade dove nascono gli incanti le vedi dall’alto della collina di Menez Hom
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si insinuano nelle anse del mare, blu come l’orizzonte, dietro Pointe de Penhir

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Nascoste nella nebbia assieme  a Mago Merlino, nella calma di Pointe de Penmarc’h

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Aspettano che salga la marea sotto Dinard

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Di fronte, misteriosa come la fortezza impenetrabile dell’anima della Dama del Lago, punta verso il cielo la guglia di Saint Malo

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Fino a perdersi a Saint-Michel. Dove si arriva da tempi contrapposti. Chi si sorprende di averla trovata, la strada dell’incantesimo, come partito da un luogo in cui tutto doveva ancora avvenire,

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dove sarebbe stato impossibile incontrarla e per questo tornato indietro, dove non si è mai stati, indietro fino a dove aveva avuto inizio la sua assenza, e più indietro ancora, fino al luogo dove sorgono gli incanti e si piegano alla volontà i pensieri, dove, spietate, prendono forma le infatuazioni.

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e chi, proiettato fin lì da un passato di amori sciupati, a riprendere un cammino interrotto,

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essere lì è come essere giunti in un luogo che ancora non esiste, dove pure si è già tante volte stati,

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là dove sfumano in nebbia le lusinghe, là dove tutto è disincanto, dove non si addomesticano più i sogni, dove le infatuazioni si liquefanno,

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e ancora più avanti, fino ad afferrare – come tanti – anche questo incontro, tagliargli le ali, metterlo in gabbia, fino a richiudersi muti a difesa di sé.

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E trovarsi lì, per quella oscura seduzione che ognuno cerca in sé e non trova in altri. Incontrarsi nell’unico luogo ammesso.

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e ritrovare Guatan Tavara più in là, dove gli incantesimi finiscono per sempre

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Vie che attraversano il tempo

Posted in I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade inventate with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 22, 2008 by guatantavara

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Ho sempre pensato ai fiumi come strade che attraversano il tempo.

Che alla sorgente partono da Gerico e alla foce arrivano a Trantor. Fin dai tempi della scuola. Quando studiare geografia era come viaggiare nel tempo. Il Tigri e l’Eufrate – sono certo che io sono nato lì, da qualche antenato lontano – che proteggevano la Mesopotamia. Il Nilo, che non immaginavo nemmeno quanto è bello davvero quando ci scivoli sopra. Tutti i nomi bellissimi e placidi dei fiumi degli angoli di mondo. Rio delle Amazzoni, Mississipi-Missouri, Omo Bottego, Orinoco, Congo. Indo, Gange e Bramaputra. Il Fiume Giallo e il Fiume Rosso. Le cantilene esotiche… Don, Dnjepr, Dnjestr. Volga e Danubio. I fiumi del Risorgimento e delle guerre, Piave, Isonzo, Tagliamento.

Ed eccoli i miei fiumi. La foce del Sangro. Dove non puoi non giocare a fare l’ombra che si muove al crepuscolo. Lanciando sassi al mondo.

I versi con cui ho aperto questo articolo sono di Cesare Pavese, uno che sapeva vedere nelle cose attorno a noi i segni che ci portiamo dentro e che sapeva scrutare l’animo umano, forse più quello degli altri che il proprio, come spesso capita anche ai comuni mortali. Le sue poesie sono piene di paesaggi, dentro i paesaggi strade, città e fiumi, dentro le strade, le città e i fiumi – anzi, come strade, città e i fiumi – ci siamo noi e le nostre anime.

E per accompagnarmi in questo viaggio sul fiume ho scelto altri tre poeti. Diversi e uguali, come al solito. Sono Holderlin, Whitman e Ungaretti. Parlano di fiumi anche loro. Proprio come fossero vie che attraversano il tempo.

Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo / e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato

L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso

Ho tirato su / le mie quattr’ossa / e me ne sono andato / come un’acrobata / sull’acqua

Mi sono accoccolato / vicino ai miei panni / sudici di guerra / e come un beduino / mi sono chinato a ricevere / il sole

Come fa a non essere un viaggio nel tempo la Moldava vista dal castello di Hradcany?

E quel ponte senza tempo sull’Hudson, a cavallo di NYC, non sembra attraversare epoche lontane?

Questo è l’Isonzo / e qui meglio / mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo

Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia

Ma quelle occulte / mani / che m’intridono / mi regalano / la rara / felicità

Ho ripassato / le epoche della mia vita

Questi sono / i miei fiumi

Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo / che mi ha visto / nascere e crescere / e ardere d’inconsapevolezza / nelle estese pianure

Questa è la Senna e in quel suo torbido / mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi / contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia / che in ognuno / mi traspare / ora ch’è notte / che la mia vita mi pare / una corolla di tenebre

Questo il mio Nilo

questa la mia Senna

Visti dall’alto i fiumi sembrano lo scheletro della terra.

Visti dai ponti sembrano libri di storia che ti scorre accanto.

Come l’uccello del bosco s’invola sopra le cime,
Si lancia sul fiume che accanto ti corre splendendo,
…… Agile e forte il ponte
……… Che di carri e d’uomini suona
Come mandato da dèi, una volta m’avvinse un incanto
Sopra quel ponte, mentre l’attraversavo,
…… E di laggiù nello sfondo dei monti
……… Malioso m’appariva il lontano,
E il giovane fiume fuggiva, ilare e fosco, alla piana
Come il cuore che oppresso dalla sua troppa bellezza,
…… Per trapassare amando
……… Nei flutti del tempo si scaglia.

Al crepuscolo assumono i colori del sogno

Visti dal basso, sembrano i luoghi delle favole.
Come il fiume sconosciuto incrociato sulla D71, nel cuore di Bretagna

Tra la marea di Mont Saint Michel e le onde selvagge di Quiberon. Dove sicuramente si nasconde qualche cavaliere di Re Artù. A trovarla , da qualche parte ci sarà anche Morgana.

O i fiumi di Camargue, che sembrano liquefarsi nella palude, attirando le fronde degli alberi come per un ultimo saluto.

Terre di dormienti, liquidi alberi!
Terre del tramonto andato – terre delle montagne dalle
vette di nebbia
Terre del vitreo scorrere della luna piena tinta di blu
Terre dello splendore e dell’oscurità che screziano
l’acqua del fiume!
Terre del limpido grigio di nuvole più vivide e più chiare
per amor mio!

Ogni fiume sembra avere un’anima, un’anima che vi scorre dentro e ci racconta del mondo che ha visto fin lì. E tutti insieme i fiumi sembrano venare il mondo.

Il fiume di Rovaniemi si chiama Kemijoki. Dall’alto ci vedi i tronchi galleggiare e toccarsi, farsi i dispetti, montandosi sopra a turno e facendo spruzzi d’acqua schioccando . Se vai loro vicino li senti parlare e raccontarsi l’uno con l’altro del bosco da cui vengono. Ti dicono dei mille laghetti che hanno superato per arrivare fin là.

Cambia colore al tramonto Kemijoki, e altri tronchi arrivano e si acquattano placidi rubando l’ultimo sole

e al mattino sembra freddo come un inverno del Nord

Il Danubio non smette mai il suo colore di piombo mentre si perde a vista d’occhio, tra il crollo dei muri e le speranze crollate

Il delta del Po ti fa perdere come in un labirinto dove regnano animali silenziosi,

fronde invaghite del vento. Orizzonti

che galleggiano nel nulla del cielo.

Il Tamigi notturno si perde nella pagina nera come un passo solitario