Le strade che ti restano dentro


Nessuno poteva toccare i pennarelli di Ninuzzo. Meno che mai i suoi fogli, tenuti ordinati come solo lui sapeva fare. Diventava una furia, scalciando e mordendo chiunque ci provava. Disegnava spesso, specialmente la sera, concentrato e silenzioso come solo lui sapeva essere in quei momenti, reclinando ritmicamente la testa, quasi volesse seguire le strade piene di curve che tracciava sul foglio. Silenzioso lo era spesso, Ninuzzo, anche se mamma Gigliola gli parlava di continuo e sempre, nel farlo, gli accarezzava la testa, come a calmare i pensieri che – ne era certa – correvano impazziti lungo le strade che si portava dentro. Quando Ninuzzo parlava un brivido le percorreva la pelle, le si incuneava dentro a forma di dolore, fino a lancinarle il cuore, a scalfirle tutte le speranze che aveva, come la goccia fa con la pietra. Parlava quel bimbo speciale un gergo speciale, fatto di sole vocali, declinate a tal punto che esprimeva distintamente se aveva fame o sete, i suoi dolori e le sue gioie; cantilenava le frasi di sole oa, dondolandosi in avanti e indietro. Quando venivano i cuginetti a trovarlo, le vocali di Ninuzzo si mettevano a correre per casa con lui, impazzite di felicità, nel mostrare i disegni pieni di curve e ghirigori.
I pochi momenti in cui tutti e tre, Ninuzzo, mamma Gigliola, papà Felicino, erano felici, assomigliando a una famiglia normale, era quando salivano in auto e cominciavano a girare attorno al paese, lungo le strade di campagna, piene di curve e saliscendi e rettilinei protetti dal bosco. Ninuzzo si metteva al finestrino e guardava di fuori e spesso si metteva in ginocchio sui sedili a guardare dal vetro di dietro la strada che correva via. Pensava che la lingua d’asfalto uscisse da sotto di loro, e saltava sul sedile felice, liberando la strada da dentro di sé, e restituendola al mondo. E invece lui se le portava dentro le strade della vita, e dentro gli sarebbero rimaste per sempre.
Felicino guidava per ore, instancabile, pensando a dove lo avrebbe portato quella strada che aveva davanti. A volte, pensava anche a se stesso e Gigliola invecchiati, e Ninuzzo rinchiuso in qualche centro per malati di autismo. Lo fece per anni quel pensiero, sempre nello stesso punto, una curva sotto la montagna, all’uscita dalla galleria, e un giorno, quando invecchiato lo era davvero, non di età ma di dolore, la sbagliò quella curva. La macchina prese diritto il dirupo e si fermò solo dopo infinite giravolte, frantumandosi in mille pezzi. Restò un ammasso di rottami e una famiglia distrutta. Nessuno seppe mai cosa fosse successo.
Quel giorno Ninuzzo aveva portato i disegni delle sue strade con sé.

Annunci

3 Risposte to “Le strade che ti restano dentro”

  1. millebolle Says:

    Una storia bellissima e struggente. Parole tutte misurate eppure profonde, tutte leggere eppure intense.
    E’ una storia che colpisce e che fa riflettere sul dramma umano e sociale che molte famiglie vivono quotidianamente, ma che non sempre capiamo. Io ho vissuto e ricordato un po’ di più anche a questo bellissimo racconto. Grazie

  2. quante famiglie hanno un ninuzzo da amare, da proteggere e per cui stare in ansia, in maniera più o meno vicina…

  3. guatantavara Says:

    Benvenuto lungo Guatan Tavara, Millebolle, e grazie a te…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: