Archive for the Strade in versi Category

Anime migranti

Posted in Strade in versi, Strade inventate with tags , , , on ottobre 6, 2008 by guatantavara

Ci sono bellezze che oscurano anche la mia ineguagliabile vanità.
Versi davanti ai quali, come posto davanti al bivio fra trapassati futuri e futuri stra-passati, non riesco nemmeno a decidere se vorrei averli scritti io o dedicarli al volo silenzioso delle anime migranti.
Come fossimo alzavole che disseminano di nonnulla le strade di continue migrazioni, rari alberi, ciuffi d’ombra nel deserto, isole su cui fermarsi a riposare nel loro viaggio interminabile, fino alla scogliera selvaggia su cui, tra mille, cercano il ricordo dell’anno prima e ne riescono ad amare persino l’assenza.

Insomma, ecco, la strada più bella può essere piena di vive inesistenze… quindi rifatevi della bocca amara, del sangue amaro, delle amarezze e di tutto quanto avete di amaro (tranne la cioccolata) con questo Montale…

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

Io vado avanti quanto è lungo il sempre

Posted in Strade in versi with tags , on maggio 16, 2008 by guatantavara

I advance for as long as forever is

Mi hanno sempre affascinato i versi di Dylan Thomas. Ci trovo una magica mescolanza di simbolismo e underground. Ci sento una poesia che non nasce dal cuore, e nemmeno dalla mente, ma dall’ancora più profondo.

Si potrebbe dire, parafrasando Pascal… la mente ha follie che la follia non conosce…

Sarà perché sento i suoi versi sempre in cammino, ma sempre a metà strada del viaggio.
Anche se parla raramente di strade, sulla strada Dylan Thomas c’è sempre, come quando dice…

Ventiquattro anni mi rammentano le lacrime degli occhi.
[…]
Nell’arco della porta naturale stavo accosciato come un sarto
A cucirmi il sudario per il viaggio
[…]
Verso la meta conclusiva, la città elementare,
Io vado avanti quanto è lungo il sempre.

…versi che detti in originale suonano ancora più belli.

Twenty-four years remind the tears of my eyes.
(Bury the dead for fear that walk to the grave in labour.)
In the groin of the natural doorway I crouched like a tailor
Sewing a shroud for a journey
By the light of the meat-eating sun.
Dressed to die, the sensual strut begun,
With my red veins full of money,
In the final direction of the elementary town
I advance for as long as forever is.

Chissà perché non mi fa pensare tanto a Bob Dylan (ovviamente è Bob Dylan che mi fa pensare ai suoi versi) quanto ai primi Pink Floyd, quelli di Ummagumma o ai Jefferson Airplane.

Il cielo è lacerato lungo questo
Cencioso anniversario di due esseri
Che percorsero tre anni in armonia
I lunghi viali delle loro promesse.

The sky is torn across
This ragged anniversary of two
Who moved for three years in tune
Down the long walks of their vows.

E certo è che poeta più visionario di lui è difficile da trovare…

La tenebra è la via, la luce il luogo;
Il Cielo, che mai fu
Né sarà mai, è eternamente vero,
E in quel vuoto roveto,
Fitti come le more nei boschi,
I morti crescono per la Sua gioia.

Dark is the way and light is the place,
Heaven that never was
Nor will be ever is always true,
And, in the brambled void,
Plenty as blackberries in the woods
The dead grow for Him Joy.

E ancora la strada

Io non dovrò, percosso sulla strada incendiata e vacillante,
Voltarmi a fissare un vecchio anno
Che brucia e crolla in un guazzabuglio di torri e gallerie
Come nei quadri maltrattati dai ragazzi?

Shall I, struck on the hot and rocking street,
Not spin to stare at an old year
Toppling and burning in the muddle of towers and galleries
Like the mauled picture of boys?

Ci sono poi versi di una bellezza lancinante

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.

Oppure
La sete è spenta, la fame placata,
E lungo il cuore ho uno spacco;
La faccia è smunta allo specchio,
Le labbra smorte dai baci
Ed è smagrito il mio petto.
Una ragazza allegra mi prese per uomo,
La stesi giù e le narrai il peccato,
Le misi accanto una rosa d’ariete.

Che dire?

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;

Penso si possa finire qui…

Strade in versi

Posted in Strade da leggere, Strade da raccontare, Strade in versi with tags , , , , , on marzo 14, 2008 by guatantavara

Se cantare le strade è facile, fin troppo forse, non la stessa cosa succede con la poesia.
O almeno, io ho trovato con difficoltà versi che la strada la recitano.

Ci sono molti versi isolati, belli, ma senza lo spirito dell’erranza, il senso del vagabondare, non è facile trovare il motivo dominante del cammino né dello starci sopra le vie o del vivere la strada.

Eppure, alcuni versi che ho trovato sono bellissimi…

Potrei cominciare con questi…

Ogni giorno decapita un’ora all’infanzia
lascia all’occhio il tempo
________e al tempo lo spreco
la stazione merci e il vapore
________ delle locomotive e lo sporco pigro fiume
che si trascina via la strada della miniera
________ la strada regia verso Przesklabje
________ infanzia eterna
dove le tue immagini crescono da fumo e sogno e fiamme.

Anche perché questa stessa poesia, Infanzia a Gleiwitz, di Horst Bienek, poeta tedesco contemporaneo, ad un certo punto fa così…

E’ infanzia ricordo
o ricordo infanzia
________ che cosa rimane
________ un gesto un sorriso la carezza sopra i capelli
allarme aereo un bacio dovuto
________ che si è atteso invano una sera
________ una stanza
________ riempita di vuoto
________ moltiplicata con la notte

Sono versi che con la strada c’entrano poco ma sono belli lo stesso…

(1 – continua… con Dylan Thomas, Liriche cinesi e tanto altro…)