Archive for the Strade da raccontare Category

Au Hasard Balthazar

Posted in I nostri viaggi, Nord Africa, Strade da vedere with tags , , , , on aprile 1, 2010 by guatantavara

Tra tutti gli animali del mondo quello che più amo è il ciuco.

Ha gli occhi teneri come un bambino in castigo,

la testa china come una vecchina nei vicoli assolati,

la calma apparente di un pensiero che si deve ancora formare,

brodo primordiale della coscienza di chi sa di essere destinato alla fatica.

Tra tutti gli animali del mondo il ciuco è il più umano e l’uomo il più somaro

Il ciuco nasce dove il cavallo purosangue muore

e muore dove trova un bastone che lo massacra.

Il ciuco è piccolo come una spiga persa nei campi del nulla

e quando piange la sua lacrima scatena uragani di dolore.

Perché spesso il ciuco piange, in silenzio,

da solo e lontano da tutti, accostato al muro

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Con tutta probabilità questo è l’unico blog al mondo che dedica un post al ciuco. Ma non a un ciuco qualunque, anzi sì, proprio a un ciuco qualunque ma tra tutti i ciuchi qualunque a uno più qualunque degli altri. A Balthazar.
Per chi non lo sapesse, Au Hasard Balthazar è un film, uno straordinario film di Robert Bresson. Assieme a Mouchette forma la sua trilogia del maltrattamento del corpo e dell’anima. Come… trilogia… se sono due? No, sono tre, perché ognuno vale per un film e mezzo. Dovrebbero costringere i Virzìtti e gli Ozpetecchi a vederlo tutte le sere. Ma voi no, non guardatelo, se non volete piangere.

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La côte sauvage e altri affetti

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Strade da raccontare with tags , , , , , , , , , on marzo 28, 2009 by guatantavara

Mancava il mare a Guatan Tavara.

Quiberon - La côte sauvage

Sembrava come se Kun’as non lo amasse.

On the border of a dream

“E invece il senso del mare Kun’as non lo aveva più, perché per lui, e per il resto della sua gente, la primitiva essenza del mare si era persa da tempo, come il neonato perde il liquido del ventre materno.”

Così comincia, più o meno Guatan Tavara.

E dal quel senso mancato di mare, Kun’as parte per la sua disperata ricerca di Càndor. Viaggia per ogni luogo esistente e inventato, pieno di dolori e altri affetti. Di coste selvagge dell’animo.
Senza mai potersi ritrovare nemmeno per un attimo davanti ai tramonti di isole amiche.

Isle of Palmarola #03

Fino a che…
” un inconfondibile odore fu portato improvvisamente da una brusca folata di vento. Un ricordo che sembrava cancellato per sempre si riaffacciò nella memoria di tutti. Si videro apparire di nuovo tutte le storie che cieche violenze avevano cancellato, per quell’unica forza che ora li attraeva e e si rivelava dal nulla come la loro unica salvezza. La barca superò lo scoglio. E una grande acqua blu apparve all’orizzonte, alla fine dello stretto fiordo in cui il fiume moriva.  Era il mare.”

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E così finisce, più o meno, Guatan Tavara (mi dispiace per chi non lo ha letto… se ho svelato il suo segreto più profondo… che è stato scritto per chi ama il mare e deve starne lontano!) e Kun’as può finalmente godersi di nuovo il tramonto, in una qualunque delle sue isole amiche…

Isle of Palmarola  #02

Ma prima di continuare, permettete che metta una colonna sonora che ci accompagni in questo viaggio sul mare… e chi se non Poseidone?…

Il mare è per tutti una lunga attesa, come fosse l’alta marea all’Estoril

Waiting for the High Tide

come fosse una veglia notturna, trattenendo il respiro fino all’alba.

Sunshine at the Adriatic Sea - 80214

l luoghi del mare possono essere il rifugio trasparente della barriera corallina

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protetti dal faro di Ras Mohammed

Ras Mohammed 0047

E il mare può essere bello come tutti i colori del mondo.

Blu

blu

Oro

gold

Ametista

amethyst

Cremisi e zaffiro

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Il luoghi del mare possono essere increspati per fare paura

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ma possono essere increspati per offrirsi al gioco di ragazzi

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Il luoghi del mare possono essere l’inizio del mondo

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E la fine

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Ci si può lasciar navigare sopra, come fossimo fenicotteri rosa, in volo verso il nostro altrove

Camargue F144

Camargue F168

I luoghi del mare possono essere come le spazialità di Rothko

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o come un dipinto romantico dei colori di Turner
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Le onde del mare ci riportano nei luoghi dei primi amori, e poi ci rilasciano a riva, sapendo che lì – proprio come le onde – vanno a morire, risacche di memorie mai smesse.

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I luoghi del mare, come i nostri affetti più cari, non possono che essere i luoghi dove la luna ci racconta una storia.

Dedicated To The Moon #3

E la storia del mare continua…

Ho visto anche

Posted in Strade da cantare with tags on novembre 14, 2008 by guatantavara

Lungo Guatan Tavara c’è anche tanta tanta nostaglia. Basta poco, quasi un niente. Spesso una nota, sempre un verso, mai il rimpianto.
Oggi è così, è la nostalgia dell’ho visto

Chi se la ricordava questa…

E io ve la ricordo, avendola incontrata giorni fa, nel mio peregrinare tra i ricordi, ed avendola poi risentita oggi in una versione moderna, che non mi dispiace, ma che forse la farà diventare di moda. E io odio le canzoni che diventano di moda

E… veramente, stavolta avevo pensato a scrivere qualcosa su un album, che oggi forse si chiamerebbe un concept album… una di quelle magie che ci trovammo in regalo senza nemmeno essercene accorti… New Trolls e Fabrizio de Andre’…
Ormai il gioco è scoperto…

ma quanto era bella questa…vorrei comprare una strada nel centro di nuova york

e i mitici ghiacci di Thule… quanto ci ho sognato sopra, dentro, verso… ma chissà dove diavolo stanno… in Groenlandia, Canada, Polo Nord?

e Susy, la mia amata Susy, Susy Forrester, quanto l’avrei coccolata e difesa dalle brutture del mondo

E la pace? cantata prima di tutte le manifestazioni per la pace. La pace di Padre O’Brien

L’unica che conoscevano tutti era Irish, quello che andrà da Lui in bicicletta

E ce ne stavano anche tante altre… sulla strada, per la pace e compagnia cantando,
tipo ti ricordi Joe… ti ricordi di Sam con il cuore coperto di mosche….
Ma non le ho trovate, almeno in video, e quindi la nostalgia finisce qui…

Anime migranti

Posted in Strade in versi, Strade inventate with tags , , , on ottobre 6, 2008 by guatantavara

Ci sono bellezze che oscurano anche la mia ineguagliabile vanità.
Versi davanti ai quali, come posto davanti al bivio fra trapassati futuri e futuri stra-passati, non riesco nemmeno a decidere se vorrei averli scritti io o dedicarli al volo silenzioso delle anime migranti.
Come fossimo alzavole che disseminano di nonnulla le strade di continue migrazioni, rari alberi, ciuffi d’ombra nel deserto, isole su cui fermarsi a riposare nel loro viaggio interminabile, fino alla scogliera selvaggia su cui, tra mille, cercano il ricordo dell’anno prima e ne riescono ad amare persino l’assenza.

Insomma, ecco, la strada più bella può essere piena di vive inesistenze… quindi rifatevi della bocca amara, del sangue amaro, delle amarezze e di tutto quanto avete di amaro (tranne la cioccolata) con questo Montale…

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

Via della Scala

Posted in Piccoli ricordi di strada, Strade da cantare, Strade interrotte with tags , on settembre 19, 2008 by guatantavara

Mi suona strano pensare che non la canterai più.
A me che cantandola mi faceva stare di quella tristezza felice che ero un po’ triste e un po’ felice.
Un po’ come Michel di Lolli, sarà un caso che si parla di amicizia, ricordi e sogni? Sarà un caso che si parla di strade interrotte?
Che ti arrivi il mio ciao mentre la canti agli angeli (o ai diavoli?)

…al termine della notte

Posted in Strade da leggere with tags , , on luglio 17, 2008 by guatantavara

“Ho finito per addormentarmi sulla domanda, nella mia notte privata, quella bara, tanto ero stanco di camminare e di non trovare niente.”

In questo tuffo nelle strade dell’anarchismo e dell’eresia letteraria, e in una notte che chissà perché non mi lascia presagire che strade inutili, dopo Stigerman incontriamo uno scrittore controverso, impossibile da amare, casomai da detestare per come la pensava, ma la cui scrittura ci attrae come le efemere alla lampada. Louis-Ferninand Céline. E il romanzo è Viaggio al termine della notte.
D’altra parte come non essere attirati da un pezzo così.

Non avevo risposte. Ci si può perdere andando
a tentoni tra le forme trascorse. È spaventoso
quante ce ne sono di cose e persone che
non si muovono più nel tuo passato. I vivi
che si smarriscono nelle cripte del tempo
dormono così bene con i morti che perfino
un’ombra già li confonde. Non si sa più chi
risvegliare quando si invecchia, se i vivi o i morti.

E’ lungo una strada contorta e nichilista il viaggio di Céline al termine della notte. Popolato di persone rese di un normale cinismo dagli occhi stessi dell’autore.

Come questa

Allora i sogni affiorano nella notte per andare a incendiarsi
nel miraggio della luce che si muove. Non è affatto la vita
quello quel che accade sugli schermi, resta dentro un grande
spazio torbido per i poveri, per i sogni e per i morti. Bisogna
fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita
che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche
giorno in più attraverso quell’atrocità di cose e uomini.
Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio
l’anima. Per me, lo confesso, erano quelli sporchi.

Ma sono le domande sul tempo passato, sul riconoscere anime che nemmeno ce l’hanno, un’anima, sui perché del nulla ad affascinarmi maggiormente.

Scopri in tutto il tuo passato ridicolo tante di quelle ridicolaggini, inganni, credulità, che vorresti forse smettere di colpo d’essere giovane, aspettare che la giovinezza si distacchi, aspettare che ti sorpassi, vederla andarsene via, allontanarsi, guardare tutta la sua vanità, toccar con mano il suo vuoto, vederla ripassare ancora davanti a te, e poi tu andartene, essere sicuro che se ne è proprio andata la tua giovinezza e in gran tranquillità, per conto suo, tutto suo, ripassare piano piano dall’altra parte del Tempo per guardare davvero com’è che sono la gente e le cose.

Per concludere con queste annichilenti parole, che non lasciano speranza.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.
E poi, forse non si saprebbe mai, non si troverebbe niente. È questo la morte.

E’ un modo non allegro di chiudere un post, per la verità, ma serve un po’ a compensare futuri scherzi, lazzi e sciocchezze e ogni sorta di nefandezze scribacchine che avveranno lungo Guatan Tavara.

Il viaggiatore

Posted in Strade da leggere, Strade interrotte with tags , , , on luglio 6, 2008 by guatantavara

In questo Blog si parla spesso di viaggi. Di viaggi veri, che restano nei nostri ricordi per sempre, e di viaggi inventati, che albergano solo nei nostri pensieri, solitari ed effimeri.
Quanto più sono nitide le strade dei primi, tanto più sono confuse quelle dei viaggi inventati. 
Così a volte, i primi continuano ad essere vivi, senza concludersi mai, mentre i secondi si interrompono anzitempo, incompiuti, e si perdono tra le tracce del nulla.

Stig Dagerman li ha interrotti tutti e due i suoi viaggi. Volontariemente e anzitempo. Lasciandoci uno scritto così amaro che di più sarebbe impossibile pensare.

E ce lo fa sentire così vicino questo epitaffio, che quasi lo lasceremmo volentieri sul nostro cammino. Lungo le tante strade intraprese e interrotte per un nonnulla o una delusione. Lo lasceremmo nei cuori di incontri fugaci, in occhi mai più ritrovati, nell’album di foto sbiadite. Persino sulla scrivania dei nostri uffici.