Lungo le strade dei Guanci – Capitolo 5 – Fuerteventura, calma e furore

Posted in Europa, I nostri viaggi, Le nostre strade with tags , , , , , on ottobre 14, 2011 by guatantavara

Fuerteventura è il quinto capitolo del mio viaggio alle Canarie. Anche in questo caso, come per El Teide, non ci sono fotografie che possano rendere davvero l’idea dei luoghi. E’ solo dopo che ci si è fatti tormentare dal vento, aver calpestato le immense distese di spiagge e deserti (che a volte si confondono) o girovagato per le tortuose strade interne che si può capire – una volta davanti alle immagini, ai colori indicibile dell’Atlantico – cosa davvero abbiamo visto.

Capitolo 5 – Fuerteventura, calma e furore

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#1): Unspeakable levels of blue

Il racconto di questo viaggio è solo un lungo filo che si muove sul crinale dello sguardo, in bilico tra memoria e immaginazione. E ci fa riscoprire mondi inesplorati, come messaggi subliminali, inavvertitamente raccolti lungo la strada.

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#2): Marine trophies

Alla Punta de Jandia trovi i cimeli del mare attaccati alle baracche, trofei che dopo giorni e giorni di abbandono al mare riporti a terra. Vincitore o sconfitto non importa, basta averlo sfidato il mare, avergli rubato i colori indicibili e restituirli alla tera arida e polverosa.
Come può tanto colore sfinirsi così nella desolazione delle montagne?

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#3): Lilliput and Blefuscu

Puerto de la Cruz non esiste. Se lo inventa il viaggiatore perché il mare là sotto è troppo grande e troppo selvaggio per non cercare un riparo tra la calma delle piccole case bianche.
Sembra Lilliput, paese in miniatura appoggiato sulle pietre arrotondate dal mare.
Puerto de la Cruz esiste solo per dividere il mondo in due, di qua il silenzio della baia, di là l’urlo delle onde, di qua la vita dolce e rumorosa solo del pallone calciato dal bimbo, di là il frastuono di un’epoca che non riconosco come mia.
Eppure, anche se non esiste, Puerto de la Cruz sta lì, sulla punta estrema di un’isola estrema, dentro un mare estremo, che solo chi ha il coraggio di non guardarsi indietro può scoprire

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#4): Scenes of daily Ocean

Sono le scene di quotidiano oceano quelle che ti rimangono più impresse di Puerto de la Cruz. Panni stesi al sole che sventolano come bandiere di vita, sorvegliati dal faro guardiano della Punta de Jandia, arbitro delle onde che si rincorrono spruzzando gocce di sale sulla pelle. Come sempre il rumore della natura si mischia al silenzio dei corpi. Scene di piccoli elementi da ricomporre nella memoria, per ritrovarsi.

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#5): The Little Mermaid

E’ semplicemente l’oceano, quello che viene incontro al viaggiatore alla Punta de Jandìa. Con le sue onde bianche lo raggiunge ovunque egli sia, provenendo dal centro sconosciuto del mondo, laggù dove in un tempo passato c’era Atlantide. Vanno a scontrarsi, le onde bianche, con la spiaggia nera, lava scesa lentamente fin lì da qualche vulcano scomparso, sbriciolata, allisciata e corrosa dal vento e dal mare e ora rimasta a formare cerchi concentrici di colore come quelli disegnati da un sasso lanciato nell’acqua

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#6): Simply Ocean

Il viaggiatore è infinitamente piccolo, sperduto dentro la Costa de sotavento, così come la spiaggia attorno è inifinitamente grande. Camminarci è come stare su un foglio di carta, dove i passi sono la scrittura della memoria. Tracciano segni che si intrecciato tra loro come le vie dei canti dell’altra parte del mondo. Perché in fondo non c’è nel mondo una parte o l’altra, ma solo le piste del sogno, Messe insieme formano un unico labirinto di ricordi, infinitamente piccolo per il mondo, infinitamente grande per noi

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#7): Infinitely small as well as infinitely large

Chissà perché in certi posti non si può non sentirsi legati per sempre a chi li vive con noi. Sono i posti in cui impariamo a condividere quello che sentiamo, dove capiamo che il vento, il rumore del mare, quello che la marea lascia ai nostri piedi, non sono lì per noi soli, né per noi “da soli”, e anche se lo siamo davvero da soli, sappiamo che esserci in quel preciso momento e in quel preciso punto del mondo, sarà esserci stato per sempre e ovunque.
Così è alla Costa de sotavento a Fuerteventura

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#8): how can't I tell you that I love you?

Cammina e cammina si arriva dove nasce il vento, dove lo sfinimento diventa gioia.

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#9): marching towards the wind

Dove ci si sente come quel piccolo granello di sabbia, eppure si sfida il mare.

Chapter 5 - Fuerteventura, the calm and the wildness (#10): Walkabout

Lungo le strade dei Guanci – Capitolo 4 – Il lato verde di La Gomera

Posted in Europa, I nostri viaggi, Le nostre strade with tags , , , , on ottobre 5, 2011 by guatantavara

L’altra faccia di La Gomera non è riempita dai colori delle case, ma dai colori della natura. Da uno stesso punto, El Mirador de Tajaquè, si vede tutto quello che la natura ha regalato al mondo.

Capitolo 4 – Il lato verde di La Gomera

Chapter 4 - The green side of La Gomera (#1): Water, Air, Fire, Earth

All’orizzonte, verso Nord, Tenerife e il fuoco di El Teide, poco sotto, l’addensarsi del segno d’aria delle nuvole tra cielo e mare, compone uno strato di prato bianco, dove scorazzano gli angeli e le anime salve. Più sotto ancora, segno d’acqua azzurro più del cielo, l’Atlantico regala increspature bianche, che sembrano scritte da qualche balenottero sopra la lavagna del mare, e infine, dove sei tu, il segno di terra delle colline – che si litigano il verde e il rosso – completa il giro della vita. Regalando allo sguardo l’altra faccia di La Gomera

Chapter 4 - The green side of La Gomera (#2): Life-rings

Ci sono linee sui campi di La Gomera che sembrano gli anelli di vita degli alberi, tracce del tempo che rimangono disegnate sulla terra a ricordarci – se mai lo avessimo scordato – a cosa serve la vita. A come passano le stagioni lasciandoci i colori del sole e della pioggia, i segni del vento e del mare. E ci accompagnano lungo strade che non dimenticheremo

Chapter 4 - The green side of La Gomera (#3): Close to Heaven

Ci sono vallate, tra le strade tortuose di La Gomera, che appaiono improvvise come Paradisi allo sguardo delle anime fragili. Sono miraggi appena sospesi tra le nuvole basse che il vento porta ogni giorno dal Sahara, lasciandole lì, a protezione delle gradazioni infinite di verde dei prati e delle scure macchie dei monti, dai manti rugosi come pelle di lucertola. Sembrano draghi addormentati sulle onde del mare.

Chapter 4 - The green side of La Gomera (#4): Blue "Highways"

Le strade blu di La Gomera appaiono come le strade dei cartoni animati, quelle disegnate per i bambini, che salgono sulla montagna dove abitano i maghi e le fate. Zigzagando e sparendo dietro il monte dove nessuno sa cosa c’è

Chapter 4 - The green side of La Gomera (#5): ...and below us a sea of ​​clouds

Sotto di noi un mare di nuvole, a nascondere la punta dei monti alla vista, mentre il verde del Mirador de Tajaquè forma un altro mare, fatto di tutte le note di verde che la natura sa. Di fronte, dall’altra parte del mare, l’isola di Tenerife offre il cratere del Teide, protetto dal suo manto di nuvole che non si staccano mai. E l’azzurro in lontananza sembra venuto per mostrarci come sarebbe il paradiso

Lungo le strade dei Guanci – Capitolo 3 – La Gomera

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Le nostre strade with tags , , , on settembre 25, 2011 by guatantavara

Lasciando Tenerife per La Gomera, si naviga nell’argento vivo del tramonto atlantico luce sparata che trovi verso ovest, quasi senza colore, come se i colori li avesse rubati tutti La Gomera, l’isola dei colori.

Along the roads of the Guanches - Interlude - Sailing towards La Gomera

Capitolo 3 – La Gomera, l’isola dei colori

L’intreccio che trovi nel fondo della stiva, nella breve traversata, ti preanuncia un cammino tortuoso e vivo, sbiadito solo all’apparenza, in realtà abbagliante come i muri dei piccoli paesini o i Mirador di sogno che ti regalano scorci di Genesi, intrecci di vita, da qualunque parte presa. Come una corda attorcigliata nella stiva, sul fondo della nave

Chapter 3 -La Gomera, Isle of colors (#1): Weaving the life

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#2): Convent of Santo Domingo de Guzmàn

Arrivare a La Gomera è come fare un salto di secoli all’indietro, tornare all’epoca dei Guanci, ritrovarsi tra draghi del colore dell’erba scura e colori impossibili di un mondo senza ozono, quasi che la luce arrivasse direttamente dal cosmo puro. E restare in sospeso tra città desertiche e foreste tropicali, a metà strada tra il Messico e l’Arabia. Forse proprio sopra Atlantide

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#3): Window and colors

I colori stanno a La Gomera come la primavera alla vita e ti accompagnano in una giostra piena di sorprese, anfratti delle streghe, casette di marzapane per Hansel e Gretel di passaggio, sassolini a forma di ricordo che Pollicino lascia lungo il cammino per quando, tornato a casa, pensa che se partire è un po’ morire, tornare è sempre rinascere nel fondo della stessa memoria. Raccolta in ogni La Gomera che si incontra lungo le strade dei Guanci

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#4): Doors and colors

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#5): Walls and colors

La Gomera sembra un lunapark di luoghi inventati, cantieri in cui si costruiscono sogni colorati, rovine pronte a essere rimesse in piedi senza perdere nemmeno un tono di colore, perché sotto ogni colore se ne nasconde un altro, scatole cinesi in cui vengono imprigionati i colori, rubando il turchese al cielo e il marrone alla terra

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#6): Ruins and colors

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#7): Lines and colors

Confusi tra linee e altre geometrie, i colori di La Gomera giocano a nascondersi nell’ombra o sbucare dal sole all’improvviso. Ogni segno racconta col colore la sua piccola storia, screpolature di muri offesi dall’aria salmastra, ringhiere coraggiose a protezione delle ombre, porte di carta assorbente, che succhia il colore dei riflessi attorno.

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#8): House and colors

Le case a La Gomera sono fatte di mattoncini e marzapane, messe una sopra l’altra come dolciumi sulle bancarelle. Viste da lontano danno l’idea di paesi in miniatura, viste da vicino, sembrano disegnate sul cartone di una quinta teatrale. E quando lasci con la nave La Gomera, ti resta fino all’ultimo lo sguardo attratto dalle case. Fino a che non ne resta solo il colore in lontananza

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#9):  Houses and colors

Chapter 3 - La Gomera, Isle of colors (#10): Last glance to the Isle of colors

Lungo le strade dei Guanci – Capitolo 2 – El Médano

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Le nostre strade with tags , , , , , , on settembre 15, 2011 by guatantavara

El Médano è il posto del vento forte. El Médano vuol dire duna di sabbia ma quello che resta nella memoria non è la spiaggia ma lo spumeggiare delle onde, racchiuso nella baia come un anello prezioso di opale, a contrasto con la terra scura della Montaña Roja.

Capitolo 2 – El Médano, il posto del vento forte

Along the roads of the Guanches - Chapter 2 - El Médano (#1): The place of the strong wind

L’andirivieni verso riva delle creste bianche racconta del mare quello che la lava fa dei Vulcani attorno, quasi a voler dire al viaggiatore, non ti curare del forte vento, così come del sole che brucia la roccia,

Chapter 2 - El Médano (#2): The place of the strong wind

perché se ti siedi a riva è grazie al vento che ti porto in dote il segreto dell’oceano e, onda innamorata, ti vengo a morire tra i piedi, per poi dai tuoi piedi rinascere e andar via per sempre.

Chapter 2 - El Médano (#3): Hard work, curiosity and culture

Chapter 2 - El Médano (#4): When I grow up

Poco dietro le dune, subito a ridosso del mare, quasi a voler rappresentare la calma circondata dal caos, protetto dalla macchia atlantica, vigilato dalla Montaña Roja, depredato da minuscoli uccelli migratori, un sogno d’acqua a forma di lago offre allo sguardo un riposo dal mare e alla pelle un riparo dal vento.

Chapter 2 - El Médano (#5): Montaña Roja

Siamo dentro una Reserva Natural Especial ed è tutto un susseguirsi di desolazione e forza, memoria di un mondo puro ormai scordato e l’insistente ricordo dell’oceano che le onde offrono da lì dietro, appena oltre le dune. A due passi dalla quiete inventata del lago a forma di sogno.

Eccole di nuovo, le onde di El Médano.

Chapter 2 - El Médano (#6): The caress of the sea

Tormentano la scogliera e accarezzano la spiaggia, scherzando con i gabbiani e mescolando tutti i toni blu del mare come una tavolozza impazzita. Anche solo a sentirle, le onde dell’oceano, le riconosci a una a una e sai con che forza verranno a sbatterti contro. Ma non riesci nemmeno a spostarti e resti lì ad aspettarle. Amori sempre fedeli

A scoprirle a una a una e a rimetterle insieme sulla tavolozza impazzita, le gradazioni del mare sembrano arcobaleni d’acqua.

Chapter 2 - El Médano (#7): All shades of the Ocean

Sono strati di sogno che accompagnano il viaggio, come desideri di bimbi davanti alle bancarelle di dolciumi: creme caramellate, tamarindi, anici, mente, croccantini, zuccheri filati che ruberesti e nasconderesti nel posto più segreto del mondo. Magari nel posto del vento forte.

O nel blu dipinto di blu.

Chapter 2 - El Médano (#8): In the blue, painted blue, AKA "Volare"

Il blu cantato è il cielo, ma il mare di El Médano se lo mangia il cielo e – seguace della sinistra hegeliana – diventa ciò che mangia, diventa blu, come un dipinto di blu della stessa tavolozza impazzita di tutte le altre sfumature del mare. E si vola nel mare di El Médano, si vola in alto, verso il blu del cielo e si cade giù, dentro il blu del mare, novelli Icari troppo vicini al sole e schiavi del vento

Basta girare lo sguardo dalla spiaggia di El Médano verso l’entroterra e ci si ritrova sull’altra faccia della luna.

Chapter 2 - El Médano (#9): The dark side of the beach

Quel che resta del mare è il suono, ma tutti i suoi colori sembrano spariti, per lasciare il posto all’incantesimo dell’inospitale, lungo pianure arcobaleno che nascono dalla terra color caldo fuoco e si perdono nell’orizzonte color freddo azzurro. Territorio di un altro mondo, sconosciuto persino al sogno.

Chapter 2 - El Médano (#10): Leaving the place of the strong wind

Lasciando El Médano resta per giorni il vento sulla pelle, il suono delle onde nelle orecchie, i colori del mare nello sguardo, qualcosa di imperscrutabile nella memoria, forse la vista della baia dalla Montaña Roja, forse solo il ricordo dei passi sulla riva. Con la certezza di stare per scoprire altre meraviglie…

Lungo le strade dei Guanci – Capitolo 1 – El Teide

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Le nostre strade with tags , , , , on settembre 2, 2011 by guatantavara

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#1): El Teide

Da qui inizia il mio lungo racconto lungo le strade del popolo dei Guanci. “Qui” sarebbe lo Llano de Ucanca, da dove, meglio che da qualunque altra parte del mondo, si vede El Teide, il vulcano di Tenerife. Là, dove forse un giorno c’era Atlantide.

Farò del mio meglio, ma per una volta sono sicuro che nessuna immagine potrà raccontare davvero quei luoghi, e solo standoci dentro la piana di Ucanca, solo alzando lo sguardo verso il Teide, solo camminando nel deserto lasciato dall’ultima eruzione, si potrebbe capire davvero che posto è.

E non ci sarà solo deserto e arsità lungo la strada dei Guanci. Ci saranno paesi, mare, piante, animali e genti. E ci saranno strade, tante strade, perdute nel nulla di un mondo che racchiude tutto, perfetta prosecuzione di Guatan Tavara, la strada che porta altrove, la strada che nasce alla fine del tempo e muore dove il tempo inizia. La strada che va in nessun luogo e in tutti i luoghi del mondo.

Buon viaggio a chi lo volesse fare con me.

Capitolo 1 – Verso e dentro El Teide

La TF21 si insinua nel ventre di Cañada Blanca dritta come la lama del vento nel cuore di un fuggiasco. Sembra andare verso l’infinito e vedi le automobili lontane muoversi lente come lumache e non arrivare mai, ferme lì per interi minuti come catturate dalle Roques de Garcìa

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#2): Cañada Blanca

A Siete Cañada sembra di essere in un altro mondo. Sarà per le alte Tajinaste, che sembrano essere lì per pettinare i cespugli scompigliati dal vento, sarà per la nera lava lasciata dal vulcano come terra inospitale eppure piena di vita estrema, sarà per come si offre al viaggiatore la nullità infinita dello spazio, che trasmette allo sguardo, all’animo e al cuore la calma del mondo, come solo un posto sperduto nel cosmo può dare.

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#3): Walking on another World

Proprio alle pendici del Teide, c’è un sentiero che si lascia salire, dolce e faticoso come la riscoperta di un sè nella memoria. E lo si fa salendo verso un dove sconosciuto, a piccoli passi, verso dove nessun altro occhio, oltre quello dell’anima può vederti, dove nessun respiro oltre quello del pensiero può sentirti, dove solo un battito d’ali lontano, può inseguire quello impazzito dalla fatica del cuore

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#4): Going up in small steps towards an unknown where

Come ogni deserto, il deserto del Teide regala forme e colori che sembrano uscire da sogni incantati di calma. E’ uno spicco di sabbia, che chissà quale vergine del vulcano (poi lo sapremo) ha strappato alla lava, lasciandola ondeggiare nel tempo, attorniana da roccia nera e durissima, appena ferita da massi pungenti che sporgono qua e là, come piccoli peccati irriverenti, tra il manto candido della sabbia.

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#5): Minas de San José

Dalla cima del Teide non si può altro che sentirsi in un qualche altrove del mondo. Sotto tutto è così piccolo e sperduto alla vista e al contatto che si ha quasi paura a tornarci, laggiù, perché non sembra appartenere alla stessa terra dalla quale si è saliti, Perfino la lunga strada tortuosa che si fa per salire e che si inoltra sinuosa come fosse una minuscola vena nelle pieghe della pelle sembra perdersi in qualche mondo sconosciuto e mai più ritornare.

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#6): From the top of the volcano

E’ dritta come una lama, la TF21, per lunghi tratti sembra non accadere nulla, e poi, d’improvviso, non si sa più da dove si viene e dove si va, persi nella s-memoria delle cose e delle parole, ed è come ci si immagina sia l’eternità, annullamento del tempo senza nemmeno una curva.Allora è bello fermarsi, aspettare sul ciglio, nel silenzio che comincia da chissà quanto lontano, il susseguirsi delle auto, anime migranti che bussano alle porte dell’infinito

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#7): Like a blade that plows the land

Ci sono sfumature, sotto al Teide, che nessun altro luogo del mondo possiede, disegni di terre anziane e rugate e lingue di rocce lisce quasi fossero pelli glabre, cespugli dorati e macchie di verde che si alternano come pedine di una partita a dama. E la strada laggiù, fedele compagna del ricordo lasciato dal lento tracimare a valle della lava

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#8): Directly from another planet

Lasciata la vetta del Teide, la discesa riporta in un mondo popolato di rocce, tortuose come i pensieri del viaggiatore. Arrivati all’altezza del Parador si resta appesi tra la l’austerità dello sperone di roccia detto la Cattedrale e la magia
di Roque Cinchado, eroso alla base dal vento dei rimorsi di chi sta andando via, rubandone con lo sguardo un pezzetto alla volta, e che sembra sorreggere El Teide e allo stesso ergersi e muoversi verso il cratere come il mulinello di un ciclone che gira al contrario.

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#9): Roque Cinchado

Non si fa in tempo a lasciare El Teide come un ricordo, che il mare comincia a reclamare il suo posto nell’anima del viandante. Ma prima di lasciarsi intravvedere, il mare di Tenerife mostra il suo piccolo antico segreto. Atlantide è laggù, visibile solo dai cuori puri, per un solo momento, in un solo attimo del giorno, quando non è né giorno né notte e poi scompare, lasciando spazio alle onde bianche dell’oceano, che ha generato essa stessa col suo pianto di isola abbandonata nell’eterno e pellegrina nell’infinito

Along the roads of the Guanches - Chapter 1 - Tenerife (#10): For a moment I saw Atlantis

…e ci fermammo per scattare

Posted in Senza categoria on giugno 11, 2011 by guatantavara




"…e ci fermammo per scattare"

Inserito originariamente da stedef (only a hobo)

Il 24 giugno alle 18, a Siena, nella Contrada del Leocorno, nei locali in Piazzetta Virgilio Grassi ci sarà l’inaugurazione della mostra fotografica collettiva, in cui partecipo con altri 3 fotografi, Riccardo “Totoro88” Granaroli, Stefano “.S.t.E.f.A.n.O.n.E.” Messori e Federico Soffici.
La mostra sarà in quei locali fino a domenica 26 giugno.

Un grazie particolare va agli amici della Contrada del Leocorno che ci ospitano nei loro locali ed a Graziella “Marescialla” Soffici con il cui solo impegno è stato possibile realizzare questa mostra ed a tenere unito questo gruppo di amici.

La via dei fiori viventi (華道). Omaggio Zen all’Ikebana

Posted in Le nostre strade, Strade inventate with tags , , , , , , , , on maggio 30, 2011 by guatantavara

Il fuoco non aspetta il sole per essere caldo,
Né il vento la luna, per essere fresco

da Zenrin Kushu (1)

Ikebana (生け花) è l’arte dei fiori recisi.

Ikebana vuol dire letteralmente “fiori viventi”, e può essere anche indicata con l’antico termine giapponese Kadō (華道), “via dei fiori”, vale a dire il cammino di elevazione spirituale secondo principi Zen.

L’inizio della più antica poesia zen dice:

La perfetta Via è priva di difficoltà,
salvo che evita di preferire e di scegliere.

Solo quando siete liberi da odio e da amore
Essa si svela in tutta la sua chiarezza.

Una distinzione sottile come un capello
E cielo e terra sono separati!

Se volete raggiungere la perfetta verità,
Non preoccupatevi del giusto e dell’ingiusto.

Il dissidio tra giusto e ingiusto
E’ la malattia della mente.

Era un primo principio nel taoismo che…

Al mondo tutti sanno il bello che è bello
e per contrapposto il brutto

tutti sanno il bene è che bene
e per contrapposto il male

perciò essere o non essere si producono (a vicenda)
il difficile e il facile si completano (a vicenda)
il lungo e il corto si caratterizzano (a vicenda)
l’alto e il basso si differenziano (a vicenda)
il suono e il tono si accordano (a vicenda)

Un’altra poesia Zen dice

La gloria del mattino che risplende per un’ora
Non differisce in sostanza dal pino gigante,
Che vive mille anni.

Nel paesaggio di primavera non v’è né alto né basso;
I rami fioriti crescono naturalmente, alcuni lunghi, altri corti.

Scorgere il sole in mezzo alla pioggia;
Attingere acqua dal centro del fuoco.

I fiori muoiono quando ci rattrista perderli;
Le male erbe spuntano quando ci rattrista vederle crescere

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Quasi tutte le citazioni di questo post sono tratte da La via dello Zen (The Way of Zen) di Alan W. Watts, libro che lessi a vent’anni e che ho tenuto per anni lì, in vista nella libreria ideale dell’anima, ma da parte, per poterlo rileggere ora. Al momento giusto.

(1) Zenrin Kushu è un’antologia di poesie zen del XV secolo