Strade da vedere


A pensare a quanti film ambientati sulla strada ho visto mi viene da tornare indietro di un sacco di anni, quando il cinema era ancora… cinema e non solo film e c’erano i cineclub, i d’essai, e si andava a vedere le rassegne… tanto per non fare… Amarcord.Intanto, per prima cosa, separiamo i film di strada dai film sulla strada. Sulla strada è quando si vive in modo più o meno normale ed è l’avventura imprevista che viviamo sulla strada a segnare il nostro disagio; la strada è una quinta, un palcoscenico, un intervallo – lungo o breve ma destinato ad interrompersi – tra la monotonia e la normalità, tra la disperazione e il nulla. Ed è in genere più fuga che libertà. Di strada è quando è solo in strada che si vive. È quando non si scappa ma – casomai – si erra; la strada è un habitat, una giungla, un vagabondaggio, e il protagonista è un hobo del pensiero, dei sentimenti, ma anche del lavoro o dei rapporti familiari. Qui c’è sempre libertà, anche se dolorosa, negata, obbligata, anche se metaforica… anche se piena di cattiva terra, di senza patria.Come film “sulla” strada ho pensato a:

Stranger Than Paradise
(le verità di come siamo fatti dentro nascosta nel labirinto di destini che si incontrano. Bellissimo. E dello stesso regista – Jim Jarmush – anche Daun bai lo , quello con John Lurie, Tom Waits e Benigni, è del medesimo genere)

Honkytonk Man
(viaggio di un uomo – con nonno e nipote – distrutto dall’alcol. Alla ricerca di che? Molto bello)
Il Sorpasso
(la strada è come il mondo che ci circonda. Appunto, che ci circonda, non in cui siamo immersi. Per questo lo metto in questa categoria, ma potrebbe benissimo appartenere all’altra. Un gioiellino)
Fandango
(strambo addio al celibato dato attraverso un viaggio in auto fino al Messico verso una mitica festa. Stupende le scene della lezione di volo e paracadutismo. Niente di speciale)
Sugarland Express
(Ricalca un po’ la storia di La Rabbia Giovane (v. oltre), ma a differenza di quello, qui la strada è esterna alla vita. Come il mare ne Lo Squalo la strada è un pretesto con cui il Potere esagera i pericoli di innocui fuggitivi, costretti a diventare cattivi, e sterminarli. E’ l’altra metà di Duel: mentre lì il male è angosciosamente senza identità qui il male fa Potere di nome e America di cognome. Da vedere una volta l’anno)
Come film di strada penso sempre a:
Easy Rider
(il film on the road per eccellenza. Tutti lo conoscono, molti lo hanno amato, pochi lo vedono ancora. Intramontabile, con quella schitarrata di Born to be wild)
Paris, Texas
(i dilemmi del vivere articolati nei rapporti padre-figlio, trovarsi-perdersi, capirsi-smarrirsi, amore-solitudine viaggiare-soffrire. Incantevole)
Nel Corso del Tempo
(dire che è un film è come dire che la Divina Commedia è un insieme di terzine di endecasillabi a rima alternata. . . davvero non trovo parole per raccontare uno dei film più belli di sempre. . .)
La Rabbia Giovane
(le terre cattive lungo cui la vita viene inseguita, derisa, estorta. I due sono Cappuccetto Rosso disperati e destinati alla distruzione. Altro che nonna e cacciatore buono. Qui sono tutti lupi. In effetti – a ben pensarci – potrebbe essere anche un film “sulla” strada… Straordinario)
E si potrebbero citare ancora Punto zero (ma non vale un granché) Duel (ma non saprei a che categoria appartiene oltre al noir più noir…). E poi ci sono i film in cui non c’è proprio una strada, ma si svolgono sulle via di una città… come Fuori Orario (non è un viaggio sulla strada non è la vita di strada, è l’inferno nella via sotto casa.
Indimenticabile)
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9 Risposte to “Strade da vedere”

  1. C’era una volta in America. Le sequenze che scandiscno il film sono tutte sulla strada: Noodles e Max si conoscono, la prima aggressione e il primo omicidio, Deborah si allontana tra la folla, Noodles la violenta all’interno della macchina he ha lasciato il ristorante, Noodles progetta di tradire Max insieme alla sua amante; Noodles passa sotto un cavalcavia con la valigetta e ancora Noodles scopre il cadavere di Max e si allontana dalla sua villa venti anni dopo averlo ritrovato.

    Il cielo sopra Berlino. Che strade vedono gli angeli dall’alto degli edific e dei monumenti?

    Intrigo internazionale. E la strada vista da un aereo che tenta di uccidere e da Cary Grant che cerca di sfuggire all’agguato?

    Qualcuno mi fermi, potrei continuare a oltranza…:-)

  2. guatantavara Says:

    Se avessi pensato a C’era una volta in America come film di strada, lo avrei fatto in chiave di metafora, come lo sono tutte le saghe. Alla strada interrotta del piccolo amico di Noodles e Max, alle strade dei due amici-per-la-pelle che si separano e si ricongiungono per un nonnulla. Una sorta di dipendenza sensibile dalle posizioni iniziali del destino. Strade che si avvolgono l’una con l’altra che si assomigliano come due gocce d’acqua essendo diverse come la pece e la neve. Strade in cui non si sa chi è vittima e chi carnefice. E invece eccola lì davvero la strada, come dici tu, molto si svolge in strada (e io aggiungerei – se non ricordo male – la sequenza del finto funerale, con la bara all’interno del carro funebre che si apre all’improvviso ed esce il regalo “umano” per chi uscito dal carcere ha la fame di… Carlo Martello che ritorna dalla battaglia di Poitiers)

    Insomma non so più che strada pigliare…

  3. Trillian Says:

    Non so dove collocarlo. Ma in questo blog mi sembra debba avere un suo posto. Qualche anno fa ci fu una splendida mostra di foto di Salgado alle Scuderie del Quirinale dal titolo “In cammino”…..erano immagini di migranti, rifugiati, profughi…..più strada di così. Lo stesso titolo ha una raccolta monumentale (due tomi) di immagini dello stesso autore. Da vedere…..
    Per chi si fosse perso la mostra un assaggio (le immagini di pessima qualità):

  4. guatantavara Says:

    Intanto cominciamo ad arricchire la collezione dei nostri DVD con qualche altro film di strada.

    On the road al femminile? Thelma & Louise e poi un film rarissimo, Lolita verso il Sud. Lo vidi una volta e poi non ne ho più sentito parlare, né si trova in nessun dizionario di cinema, era un film francese, titolo originale Le Grand môme. Su Google solo 4 risultati, Ora ricordo solo alcune scene, mi viene in mente solo il clima da cinema dell’Assenza e l’idea continua di Erranza. Se fosse musica potrebbe essere un brano dei Subsonica, se fosse una delle mie fotografie potrebbe essere una di quella della strada E06, se fosse un libro, non so, se fosse un libro ci devo pensare

    In nome delle memorie di gioventù? American Graffiti, che dire che è un film on the road potrebbe essere un’eresia come il C’era una volta in America di Bruce, ma chissenefrega delle eresie e quindi ce lo metto e rilancio e ci metto anche… Un uomo da marciapiede (e tutti e due nella mia personalissima suddivisione sono sicuramente film “di” strada)

    Gli incubi della strada? Facilissimo: Duel e The Hitcher.
    Ma come già detto per le canzoni… la lista è solo cominciata

    Per quanto riguarda i fotografi di strada, Salgado è un grande ma, insomma, non venite a parlare di vino in casa dell’oste. William Klein, Wee Gee, Dennis Stock, Edouard Boubat, Robert Doisneau, Henri Cartier Bresson, Diane Arbus, Alexander Rodchenko, Dorothea Lange, Ferninando Scianna, ma forse farei prima a citare quelli che non hanno mai fotografato le strade.
    Quindi in qualunque posto di questo Blog c’è spazio per le fotografie di strada…

  5. a casa dell’oste bisogna aggiungere Robert Capa. Non ha fotografato soltanto Omaha Beach e il discusso miliziano che muore, ma New York, Londra e qui Parigi.
    ROBERT CAPA e io

  6. guatantavara Says:

    Evvabbè… e allora provochi… sai che ti dico? vai a…

    http://www.flickr.com/photos/23198449@N07/

    Altro che Capa… come dici… vi ho fatto una Capa tanta co’ ‘ste foto?

    ma tu provochi…

  7. me lo sono meritato! sopraffatta da tanta maestria!

  8. Ci sono STRADE invisibili, nascoste ai nostri occhi ma così dentro di noi, così importanti, vitali, che non si vedono ma che si lasciano immaginare. STRADA buia, non lascia via di scampo. Arrivi a sentirne la presenza, così vicina, malefica, pericolosissima.
    Ne sono stata sorpresa e stravolta. STRADA interrotta, bloccata da eventi che non avrei mai voluto subire, coinvolta senza diritto di scelta. Queste VIE intime, così dentro me, così quasi sconosciute ma così appartenenti al mio essere.
    Ostacoli che si insinuano lentamente, senza preavviso, semmai qualche sentore nauseante, doloroso.
    Mi sono trovata a immaginare una galleria sotterranea, una grotta, dove crescono lentissimamente sali, calcari a formare sassolini minuscoli, pietre millimetrali.
    Le mie pietre, che mi hanno bloccato il CAMMINO, che mi hanno fermata, obbligata ad arrestarmi, a stoppare tutta la mia vitalità, progetti, serenità.
    Uno, due sassolini di 3 millimetri mi hanno scaraventato in un letto, mi hanno ostruito la VIA biliare, il coledoco, mi hanno tolto il respiro, mi hanno modificato il colore, itterico, ho rischiato moltissimo che quel quasi microscopico mio oggetto creato mi stava mandando al Creatore e io non ne vedo la fretta.
    Chi conosce un poco di nozioni mediche capisce a cosa possa portare una pancreatine acuta…
    Una grande e inspiegabile domanda: non mi capacito quanto il corpo prevalga sulla mente o la mente sul corpo, due entità separate, potenti eppure fragili. Un carattere sempre in movimento, testa desiderosa di andare avanti sempre, viaggiare, mai fermarsi, certo pause, ma è quello che desidero e il mio corpo debole mi ha minacciato di morte. La malattia (che ora ho superato) mi ha lasciata con un senso di colpa, “mortificata” per la sua imprevedibilità. Ho curato la mia spiritualità, ho CAMMINATO, ho ossigenato la mente ma non ho tenuto conto del corpo.

  9. guatantavara Says:

    Benvenuta Sò e grazie di avere scelto Guatan Tavara per raccontare la tua storia.

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