Prossima stazione, sconosciuta


Non so voi che idea avete dei treni. In proposito conosco due categorie di persone: quelli che odiano i treni e quelli che non li amano. E tutte e due le categorie, però, quando il treno comincia a muoversi lentamente e lascia la stazione, ondeggiando sugli scambi, si rilassano e (se hanno trovato posto) cominciano a pensare alle cose della vita. Alle strade che hanno percorso e a quelle che li aspettano. E’ un po’ come una sospensione dal presente il treno, e o sei nel passato o vai dritto dritto nel futuro.

Perché 
un treno che corre è come una strada infinita,   che vedi scappare veloce quasi fosse la vita. Soprattutto non sai mai dove va a finire, né cosa c’è dietro quella curva controluce, perché, laggiù, verso il tramonto, la strada sembra cadere nel nulla. E la prossima stazione, sconosciuta.

Il treno è come essere noi la strada, come se è quello che vediamo ad essere dentro di noi e i nostri pensieri lanciati fuori dai finestrini. Sembriamo noi fermi e le rotaie che corrono via.

Sembra di vedere il tempo che vola, scandito dalle traversine. Mi piace il silenzio che esce dal treno quando si ferma, dopo l’assordante sferragliare della corsa. Adoro le piccole stazioni, in paesi lontani e senza nome, dove il treno non si ferma quasi mai. E se si ferma non scende nessuno, al massimo un omino vecchio vecchio, o una ragazza innamorata.

Mi piace seguire con lo sguardo gli scambi dei binari dentro le stazioni o mentre il treno corre. Mi ha fatto sempre pensare alla vita che trova e subito lascia altra vita, alle persone che si incontrano e si allontanano, ai ricordi che si affastellano.

E’ bellissimo camminare sui binari (…per lo meno… quando non passa il treno!…), è bellissimo seguire il cammino di una ferrovia morta.

Anche se è triste, mi piace perfino il vagone letto, aspettare l’alba che si muove davanti a te, che ti mostra pian piano i boschi di fuori. E’ bello guardare la gente che si muove lungo le banchine, chi aspetta nelle sale d’attesa un treno che non si sa da dove, chi ti siede davanti in viaggi che sono senza inizio e senza fine.

I lampi delle piccole stazioni di cui non si riesce a cogliere nemmeno il nome sono come gli sguardi di un attimo.

Il treno che si ferma alla frontiera tra paesi tranquilli.  Le stazioni dal gusto retrò che ti riportano indietro nel tempo.

Ci sono però anche altri treni. Per i quali non c’è poesia. Sono i treni di tutti i giorni. Quelli che non arrivano mai, che partono in ritardo, che sono sempre pieni, invasi da odori nauseabondi. Che devi prendere per forza tutti i giorni per andare e tornare.

Ci sono i treni degli esclusi, e ti viene da dire che in quelli sì che ce n’è di poesia, ma solo nei racconti americani. Gli hobo di Dylan, i vagabondi del Dharma di Kerouac.

Poi ci sono i treni che non vorresti vedere mai in certe terre… come la Val Susa… dei quali ci parla Heath… che ci manda questa. Voleva metterla nel post sui fiumi che attraversano il tempo, ma penso sia meglio qui… accanto ai treni. A quelli che ci piacciono e a quelli che non ci piacciono.

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7 Risposte to “Prossima stazione, sconosciuta”

  1. I treni, più delle strade, portano, conducono. Ti fanno viaggiare. I treni incuriosiscono, con le loro scritte, i loro cartelli, le leve rosse del freno a mano, che non si deve mai azionare. Così come le navi, sono un salotto dove vivi ore in compagnia di sconosciuti che, con il trascorrere del viaggio, diventano persone.

  2. A me i treni piacciono. Mi piacciono quando viaggiano tranquilli attraverso il paesaggio colorato. Da ragazza salivo su un treno vecchissimo e sferragliante per andare a scuola. Era vetusto ma puntualissimo. Su quel treno leggevamo, ridevamo, parlavamo e…imbastivamo storie d’amore leggere e sorridenti.
    Amo i treni ma non amo i crimini travestiti da progresso. Sarebbe già un enorme progresso fare in modo che i treni esistenti ( fondamentali per chi sgobba tutto il giorno ) fossero efficenti, puliti, puntuali.
    A che serve correre con un treno superveloce se quel treno non porterà a nulla e trasfomerà la nostra terra in deserto? Se scaverà un ulteriore voragine in quel terreno carsico che é la nostra economia?
    Grazie, Guatan Tavara. Per esserti ricordato anche dei treni che non possono essere amati e che non hanno nulla di romantico. Auguro a tutti i frequentatori di questo blog di non doversi mai trovare a combattere contro i giganti. Ma ,se questo avvenisse, spero che abbiate cuore e coraggio.

  3. treni, navi, aerei: amo tutto quello che ti porta da un posto a un altro e i treni sono quelli più affascinanti perché “partecipi” di più del movimento. mi piacerebbe ritrovare la sigla di una trasmissione sui libri di almeno 15 anni fa, forse una delle prime che cercavano di parlare di libri in maniera leggera: il protagonista era il treno e la voce fuori campo diceva che i prini viaggiatori, terrorizzati dalla velocità, smettevano di guardar fuori dal finestrino e per combattere la paura aprivano un libro e si tuffavano nelle sue pagine.

  4. guatantavara Says:

    ..chissà, Bruce, forse quei “primi viaggiatori” di cui parli erano gli stessi che alla prima proiezione in un cinema scapparono terrorizzati… temendo che il treno (toh! una cosa a caso!) che correva dentro lo schermo stesse per arrivare loro addosso…

  5. guatantavara Says:

    Non so se davvero qualche treno è la impersonificazione di chi ci ha viaggiato sopra, come dice Irene… ma di sicuro i treni le assorbono le persone. E i loro pensieri e i colloqui estemporanei e leggeri che ci si scambia nel corso dei viaggi. Diventano degli immensi forzieri di pensieri e di parole. Luoghi – qualcuno direbbe postmoderni – che racchiudono il genere umano e tutto quello che si porta dentro. Come dalla Luna si vede la Terra dall’alto e oltre la Terra anche tutto quello che essa contiene, così dal treno si potrebbe vedere l’immensa rete dei contatti tra le persone e tutto quello che nella rete scorre (insomma un intrenet ;-))…
    …basterebbe avere la lente d’ingrandimento dei pensieri…

  6. bravo, che bello che hai ricordato il treno che entra nella stazione dei fratelli Auguste e Louis Lumière.

    http://it.youtube.com/watch?v=mU3pcFWJAwE

  7. Quando sei sul treno sei sospeso, sei tu ma in uno spazio-tempo altro. E’ come se fossi in una sala d’attesa, aspettando il tuo turno, ma tutto intorno si muove. E’ diverso dalla macchina perchè ti puoi alzare, mangiare, andare in bagno, dormire. E’, per un pò, una casa galleggiante. Se hai una cabina puoi fare l’amore.
    Una mia amica dell’univesità, fuori sede, quando viaggiava in mare, per tornare a casa, diceva di essere in un non tempo. Era nella transizione: non era più quello che era qui, non era ancora quello che sarebbe stata là. Mentre scrivo mi torna alla mente il film cartone animato giapponese Il Castello errante di Howl di Hayao Miyazaki dove azionando una leva si scende in una dimensione diversa

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