Archivio per giugno, 2008

Strada E06, Roma-Nordkapp

Posted in Europa, I nostri viaggi with tags , , , on giugno 29, 2008 by guatantavara

La strada E06 va da Roma a Capo Nord. Senza lasciarla mai neanche per un solo chilometro.

O almeno… così mi ricordo…

20 Luglio – Verona

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21 Luglio – Monaco

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22 Luglio – Kassel

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23 Luglio – Holdenburg

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24 Luglio – Goteborg

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25 Luglio – Il primo fiordo che non si scorda mai

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26 Luglio – Deviazione per Hjerkin

Con la fretta di fuggire
L’ansia notturna di sparire
Perdemmo crateri che potevano essere luna
Altipiani lastricati di dissolvenze
E l’antica compagnia
Di una notte quieta

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27 Luglio – Trondheim

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28 Luglio – Al circolo polare artico

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29 Luglio – Narvik

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30 Luglio

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31 Luglio

Tra l’indaco dell’orizzonte che avevamo di fronte
e il nero dei pensieri lasciati alle spalle
metà cielo riorganizzava le sue nuvole

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1 Agosto – 71° 10′ 21”

…impazienti
di attese di incontri di renne
fatte
di attese di stagioni di freddo
sentito
di notte di cristalli di ghiaccio
visto
di lontano di giorni di mare
bagnato
di immobilità di pensiero
fatto
di noi, impazienti…

Nordkapp, finalmente. Il tramonto che si mischia con l’alba

 

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Il sole di mezzanotte

 

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La vera storia di Guatan Tavara

Posted in Guatan Tavara with tags on giugno 27, 2008 by guatantavara

Quando, nel lontano 2002, a pagina trecentoundici, scrissi l’ultima parola di Guatan Tavara (che per inciso è mare… una vera rivoluzione della letteratura, no?) fu una bella soddisfazione. Mi dissi è fatta, a breve lo vedrai in tutte le librerie, tradotto in urdu e maori, guaranì e iddish, islandese e sanmarinese. Ti verranno ad intervistare dall’Università di Upsala e Tampere, anzi ti inviteranno ad una convention di scrittori visionari su una nave di legno pregiato al largo della marka norvegese. Finirai a Che tempo che fa, presentato da Philippalagerback. Costanzo lo rifiuterai per via del marito, pardon, moglie. Il massimo sarà quando ti chiederanno il parere sui prossimi mondiali di calcio. E in effetti sta andando così, più o meno. Per ora sono ancora in fase di attesa, ma a breve comincerò il tour. O forse dovrò aspettare la postumità, forse dovrò attendere che le mie ceneri siano disperse dai miei amici lettori lungo Guatan Tavara e allora sì, avrò la gloria che la storia merita. D’altra parte anche Strade Blu William Least Heat-Moon ha dovuto inviarlo a nove editori nove prima di vederselo pubblicato. Per ora, intanto, zitta zitta, la storia di Guatan Tavara l’hanno letta una decina di amici e amiche. Cioè, ho dato il digitalscritto ad una decina di persone, quattro lo hanno letto tutto e mi hanno anche mandato commenti, suggerimenti, consigli per… migliorarlo, tre non ce l’hanno fatta a finirlo (ma perché era troppo bello per loro… faceva troppo male al cuore ed hanno dovuto interrompere la lettura). Degli altri lettori potenziali non so più nulla. Forse si sono persi lungo la strada.
La storia di Guatan Tavara è nata per caso ma è stata fortemente voluta, coccolata, accarezzata, guidata per mano, da Ruutbana ad Antimathala. Ci avrò messo circa 4 o 5 anni, lavorandoci a ritmo esponenziale, anzi logistico, perché l’asintoto della conclusione vera non lo raggiungerò mai. Ogni volta che rileggo la storia cambio qualcosa con il sostituisci tutto… tipo il nome di qualche città o “cominciare” con “iniziare” e cose del genere. Quando ho iniziato a scriverla non sapevo dove sarei andato a finire, era tutta un’altra storia, poi, un po’ la mia tigna proverbiale, un po’ l’incidente di moto, con tanto di sedia a rotelle per un mese e tanto tempo a disposizione per la prima volta nella vita, un po’ perché so scrivere davvero molto bene… il racconto ha preso un bella piega, anzi è proprio il caso di dire… una bella strada.

E ora vi racconto la sua vera storia… senza che perdiate tempo a leggerla.

Ma prima di cominciare vorrei confessare una cosa. Sono sempre molto contento di averla scritta questa storia, ma per motivi del tutto differenti da prima. Il fatto è che mi sono divertito da matti a scriverla, tanto che non appena finito mi sono sentito solo, mi mancavano i suoi personaggi, gli incontri fortuiti, le storie intrecciate, che non so ancora nemmeno io come siano potuti venire fuori. Volevo ricominciare daccapo… e non è detto che prima o poi non lo faccia, cambiando nomi e intrecci, dialoghi e… finale. Tanto sono io il suo padrone assoluto. Forse.

Guatan Tavara è stata – più che un lavoro di fantasia – un certosino lavoro di documentazione, ricerca, ritaglio, selezione, costruzione, confronto, intarsio, incastro, verifica. Mi sono divertito a cercare nomi e collegamenti, recuperare lingue perdute, ricostruire pezzi di memoria di me e del mondo, trasformare un appunto preso in metropolitana in dialogo. Mentre scrivevo mi dicevo, quante altre storie scriverai? Nessuna, e allora mettici tutto quello che pensi e che sei, che fai e che vorresti fare, recupera tutti gli scritti del tempo delle passioni, delle poesie scritte a matita, le liste delle cose belle e di quelle brutte… e, insomma, scrivitelo per te, dallo casomai alle persone più care, forse lo custodiranno con cura, proprio perché è tuo.

Strade che attraversano l’anima

Posted in Le nostre strade, Piccoli ricordi di strada, Strade inventate with tags , , on giugno 24, 2008 by guatantavara

Se il fiume mi dà l’idea di una strada che attraversa il tempo, c’è un posto che a passarci dentro sembra come attraversare l’anima.

Sarà perché lo scricchiolio delle foglie secche sotto ai piedi mi fa pensare alla fragilità di tanti pensieri.

Sarà perché l’addentrarsi nel labirinto di cammini oltre i quali vedi solo per pochi passi è la stessa sfida che fanno i pensieri al sogno.

O forse perché il passaggio improvviso dall’accecante luce della strada alle ombre dei sentieri nascosti tra alberi e cespugli mi sembra l’insidia che si cela dentro le nostre menti.

Parlo del bosco. Del bosco d’autunno e di quello a primavera.

Parlo di un luogo prevalentemente scuro eppure luminoso, come solo l’anima sa essere allo stesso tempo, pieno di contrasti eppure rassicurante.

Là dove l’intreccio delle ragnatele riesce a catturare e proteggere persino le foglie cadenti.

E’ nel bosco che il silenzio dei passi sull’erba è come un pensiero leggero dopo mille fatiche.

E il bosco è il luogo dove muoiono le foglie. Appese alla vita come noi… sugli alberi d’inverno.

venate di sole in controluce, come noi dei ricordi

a camminare chini per non urtare il silenzio dei sentieri.

Fino a scoprirla la vita…a forma di farfalla.

Funeral Train

Posted in Strade da raccontare, Strade interrotte with tags , , , , , on giugno 16, 2008 by guatantavara

E’ raro che una fotografia ancora mi emozioni. Ne ho viste così tante, me le sono studiate tante e così a lungo che ho perso quasi il gusto di dire… che bella foto! Che ci trovo, oltre al fatto che è bella di per sé, che mi emoziona?

Allo stesso modo, dovessi dire che tipo di foto mi piace fare, qual è la mia strada di fotografo avrei non poche difficoltà. Mi sembra così naturale fare quello che Andreas Feininger chiamava “vedere fotograficamente” che tutto diventa fotografia potenziale (anche se poi mi esce una schifezza).

Così oggi sono qui a parlarvi di fotografie che mi hanno emozionato. Sono le foto del viaggio del treno che portava il feretro di Bob Kennedy dalla Penn Station di New York alla Union Station di Washington, solo 328 chilometri d’America, ma milioni e milioni di chilometri di animo umano. La raccolta si chiama RFK Funeral Train ed è di Paul Fusco. Ci sono dentro tutti i temi cari a questo blog: la strada vera e quella metaforica, il treno, il tempo, la memoria. Ecco, mi direi da solo, quando le farai mai foto così tu…

Non saprei che tag dare a questo post, se non tutti i tag che ho già dato, non saprei in quale categoria metterlo se non in tutte quelle che ho pensato di costruire qui dentro. Memoria, tempo, viaggio, strade interrotte, strade inventate, piccoli ricordi di strada, strade da raccontare.

Ve le lascio allora senza altri commenti. Come si dice nelle migliori tradizioni… sono foto che parlano da sole, anche se una per me parla più delle altre… ma anche questa è bellissima…. e perché questa?

Fermatemi….

Le strade che ti restano dentro

Posted in Strade interrotte with tags on giugno 7, 2008 by guatantavara

Nessuno poteva toccare i pennarelli di Ninuzzo. Meno che mai i suoi fogli, tenuti ordinati come solo lui sapeva fare. Diventava una furia, scalciando e mordendo chiunque ci provava. Disegnava spesso, specialmente la sera, concentrato e silenzioso come solo lui sapeva essere in quei momenti, reclinando ritmicamente la testa, quasi volesse seguire le strade piene di curve che tracciava sul foglio. Silenzioso lo era spesso, Ninuzzo, anche se mamma Gigliola gli parlava di continuo e sempre, nel farlo, gli accarezzava la testa, come a calmare i pensieri che – ne era certa – correvano impazziti lungo le strade che si portava dentro. Quando Ninuzzo parlava un brivido le percorreva la pelle, le si incuneava dentro a forma di dolore, fino a lancinarle il cuore, a scalfirle tutte le speranze che aveva, come la goccia fa con la pietra. Parlava quel bimbo speciale un gergo speciale, fatto di sole vocali, declinate a tal punto che esprimeva distintamente se aveva fame o sete, i suoi dolori e le sue gioie; cantilenava le frasi di sole oa, dondolandosi in avanti e indietro. Quando venivano i cuginetti a trovarlo, le vocali di Ninuzzo si mettevano a correre per casa con lui, impazzite di felicità, nel mostrare i disegni pieni di curve e ghirigori.
I pochi momenti in cui tutti e tre, Ninuzzo, mamma Gigliola, papà Felicino, erano felici, assomigliando a una famiglia normale, era quando salivano in auto e cominciavano a girare attorno al paese, lungo le strade di campagna, piene di curve e saliscendi e rettilinei protetti dal bosco. Ninuzzo si metteva al finestrino e guardava di fuori e spesso si metteva in ginocchio sui sedili a guardare dal vetro di dietro la strada che correva via. Pensava che la lingua d’asfalto uscisse da sotto di loro, e saltava sul sedile felice, liberando la strada da dentro di sé, e restituendola al mondo. E invece lui se le portava dentro le strade della vita, e dentro gli sarebbero rimaste per sempre.
Felicino guidava per ore, instancabile, pensando a dove lo avrebbe portato quella strada che aveva davanti. A volte, pensava anche a se stesso e Gigliola invecchiati, e Ninuzzo rinchiuso in qualche centro per malati di autismo. Lo fece per anni quel pensiero, sempre nello stesso punto, una curva sotto la montagna, all’uscita dalla galleria, e un giorno, quando invecchiato lo era davvero, non di età ma di dolore, la sbagliò quella curva. La macchina prese diritto il dirupo e si fermò solo dopo infinite giravolte, frantumandosi in mille pezzi. Restò un ammasso di rottami e una famiglia distrutta. Nessuno seppe mai cosa fosse successo.
Quel giorno Ninuzzo aveva portato i disegni delle sue strade con sé.