Dans la ville blanche


Il solo paese che amo veramente è il mare… non ne so più di prima

Questo post scatenerà entusiastiche reazioni ma, ahimé, io non avrò alcun merito. E’ per la strada che racconto, per i luoghi bellissimi che incontreremo, per la saudade per le epopee passate che faremo riaffiorare, per la serenità e la forza dirompente di colori, luci e voci che ci accompagneranno. Come accompagnarono me tempo fa. Con il magico miscelarsi di natura, storia e paesi.

Il titolo, Dans la ville blanche, è per il film di Alain Tanner del 1982, ambientato a Lisbona, e Lisbona è la meta della nostra strada di oggi. Parlo di meta e non di luogo, perché ancora una volta il senso del girovagare, dell’erranza, tanto caro a Guatan Tavara, è il vero spirito di questo mio racconto. Il titolo è questo ma poteva essere Al di là di un altro oceano, o Lo stato delle cose, o Sostiene Guatan Tavara, se non fosse troppo irriverente!

Intanto, arrivarci a Lisbona e ancor prima in Portogallo.

Notte veloce a Bordighera, cavalcata verso Barcellona, scavalcando la Provenza, poi in direzione di Saragozza per la terza sosta nei dintorni di Madrid, quindi picchiata verso Coimbra, attraversando Salamanca e la meseta e affacciandoci improvvisamente sull’Atlantico.

Quattro giorni tirati ma senza fretta, godendo anche un minimo dei luoghi incontrati e, soprattutto, dando l’appuntamento per il ritorno ai luoghi sorvolati all’andata. Oggi direi… a mettere bookmark sulla strada, per riconoscerli al ritorno.

Per prima cosa la Provenza e subito dopo Barcellona appena sfiorata. La corsa verso Madrid, tra lunghi tratti desertici (già la meseta?) e colori bellissimi di campi, che sembrano un sogno

L’Escorial toccato in un giorno di festa e poi tanta, tanta strada . verso Salamanca. Tra paesaggi incantevoli e irripetibili.

Già la conoscete la strada che da Madrid porta a Salamanca. Bellissima. Ci sono tratti rettilinei di dieci chilometri, sembra a volte di attraversare la pampa, il deserto, la luna.

Si sfiora Avila e tutto quello che il cattolicesimo ha portato laggiù.

E poi Salamanca. Silenziosa, imponente e struggente, le pieghe delle architetture avrebbero riempito le pagine di Deleuze e rimandato a teorie frattali e caotiche.

Poi, all’improvviso, superato il confine tra Spagna e Portogallo, cambia tutto. Il Mondego fiume che ritroveremo poco prima della foce, a Coimbra. Il fresco prende il sopravvento, l’aria dell’oceano, che non è un mare come dice Baricco, ma un ripostiglio in cui albergano i pensieri di tutti, un’anta segreta che si apre sul tempo, risaccando umori e nostalgie giorno dopo giorno, eco leggera e al contempo tuonante, che ci lascia, almeno lì, almeno per quel poco tempo che ci è concesso, in silenzio.

Coimbra, quando la vedi, ti fa sentire quasi un amico del Re del Portogallo. A far colazione in Hotel con il bricco del caffé del settecento, esci dall’oggi e torni indietro di un tempo incommensurabile. Il mercato visto da sopra potrebbe essere in qualche paese del Sud, e infatti siamo a Ovest, ma quasi a Sud.

E la dolcezza del Mondego è solo per gli innamorati

Ma il posto più bello lo incontri più sotto. E non credi che esiste davvero. E’ la Serra de Boa Viagem, l’affaccio sull’oceano che parla da solo, invece della spiaggia c’è il verde della macchia… guardare per credere.

E forse ancora più bello

Figueira da Foz, la sua immensa spiaggia bianca, la più bella che abbia mai visto, accecante contro il blu irraccontabile dell’oceano. I gamberetti e il gioco crudele della mia compagna che mi attira verso i gamberetti crudi dicendo che sono appena bolliti, ma no sono crudi, ma no sono bolliti, e via a mangiarli uno dopo l’altro a scoprire se erano crudi o cotti e non capirlo … fino alla confessione… erano crudi.

Veloce deviazione per Fatima. E lì si capisce che, forse, i miracoli non avvengono, e se avvengono non avvengono per noi e se non avvengono per noi ce li inventiamo da soli. Ma questa è un’altra storia.

SI ritorna a costeggiare le onde bianche del mare

Si scende a bagnarsi i piedi (l’acqua è freddissima) nelle spiagge deserte

SI guarda con invidia la colonia di bambini che salta contro le onde dell’Atlantico,

proprio come noi a Ostia. E poi si tocca la punta più a Ovest d’Europa, Cabo da Roca,

un’emozione unica,

col giovane artigiano della ceramica, che a stento riusciamo a capire, e che quasi ci regala la biscottiera fatta da lui. Vicino al Faro. Ci vorrei ritornare. Come si fa non tornare in un mare così?

Lisbona, finalmente. In che anno siamo? in che epoca siamo? E’ sempre tutto così blu quaggiù?

Gli sprazzi di Alfama, che sembra Trastevere incastonato a Trieste. Il Castello di San Giorgio sembra quello di San Giusto, la Placa do Commercio sembra piazza dell’Unità. Ma c’è più rumore che a Trieste.

Poi si scende dall’Alfama

Si passa al Bairro Alto. Un posticino niente male… Quasi in tempo per essere inseguiti e derubati… ma non noi… abituati alle nostre periferie.

E che bella la torre di Belem. Lì il blu ti disorienta, spaccato dal bianco dei muri, torturato dai ghirigori dei fregi.

L’emozione del ponte della libertà… che pure lì cade il 25 Aprile… due fascismi caduti lo stesso giorno… poi dici il caso…

Giorni a girare i dintorni di Lisbona… Cascaisa proposito di fascismi caduti e di re (re… che parolona in questo caso) in esilio

Sintra… dal sapore indiano

Il mare di Estoril

Le onde che preannunciano l’alta marea…

e l’alta marea arriva… si porta via tutto il cuore

lascia sprazzi di luce

e un windsurf, su cui salire, per andar via verso l’oceano. E poi ritornare… perché c’è da raccontare il ritorno.

E’ o no, questo, il post più bello del mondo del viaggio più bello del mondo?

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2 Risposte to “Dans la ville blanche”

  1. Trillian Says:

    Ognuno di noi ha dei luoghi dell’anima. Il mio è il Portogallo. Le tue foto scatenano non solo una reazione entusiasta, ma risveglaino tanti ricordi, riportano a galla emozioni, pensieri….e libri e musia e film….Cito solo “Lisbon story” dove c’è dentro tutto: il viaggio, Lisbona, il cinema (e il meta-cinema), la musica dei Madredeus e la poesia di Pessoa

  2. abbiamo lasciato il caldo torrido della spagna e siamo entrati in portogallo passando per evora, una piccola città tutta BIANCA, battuta da un vento leggero; dal bianco siamo passati al GIALLO intenso delle distese di grano dell’alentejo, verso il ROSSO di un tramonto che non arrivava mai e poi, tornando su, il BLU di una piccola solida barca di legno si opponeva alle onde alte dell’oceano…

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