Archivio per luglio, 2008

Dans la ville blanche

Posted in Europa, I nostri viaggi with tags , , , , , , , on luglio 24, 2008 by guatantavara

Il solo paese che amo veramente è il mare… non ne so più di prima

Questo post scatenerà entusiastiche reazioni ma, ahimé, io non avrò alcun merito. E’ per la strada che racconto, per i luoghi bellissimi che incontreremo, per la saudade per le epopee passate che faremo riaffiorare, per la serenità e la forza dirompente di colori, luci e voci che ci accompagneranno. Come accompagnarono me tempo fa. Con il magico miscelarsi di natura, storia e paesi.

Il titolo, Dans la ville blanche, è per il film di Alain Tanner del 1982, ambientato a Lisbona, e Lisbona è la meta della nostra strada di oggi. Parlo di meta e non di luogo, perché ancora una volta il senso del girovagare, dell’erranza, tanto caro a Guatan Tavara, è il vero spirito di questo mio racconto. Il titolo è questo ma poteva essere Al di là di un altro oceano, o Lo stato delle cose, o Sostiene Guatan Tavara, se non fosse troppo irriverente!

Intanto, arrivarci a Lisbona e ancor prima in Portogallo.

Notte veloce a Bordighera, cavalcata verso Barcellona, scavalcando la Provenza, poi in direzione di Saragozza per la terza sosta nei dintorni di Madrid, quindi picchiata verso Coimbra, attraversando Salamanca e la meseta e affacciandoci improvvisamente sull’Atlantico.

Quattro giorni tirati ma senza fretta, godendo anche un minimo dei luoghi incontrati e, soprattutto, dando l’appuntamento per il ritorno ai luoghi sorvolati all’andata. Oggi direi… a mettere bookmark sulla strada, per riconoscerli al ritorno.

Per prima cosa la Provenza e subito dopo Barcellona appena sfiorata. La corsa verso Madrid, tra lunghi tratti desertici (già la meseta?) e colori bellissimi di campi, che sembrano un sogno

L’Escorial toccato in un giorno di festa e poi tanta, tanta strada . verso Salamanca. Tra paesaggi incantevoli e irripetibili.

Già la conoscete la strada che da Madrid porta a Salamanca. Bellissima. Ci sono tratti rettilinei di dieci chilometri, sembra a volte di attraversare la pampa, il deserto, la luna.

Si sfiora Avila e tutto quello che il cattolicesimo ha portato laggiù.

E poi Salamanca. Silenziosa, imponente e struggente, le pieghe delle architetture avrebbero riempito le pagine di Deleuze e rimandato a teorie frattali e caotiche.

Poi, all’improvviso, superato il confine tra Spagna e Portogallo, cambia tutto. Il Mondego fiume che ritroveremo poco prima della foce, a Coimbra. Il fresco prende il sopravvento, l’aria dell’oceano, che non è un mare come dice Baricco, ma un ripostiglio in cui albergano i pensieri di tutti, un’anta segreta che si apre sul tempo, risaccando umori e nostalgie giorno dopo giorno, eco leggera e al contempo tuonante, che ci lascia, almeno lì, almeno per quel poco tempo che ci è concesso, in silenzio.

Coimbra, quando la vedi, ti fa sentire quasi un amico del Re del Portogallo. A far colazione in Hotel con il bricco del caffé del settecento, esci dall’oggi e torni indietro di un tempo incommensurabile. Il mercato visto da sopra potrebbe essere in qualche paese del Sud, e infatti siamo a Ovest, ma quasi a Sud.

E la dolcezza del Mondego è solo per gli innamorati

Ma il posto più bello lo incontri più sotto. E non credi che esiste davvero. E’ la Serra de Boa Viagem, l’affaccio sull’oceano che parla da solo, invece della spiaggia c’è il verde della macchia… guardare per credere.

E forse ancora più bello

Figueira da Foz, la sua immensa spiaggia bianca, la più bella che abbia mai visto, accecante contro il blu irraccontabile dell’oceano. I gamberetti e il gioco crudele della mia compagna che mi attira verso i gamberetti crudi dicendo che sono appena bolliti, ma no sono crudi, ma no sono bolliti, e via a mangiarli uno dopo l’altro a scoprire se erano crudi o cotti e non capirlo … fino alla confessione… erano crudi.

Veloce deviazione per Fatima. E lì si capisce che, forse, i miracoli non avvengono, e se avvengono non avvengono per noi e se non avvengono per noi ce li inventiamo da soli. Ma questa è un’altra storia.

SI ritorna a costeggiare le onde bianche del mare

Si scende a bagnarsi i piedi (l’acqua è freddissima) nelle spiagge deserte

SI guarda con invidia la colonia di bambini che salta contro le onde dell’Atlantico,

proprio come noi a Ostia. E poi si tocca la punta più a Ovest d’Europa, Cabo da Roca,

un’emozione unica,

col giovane artigiano della ceramica, che a stento riusciamo a capire, e che quasi ci regala la biscottiera fatta da lui. Vicino al Faro. Ci vorrei ritornare. Come si fa non tornare in un mare così?

Lisbona, finalmente. In che anno siamo? in che epoca siamo? E’ sempre tutto così blu quaggiù?

Gli sprazzi di Alfama, che sembra Trastevere incastonato a Trieste. Il Castello di San Giorgio sembra quello di San Giusto, la Placa do Commercio sembra piazza dell’Unità. Ma c’è più rumore che a Trieste.

Poi si scende dall’Alfama

Si passa al Bairro Alto. Un posticino niente male… Quasi in tempo per essere inseguiti e derubati… ma non noi… abituati alle nostre periferie.

E che bella la torre di Belem. Lì il blu ti disorienta, spaccato dal bianco dei muri, torturato dai ghirigori dei fregi.

L’emozione del ponte della libertà… che pure lì cade il 25 Aprile… due fascismi caduti lo stesso giorno… poi dici il caso…

Giorni a girare i dintorni di Lisbona… Cascaisa proposito di fascismi caduti e di re (re… che parolona in questo caso) in esilio

Sintra… dal sapore indiano

Il mare di Estoril

Le onde che preannunciano l’alta marea…

e l’alta marea arriva… si porta via tutto il cuore

lascia sprazzi di luce

e un windsurf, su cui salire, per andar via verso l’oceano. E poi ritornare… perché c’è da raccontare il ritorno.

E’ o no, questo, il post più bello del mondo del viaggio più bello del mondo?

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…al termine della notte

Posted in Strade da leggere with tags , , on luglio 17, 2008 by guatantavara

“Ho finito per addormentarmi sulla domanda, nella mia notte privata, quella bara, tanto ero stanco di camminare e di non trovare niente.”

In questo tuffo nelle strade dell’anarchismo e dell’eresia letteraria, e in una notte che chissà perché non mi lascia presagire che strade inutili, dopo Stigerman incontriamo uno scrittore controverso, impossibile da amare, casomai da detestare per come la pensava, ma la cui scrittura ci attrae come le efemere alla lampada. Louis-Ferninand Céline. E il romanzo è Viaggio al termine della notte.
D’altra parte come non essere attirati da un pezzo così.

Non avevo risposte. Ci si può perdere andando
a tentoni tra le forme trascorse. È spaventoso
quante ce ne sono di cose e persone che
non si muovono più nel tuo passato. I vivi
che si smarriscono nelle cripte del tempo
dormono così bene con i morti che perfino
un’ombra già li confonde. Non si sa più chi
risvegliare quando si invecchia, se i vivi o i morti.

E’ lungo una strada contorta e nichilista il viaggio di Céline al termine della notte. Popolato di persone rese di un normale cinismo dagli occhi stessi dell’autore.

Come questa

Allora i sogni affiorano nella notte per andare a incendiarsi
nel miraggio della luce che si muove. Non è affatto la vita
quello quel che accade sugli schermi, resta dentro un grande
spazio torbido per i poveri, per i sogni e per i morti. Bisogna
fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita
che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche
giorno in più attraverso quell’atrocità di cose e uomini.
Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio
l’anima. Per me, lo confesso, erano quelli sporchi.

Ma sono le domande sul tempo passato, sul riconoscere anime che nemmeno ce l’hanno, un’anima, sui perché del nulla ad affascinarmi maggiormente.

Scopri in tutto il tuo passato ridicolo tante di quelle ridicolaggini, inganni, credulità, che vorresti forse smettere di colpo d’essere giovane, aspettare che la giovinezza si distacchi, aspettare che ti sorpassi, vederla andarsene via, allontanarsi, guardare tutta la sua vanità, toccar con mano il suo vuoto, vederla ripassare ancora davanti a te, e poi tu andartene, essere sicuro che se ne è proprio andata la tua giovinezza e in gran tranquillità, per conto suo, tutto suo, ripassare piano piano dall’altra parte del Tempo per guardare davvero com’è che sono la gente e le cose.

Per concludere con queste annichilenti parole, che non lasciano speranza.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.
E poi, forse non si saprebbe mai, non si troverebbe niente. È questo la morte.

E’ un modo non allegro di chiudere un post, per la verità, ma serve un po’ a compensare futuri scherzi, lazzi e sciocchezze e ogni sorta di nefandezze scribacchine che avveranno lungo Guatan Tavara.

Le distanze di Manhattan

Posted in I nostri viaggi, USA with tags , , , on luglio 13, 2008 by guatantavara

A Manhattan strade e grattacieli se la giocano alla pari al gioco di chi domina la città.
A prima vista vincono i grattacieli,

ma dopo un po’ che ci giri dentro, non c’è dubbio, capisci che è la strada a farla da padrona.

Non a caso esiste una distanza di Manhattan. Sarebbe quella altrimenti detta metrica L1 o City-Block, della stessa famiglia delle distanze euclidee, ma senza la radice e senza le differenze al quadrato. Cioè una cosa del genere

In pratica la distanza tra due punti si calcola non sull’ipotenusa ma sommando i cateti, proprio come si fa a Manhattan per andare da un punto all’altro.
Le strade di Manhattan sono una meraviglia, non ti stancheresti mai di percorrerle in lungo e in largo e dovrebbero, se già non lo sono, essere protette dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Hanno i nomi così semplici che più semplici non si può: sono numeri o nomi famosi (altro che Guatan Tavara), come i chewingum della gomma del ponte, che poi sarebbe questo, probabilmente.

Non ti puoi perdere a Manhattan, e per sapere quanto ti manca ad arrivare,
basta che fai una sottrazione.

E poi le strade di Manhattan sono piene di colori, così finte che sembra di essere in un film d’azione, anzi, sempre nella stessa scena di un film, l’inseguimento.

Vedi gente che non sai da dove viene.

… e scorci di colori e forme, che solo lì puoi trovare.

L’unica cosa è che ad agosto fa caldo. 100° Farenheit che sarebbero oltre i 37° nostri, e devi mettere l’aria condizionata a palla. Cosa che odio.

E poi… quando passi a Ground Zero… …una grande tristezza ti prende…

Il viaggiatore

Posted in Strade da leggere, Strade interrotte with tags , , , on luglio 6, 2008 by guatantavara

In questo Blog si parla spesso di viaggi. Di viaggi veri, che restano nei nostri ricordi per sempre, e di viaggi inventati, che albergano solo nei nostri pensieri, solitari ed effimeri.
Quanto più sono nitide le strade dei primi, tanto più sono confuse quelle dei viaggi inventati. 
Così a volte, i primi continuano ad essere vivi, senza concludersi mai, mentre i secondi si interrompono anzitempo, incompiuti, e si perdono tra le tracce del nulla.

Stig Dagerman li ha interrotti tutti e due i suoi viaggi. Volontariemente e anzitempo. Lasciandoci uno scritto così amaro che di più sarebbe impossibile pensare.

E ce lo fa sentire così vicino questo epitaffio, che quasi lo lasceremmo volentieri sul nostro cammino. Lungo le tante strade intraprese e interrotte per un nonnulla o una delusione. Lo lasceremmo nei cuori di incontri fugaci, in occhi mai più ritrovati, nell’album di foto sbiadite. Persino sulla scrivania dei nostri uffici.

I nomi di Guatan Tavara

Posted in Guatan Tavara with tags on luglio 4, 2008 by guatantavara

Guatan Tavara è un racconto fatto di nomi. In ordine di apparizione Sepelia, Kun’as, Càndor, Aquaria, Alces, Yana, Marcut, Rosco, Simploi, Folco, Caluma, Tusit, Huldim, Golbeli, Antimathala, Sin Kizé, Sauro, Osso, Vicious, Borgo Malnome, Ruutbana, Angus, Glauco, Pietramalia, Demetra, Mila, Brenthya, Tigerio, Maluibon, Darantasia, Arùa, Ambadoni, Montemarcio, Auleia, Cernibar, Veldhary, Locupleta, Esguerer, H., N., Laganur, Vanoldo, Smarat, Castello della Terra Amata, Castello della Terra Desolata, Rona, Alma, Laquenau, Palisi Tamgaard, Hjerkin, Allein, Mon, Mad, Ose, Vul, Rel, Att, Dia, Ary, M61, Cec, Luc, Ylv, Mar, Iff, Lju, Darisé, Jiardi, Tuì, Auleia, Urvan Terleq, Del Lago, Ieso, Sguizzaro, Gabiar, Eudieghes, Rosellina, Dilien Du, Thaaa, Jacobi, Zunyat, Cabanosa, Dalerbira, Dys Kizé, Maman Luz, Glomus, Edura, Vrajan, Viharin, Brantha, Vanargo, Atana, Poleno, Desarrago, Samyana, Balthazar, Feba, Caltus, Mouguette, Dedée, Gervaise, Voord, Suthi, Pecca Vakassa, Armod, Maghader, Ibar Lacuna, Banlaabo, Itoari, Arampati, Marasco.

Inventati, derivati, calcolati, trovati, mescolati.

Ognuno è qualcosa o qualcuno, dati mai a caso tranne quelli nati per caso. Alcuni bellissimi, me lo dico da solo, altri da ridere, prima che me lo diciate voi. Vengono da lingue morte e idee vive, raccontano più della storia di Guatan Tavara. Sono nomi di forma frattale, dentro ogni nome ci trovi l’invarianza di scala di altri nomi, da cui nascono e a volte muoiono. Sono nomi a forma di rizoma, da un nome ne spunta un altro, e da quest’altro – in qualunque suo punto – ne può spuntare un altro ancora, non sai da dove, non sai perché. Non si sa dove vanno ma si sa da dove vengono. Vengono da parlate lontane, immagini perdute nella memoria, come l’origine di Guatan Tavara. Sono nomi in forma di cabala, ognuno nasconde un sapere e un segreto.

Ruotano attorno al vagabondare, al tempo, alla strada, al cammino, all’ultima terra, a volte al tradimento, mai all’amore, sempre allo stare da solo, ad arcangeli e sephirot, a città, fiumi, vallate, deserti. Luoghi e non luoghi.

Se la leggerete, la storia, forse qualcuno lo amerete, altri li odierete. Sono facili da significare, impossibili da capire. Sono, i nomi di Guatan Tavara, la stessa storia di Guatan Tavara. Sono come l’idea del mare, che è fatto di gocce che non si vedono.

L’antica mappa di Guatan Tavara

Posted in Guatan Tavara with tags on luglio 1, 2008 by guatantavara

Nel corso degli scavi che hanno portato alla luce l’antica biblioteca della città morta e sepolta di Thaaa è stata trovata questa antica mappa di Guatan Tavara.
Non è precisa al dettaglio, ho notato che mancano luoghi importanti, come la valle di Antimathala, l’anello di Desarrago e anche le Bocche di Marasco non sono proprio come le avevo immaginate e descritte nel racconto.

Anche il Golbeli e il Cernibar non sono ben tracciati, ma si sa, i fiumi attraversano il tempo e chissà quante giravolte hanno fatto su se stessi prima di confluire l’uno nell’altro.

Però la mappa dà l’idea di come doveva essere la strada, di come si dipana la matassa del tempo che scorre lungo il suo percorso, il susseguirsi di città e di luoghi magici e maledetti.

Chissà, da qualche parte ci saranno anche le raffigurazioni dei protagonisti che hanno popolato Guatan Tavara e la sua storia… ora continueremo a cercare… magari dal cuore di Thaaa escono altre mappe.