Per le strade di Roma (parte prima)


Per le strade di roma capita di incontrare il tempo

quello bello che tinge di marmo la storia

e quello brutto che piove dentro le anime

come fossero pensieri lasciati da soli

per le strade di roma capita di incontrare i riflessi del mondo

quelli belli che lasciano nelle anime il bagliore di un sole che sai sta per arrivare

e quelli brutti che toccano la vita di struscio senza lasciare traccia

per le strade di roma capita di vedere sbiadirsi i colori e colorarsi i pensieri

per le strade di roma capita di incontrarsi per caso

di lasciarsi per noia

di cercarsi per finta

di ritrovarsi per davvero

come in un carosello di bambini

o di fotografi che si accompagnano per strada

per le strade di Roma

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9 Risposte to “Per le strade di Roma (parte prima)”

  1. E’ bellissima la tua storia e ti ringrazie per le belle emozioni che trasmetti con le tue magnifiche foto e per la voce che le accompagna. Ogni tua composizione è come musica.

  2. federico soffici Says:

    Stefano carissimo,

    non mi lascero’ prendere la parola scritta dalla commozione.
    Non mi lascero’ prendere lo scritto per la sottile vena del complimento.
    mi lasciero’ invece navigare tra le immagini. Veleggero’ atrraverso i tuoi chiaro-scuri, attraverso la tua narrazione cosi’ in punta di penna.

    E poi adesso, in questo momento osservo, e dico anche che mi sono seduto in un luogo un po’ appartato della casa, sai quegli angoli dove sei protetto di spalle da due partei a 90 gradi. E qui in silenzio forse con l’umido nel cuore sono a centelinare quadro su quadro.
    Sai mi viene in mente una sceneggiatura per un documentario. Uno di quei documentari che vedevo da piccolo alla TV in bianco e nero.
    La tua sceneggiatura (posso choiamarla cosi?) raccoglie l’essenziale della narrazione visiva, e si permette di entrare con etica, discreta e sensibile nel mio angolino a riempirmi, ad insegnarmi qualcosa che ancora non conoscevo. Il piacere di condividere solo per il gusto di conversare, senza orpelli, senza vergognarmi di essere una persona colta come lo sei tu.
    Senza aver paura di narrare e o di leggere la narrazione che piace a me.
    Posso ringraziarti?

    In questo periodo un po’ burrascoso del mio lavoro, ho proprio bisogno di regali come questa tua sceneggiatura che mi accompagna, e…mi accompagnera’ attraverso la strada della “cultura” vera che adoro sempre percorrere senza il pericolo di incappare in un ostacolo (vedi barriera umana) fatto di insensibilita’
    con stima ed affetto sincero
    Federico

  3. l'amica dell'oculista anonimo Says:

    Carissimo,
    …è stata quella negazione…già!
    Quel piccolo ‘non’ iniziale che ha messo i miei sensi di birichina subito ‘aux aguets” come direbbero i nostri amici d’oltralpe.

    “E visto che qui NON si possono raccontare storie per immagini, allora vi regalo le nostre strade di Roma attraverso il mio blog”
    Questo hai scritto per invitare tutti noi a venire qui a leggere ciò che avevi preparato
    Mi sono detta: ecco! L’incipit è la sua carta da visita… il mio amico sta per volare, e attraverso l’introduzione mi/ci permetterà di librarci in alto verso la ‘doppia’ lettura: quella del cavaliere che rinvia a colpi di fioretto i piccoli rospi da eliminare (se ancora ne avesse), per apprestarsi poi a raccontare storie meravigliose, trasportando chi vorrà in un mondo magico, quel luogo pieno di cose che solo lui è in grado di intravedere, per regalarlo trasformato in un arcobaleno di vita.…

    E allora?
    Allora se mi permetti mi sono voluta divertire anch’io un pochino insieme a te e agli altri, prima di iniziare a sfogliare il tuo blog…mi sono divertita a cercare di vederli, quei ‘tutti’ di cui hai riempito questo tuo piccolo geniale divertissement romano (che spero sia solo l’inizio di una serie…): iniziamo?

    a) “..quelli che c’erano” :
    Chi erano quei ‘quelli che c’erano’, visto che c’ero, lo so…ma per correttezza non li nomino…e che diamine! Un po’ di discrezione!! :-))

    b) “…anche quelli senza macchina fotografica… ”
    Beh qui gli interessati si riconosceranno senza fatica, vero? (anche la sottoscritta…);
    certo che se uno ci riflette: incontro fotografico a Roma, uno poi come ci va?Con la Nikon? Normale my boy!! Senza ‘camera’ come dicono in Milan, no-o?

    c) “…anche quelli col cavalletto …”
    qui l’ammirazione che nutro per la persona interessata, mi impedisce di commentare…

    d) “…quelle che poi si mettono a fare le maestrine…”
    e beh…qui non riesco proprio a capire, a meno che…, ah!
    Ci sono! Nella fretta, ci deve essere stato un errore di battitura, e un pronome dimostrativo è diventato femminile… non vedo altra soluzione, per quanto mi sforzi…

    e) “…anche quelli che poi ti dicono che fotografano naif…”
    qui…mannaggia mannaggia, mi mancano gli elementi…ma forse se mi ci metto ..dammi tempo e c’arrivo eh??? Oh se c’arrivo!! Magari per esclusione…

    f) “…anche quelle che vengono da lontano…”
    Qui chi c’era si riconosce facilmente, no?

    g) “…anche quelle che ti vorrebbero far fare mostre e poi ti fanno i dispetti…”
    Ricordo un uomo, che per quelli della mia generazione è stato un grandissimo: PPP.
    Per noi ragazzi bastava questo, per capire di chi parlavamo…, di lui, di PierPaoloPasolini. In un libro famoso,’Scritti Corsari’ , Pasolini a un certo punto, a qualcuno che chiedeva insistentemente sui giornali dell’epoca, come facesse a conoscere alcune circostanze dei fatti che stavano accadendo, risponde “IO SO’.
    Un poeta spiega poi, non ha bisogno di conoscere: ‘sente nell’aria’ gli avvenimenti o ciò che sta per accadere, ed è in grado di comprendere senza aver bisogno di spiegazioni: perché lui vede con ‘occhi’ che gli altri non hanno…

    h) “…anche quelli che sentiamo vicini pur se lontani, magari in qualche principato…”
    Ed è proprio perché prima della lettera H viene la lettera G, come ci insegnano da bambini nell’abbecedario, che ora mi ritrovo a riflettere di quanto, amico mio, neanche ti rendi conto stia diventando sempre più insopportabile (perlomeno per me) questa lontananza e più vicina questa vicinanza…

    Ecco …: ho finito! Ho tralasciato solo quelli che tu dici che “…avrebbero voluto esserci”, perché non li conosco abbastanza, e farei dei torti a qualcuno, se mai ne ho fatti ad alcuno, in questo gioco a volerci bene tutti.

    Grazie Stefano, per avermi regalato un anticipo di strada da fare… e per avermi fatto entrare nella mia Roma, per mano insieme a te.
    Grazie per avermelo fatto fare insieme a un gruppo di scalmanati, che avranno pure differenze caratteriali enormi, che nascondono credendo di poterle placare con un’amicizia ancora troppo poco rodata dal tempo, per sopportarne a volte i colpi di parole poco assennate, tutti incredibilmente presuntuosi, ma in fondo simpatici…
    Grazie infine per la generosità con cui continui a regalare ciò che le tue visioni ‘dolorose’ colpite dai colori, rivisitate nella gamma dei bianchi e dei neri, riescono a far sorgere come nuove visioni.
    Come se nuove città, nuove prospettive si ergessero nella mente.
    E allora scorro le tue immagini, amico mio, e mi vedo lì con te…e se mi permetti..(e se me lo permette anche qualcun altro), mi vedo correre in quella Roma disegnata da te…insolita e la stessa, diversa e uguale, quella dei tuoi sogni.. quella vista dalla tua anima fragile.. e finalmente riesco a sentirmi a casa.

  4. guatantavara Says:

    Esagerata!
    In realtà volevo solo far capire con leggerezza che di ognuno serbo un ricordo distinto e collettivo che me lo fa sentire allo stesso tempo come un sé diverso da tutti e un gruppo intero.

  5. Stefano ora che ti ho conosciuto so che sei una persona splendida..piena di sorprese..sai regalare emozioni e questo e una cosa che non riesce a tutti..
    Le tue foto non sono un fermo immagine ma vita..si vivono e attraverso le tue interpretazioni rendono tutto uniforme…unico…
    grande Stefano…
    è un piacere conoscerti..
    Alba

  6. Io ancora personalmente non ti ho conosciuto , caro Stefano , ma la curiosità cresce di immagine in immagine … credimi.
    Perchè è grazie a quelle che io so di te , è grazie alle parole anche che spesso le accompagnano che ho imparato a “vederti” , è grazie a quel gioco iniziato, il gioco delle le assonanze ricordi? … e lì per lì abbandonato , che ho apprezzato la tua sensibilità.
    Un gioco questo che ci accomuna …che ” non ci fa sentire soli ” … in questo misterioso viaggio che ci è toccato in sorte .

    doni ^_____^

  7. Ciao Ste come sempre grande
    Accetta da “naif” solo questo. Come sai io a parole sono povero sia per quelle positive che per quelle negative… Anzi in quest’ultimo caso sono molto efficace, riesco a far capire in un lampo se un comportamento mi va a genio o no, a costo di diventaare maleducato o impopolare.
    Un difetto certo, ma ci ho convissuto fino a 52 anni e ci continuerò a vivere.

    Mi fermo alle immagini… Tu scrivi molto io non leggo… Mi perdo a legere e mi annoio tremendamente per me parlare troppo vuol dire anche parlare a vanvera spiegare cose ovvie per il solo piacere di ascoltarsi…

    Ecco già ho parlato troppo. 🙂

    Torno a vedere le tue fantastiche immagini quelle che piacciono a me B/N o colore non conta . Quello che conta è recepire il messaggio…e qui è come parlare fitto fitto…

    Ciao Ste e grazie ancora.

  8. antonella Says:

    eccomi……
    visto e letto. mi è difficile commentare a caldo……. 🙂
    per ora l’emozione più forte è di aver visto con i tuoi occhi ed il tuo cuore…..
    ripasso……

  9. melacandela Says:

    Aggiungiamo solo: complimenti! Un bel modo di raccontare, fra foto che parlano e parole che catturano gli istanti. Ciao!

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