Archive for the Strade interrotte Category

Strade che non esistono più

Posted in Strade interrotte with tags , , , , , , on aprile 9, 2009 by guatantavara

A questo paese che sta scomparendo.

The Dead City #3

A queste città morte che lasciano l’affanno di silenzi insopportabili

The Dead City #1

A questo paese inghiottito qua e là da frane e terremoti che durano millenni

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ma ancor più sventrato dall’incuria

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irriso dai potenti

The Dead City #2

sciupato dalla furbizia dei pochi

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che diventa l’idiozia dei tanti

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svenduto come terra di nessuno

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che tracima, esonda, crolla, trema, espia colpe non sue

The day after #3

A questo paese che non esiste più,

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che sembra un quadro appeso nella stanza degli orrori

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A questo paese offeso portano strade che non esistono più e ci restano dentro. Come pensieri interrotti

Via della Scala

Posted in Piccoli ricordi di strada, Strade da cantare, Strade interrotte with tags , on settembre 19, 2008 by guatantavara

Mi suona strano pensare che non la canterai più.
A me che cantandola mi faceva stare di quella tristezza felice che ero un po’ triste e un po’ felice.
Un po’ come Michel di Lolli, sarà un caso che si parla di amicizia, ricordi e sogni? Sarà un caso che si parla di strade interrotte?
Che ti arrivi il mio ciao mentre la canti agli angeli (o ai diavoli?)

Le vacanze di Guatan Tavara

Posted in Strade interrotte on agosto 6, 2008 by guatantavara

Come tutte le strade del mondo anche Guatan Tavara d’estate va in vacanza. Sdrucciolevole per le troppe insidie del maltempo invernale, ancora convalescente delle ferite dei cantieri per i rattoppi alla vita, stanca dei rumori, delle offese di scarichi disumani e cattiverie umane, calpestata da pneumatici barbari, in attesa di essere rivoltata come un petalino in autunno, quando i lavori per ripristinare la vecchia strada di sanpietrini saranno assai dolorosi, più del trapano del dentista, Guatan Tavara si prende il suo meritato riposo. Non fate caso alle transenne, alle buche, agli ammassi di calcinacci e pezzi di asfalto rivoltati sul bordo, ai brandelli di memorie dispersi lungo la via, alle tracce del passato che non ritorna, agli intrecci di vite che si incontrano e si perdono.

Non credete a chi vi dice che verrà chiusa, trasformata in autostrada, resa impraticabile da eterni lavori in corso.

Guatan Tavara sarà sempre la vostra unica strada.

E per voi non chiude mai… resta sempre aperta la deviazione sulle Strade di Marguerite su cui lasciare le vostre tracce, come pietre miliari nelle strade dell’anima…

Il viaggiatore

Posted in Strade da leggere, Strade interrotte with tags , , , on luglio 6, 2008 by guatantavara

In questo Blog si parla spesso di viaggi. Di viaggi veri, che restano nei nostri ricordi per sempre, e di viaggi inventati, che albergano solo nei nostri pensieri, solitari ed effimeri.
Quanto più sono nitide le strade dei primi, tanto più sono confuse quelle dei viaggi inventati. 
Così a volte, i primi continuano ad essere vivi, senza concludersi mai, mentre i secondi si interrompono anzitempo, incompiuti, e si perdono tra le tracce del nulla.

Stig Dagerman li ha interrotti tutti e due i suoi viaggi. Volontariemente e anzitempo. Lasciandoci uno scritto così amaro che di più sarebbe impossibile pensare.

E ce lo fa sentire così vicino questo epitaffio, che quasi lo lasceremmo volentieri sul nostro cammino. Lungo le tante strade intraprese e interrotte per un nonnulla o una delusione. Lo lasceremmo nei cuori di incontri fugaci, in occhi mai più ritrovati, nell’album di foto sbiadite. Persino sulla scrivania dei nostri uffici.

Funeral Train

Posted in Strade da raccontare, Strade interrotte with tags , , , , , on giugno 16, 2008 by guatantavara

E’ raro che una fotografia ancora mi emozioni. Ne ho viste così tante, me le sono studiate tante e così a lungo che ho perso quasi il gusto di dire… che bella foto! Che ci trovo, oltre al fatto che è bella di per sé, che mi emoziona?

Allo stesso modo, dovessi dire che tipo di foto mi piace fare, qual è la mia strada di fotografo avrei non poche difficoltà. Mi sembra così naturale fare quello che Andreas Feininger chiamava “vedere fotograficamente” che tutto diventa fotografia potenziale (anche se poi mi esce una schifezza).

Così oggi sono qui a parlarvi di fotografie che mi hanno emozionato. Sono le foto del viaggio del treno che portava il feretro di Bob Kennedy dalla Penn Station di New York alla Union Station di Washington, solo 328 chilometri d’America, ma milioni e milioni di chilometri di animo umano. La raccolta si chiama RFK Funeral Train ed è di Paul Fusco. Ci sono dentro tutti i temi cari a questo blog: la strada vera e quella metaforica, il treno, il tempo, la memoria. Ecco, mi direi da solo, quando le farai mai foto così tu…

Non saprei che tag dare a questo post, se non tutti i tag che ho già dato, non saprei in quale categoria metterlo se non in tutte quelle che ho pensato di costruire qui dentro. Memoria, tempo, viaggio, strade interrotte, strade inventate, piccoli ricordi di strada, strade da raccontare.

Ve le lascio allora senza altri commenti. Come si dice nelle migliori tradizioni… sono foto che parlano da sole, anche se una per me parla più delle altre… ma anche questa è bellissima…. e perché questa?

Fermatemi….

Le strade che ti restano dentro

Posted in Strade interrotte with tags on giugno 7, 2008 by guatantavara

Nessuno poteva toccare i pennarelli di Ninuzzo. Meno che mai i suoi fogli, tenuti ordinati come solo lui sapeva fare. Diventava una furia, scalciando e mordendo chiunque ci provava. Disegnava spesso, specialmente la sera, concentrato e silenzioso come solo lui sapeva essere in quei momenti, reclinando ritmicamente la testa, quasi volesse seguire le strade piene di curve che tracciava sul foglio. Silenzioso lo era spesso, Ninuzzo, anche se mamma Gigliola gli parlava di continuo e sempre, nel farlo, gli accarezzava la testa, come a calmare i pensieri che – ne era certa – correvano impazziti lungo le strade che si portava dentro. Quando Ninuzzo parlava un brivido le percorreva la pelle, le si incuneava dentro a forma di dolore, fino a lancinarle il cuore, a scalfirle tutte le speranze che aveva, come la goccia fa con la pietra. Parlava quel bimbo speciale un gergo speciale, fatto di sole vocali, declinate a tal punto che esprimeva distintamente se aveva fame o sete, i suoi dolori e le sue gioie; cantilenava le frasi di sole oa, dondolandosi in avanti e indietro. Quando venivano i cuginetti a trovarlo, le vocali di Ninuzzo si mettevano a correre per casa con lui, impazzite di felicità, nel mostrare i disegni pieni di curve e ghirigori.
I pochi momenti in cui tutti e tre, Ninuzzo, mamma Gigliola, papà Felicino, erano felici, assomigliando a una famiglia normale, era quando salivano in auto e cominciavano a girare attorno al paese, lungo le strade di campagna, piene di curve e saliscendi e rettilinei protetti dal bosco. Ninuzzo si metteva al finestrino e guardava di fuori e spesso si metteva in ginocchio sui sedili a guardare dal vetro di dietro la strada che correva via. Pensava che la lingua d’asfalto uscisse da sotto di loro, e saltava sul sedile felice, liberando la strada da dentro di sé, e restituendola al mondo. E invece lui se le portava dentro le strade della vita, e dentro gli sarebbero rimaste per sempre.
Felicino guidava per ore, instancabile, pensando a dove lo avrebbe portato quella strada che aveva davanti. A volte, pensava anche a se stesso e Gigliola invecchiati, e Ninuzzo rinchiuso in qualche centro per malati di autismo. Lo fece per anni quel pensiero, sempre nello stesso punto, una curva sotto la montagna, all’uscita dalla galleria, e un giorno, quando invecchiato lo era davvero, non di età ma di dolore, la sbagliò quella curva. La macchina prese diritto il dirupo e si fermò solo dopo infinite giravolte, frantumandosi in mille pezzi. Restò un ammasso di rottami e una famiglia distrutta. Nessuno seppe mai cosa fosse successo.
Quel giorno Ninuzzo aveva portato i disegni delle sue strade con sé.