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Muh-lui-kun-Ne-tuk, il fiume che fluisce in entrambi i sensi

Posted in I nostri viaggi, Strade inventate, USA with tags , , , , on giugno 24, 2009 by guatantavara

Può un fiume scorrere in entrambi i sensi?
Può una vita essere uguale e contraria a se stessa?

Muh-he-kun-ne-tuk

Il Muh-lui-kun-Ne-tuk è come una vita che scorre contro se stessa

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E’ come se gettassi dentro una vita un sogno e lo ritrovassi dall’altra parte – uguale e contrario – diventato realtà

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e ti chiedi dov’era questo sogno ieri, quando guardavi avanti e vedevi solo la vita che ti scorreva contro

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e se provi ad entrarci dentro, al Muh-he-kun-ne-tuk come alla vita che ti corre incontro, capisci che vedere chi ti scorre contro è più facile che vedere chi ti scorre accanto per davvero

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Muh-lui-kun-Ne-tuk è il fiume che vorresti essere tu, uguale e diverso a seconda delle maree dell’anima, Ba in cui ti immergi essendo tu stesso corrente e ostacolo, dubbio perenne con quell’unica certezza infinitesima

Hyper(ir)reality #3

Ti si apre davanti come fosse mare, e mare a un certo punto diventa, attraente e inavvicinabile, come tutti i mari, come tutti gli amori che scorrono tra le vite perdute

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A starci dentro, al Muh-lui-kun-Ne-tuk, ti fa pensare a qual è il verso giusto della vita

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ti fa sembrare l’ultimo mohicano preda dell’eresia del sentirsi libero

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sballottato nella piroga fatta delle tue fragilità, tenuta su da un unico sorriso, sospinta del respiro di chi ti passa di volta in volta accanto

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come fossi lì, in quel fiume e in quella corrente, per l’ultimo appuntamento col tuo amato nessuno, prima di partire per sempre

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e a restare solo non sarai tu

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ma chi ti ha lasciato andare via

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sapendo che eri lì, pronto a restare

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Muh-lui-kun-ne-tuk era il nome che i Mohicani davano all’Hudson. Lo chiamavano così, fiume che fluisce in entrambi i sensi, perché d’inverno, a causa delle maree, il ghiaccio che si forma regolarmente per le temperature rigide si muove alternativamente verso sud o verso nord a seconda del verso di movimento delle maree.

I♥NY

Posted in I nostri viaggi, Le nostre strade, USA with tags , , , on ottobre 2, 2008 by guatantavara

Non era NYC la città più lontana dal mio concetto di vita? Non erano le sue strade le fredde anonime larghe strade tutte uguali inutili opulente che detestavo? Avessi giocato a dadi con le strade del mondo, avrei dato il 6 alle vie che portano a Alice Springs, il 5 l’avrei assegnato alla spianata davanti a Ulan Bator (ci sarà una spianata davanti a Ulan Bator, no?), il 4 a Bukhara, il 3 magari alle strade che portano a Ushuaia, nel sud del mondo che più sud non può esistere e così via, assegnando pure qualche punticino alla salitella di Saracinesco, sperando di incontrare una delle circa 170 anime che ci vivono in santa pace… ma mai avrei pensato di dare più di zero alla Fifth Avenue, o al Ponte di Brooklyn… che tutt’al più mi ricordava la gomma da masticare.

E invece eccomi qui, a raccontare la notte per le strade di New York. A trovarle affascinanti come entrando nel set di vite così lontane dalle mie da sentirle come l’altra parte di me.

Per ora qui ci saranno solo le strade della notte e dei suoi colori, perché poi, quando farà giorno ci saranno tutti altri colori da raccontare

 

 

 

 

 

 

Per ora vi voglio raccontare la sfida al traffico ininterrotto per rubare qualche lampo di luce al buio

Le strade di New York sono ombre di pensieri in controluce

ricordi di scene inesistenti, che sappiamo essere ma non sappiamo dove.

l’anima nera di minacce che non sappiamo riconoscere (ricordate Duel?). Da vivere come dietro il palcoscenico in un teatro o, al contrario, come se fosse sospeso nell’aria, angeli cherubini in bilico alle porte dell’inferno.

Le strade di New York sono dense come anime da stringere nel buio

piene di segreti come corpi sconosciuti

scie che ti passano davanti come ombre cinesi sul muro dei pensieri

riflessi di ordinarie ossessioni

Sembra sempre di essere in attesa dell’invasione di ultracorpi

Non si dorme mai per le strade di New York, e il giorno è solo l’intervallo tra due notti.

Le distanze di Manhattan

Posted in I nostri viaggi, USA with tags , , , on luglio 13, 2008 by guatantavara

A Manhattan strade e grattacieli se la giocano alla pari al gioco di chi domina la città.
A prima vista vincono i grattacieli,

ma dopo un po’ che ci giri dentro, non c’è dubbio, capisci che è la strada a farla da padrona.

Non a caso esiste una distanza di Manhattan. Sarebbe quella altrimenti detta metrica L1 o City-Block, della stessa famiglia delle distanze euclidee, ma senza la radice e senza le differenze al quadrato. Cioè una cosa del genere

In pratica la distanza tra due punti si calcola non sull’ipotenusa ma sommando i cateti, proprio come si fa a Manhattan per andare da un punto all’altro.
Le strade di Manhattan sono una meraviglia, non ti stancheresti mai di percorrerle in lungo e in largo e dovrebbero, se già non lo sono, essere protette dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Hanno i nomi così semplici che più semplici non si può: sono numeri o nomi famosi (altro che Guatan Tavara), come i chewingum della gomma del ponte, che poi sarebbe questo, probabilmente.

Non ti puoi perdere a Manhattan, e per sapere quanto ti manca ad arrivare,
basta che fai una sottrazione.

E poi le strade di Manhattan sono piene di colori, così finte che sembra di essere in un film d’azione, anzi, sempre nella stessa scena di un film, l’inseguimento.

Vedi gente che non sai da dove viene.

… e scorci di colori e forme, che solo lì puoi trovare.

L’unica cosa è che ad agosto fa caldo. 100° Farenheit che sarebbero oltre i 37° nostri, e devi mettere l’aria condizionata a palla. Cosa che odio.

E poi… quando passi a Ground Zero… …una grande tristezza ti prende…