Archivio per notte

…ti voglio raccontare un viaggio

Posted in I nostri viaggi, Italia con i tag , , on Luglio 17, 2009 by guatantavara

…ti voglio raccontare un viaggio.
Un viaggio che comincia quando le scie di mare sconosciuti
accompagnano il mondo alla notte

scie

e se ne va all’incontrario

scie3

scie2

per finire quando quello stesso mare ritrova il suo mondo all’alba

scie4

E tutto comincia con luci d’altri mondi, così lontane che non sai
se vanno o se vengono

lucilontane

è come se fossero colate d’oro, più profonde del pensiero che precede l’abbandono

oro

quel qualcosa che assomiglia al cammino dentro la notte deserta

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che si inerpica dove nemmeno la paura della solitudine si addentra

notturno2

a salire scale che portano alla parte del mondo che è di nessuno e da nessuna parte va

scale

a sognare i luoghi della pace dell’esserci

pace

ma è solo un sogno e oltre non c’è nulla,
solo il notturno verso dell’andare via per strade così strette da non lasciar passare neanche il cuore

notturno3

se il cuore si scorda di esistere

notturno4

e si perde, là dove tutto era cominciato. Tra la schiuma dei giorni

schiuma2

sospesa tra la speranza di restare per sempre accarezzata dal resto del mare,

schiuma

e la necessità di andare a morire a riva

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e non resta più che andare via in volo.
Via senza mai più voltarsi indietro

in volo

I♥NY

Posted in I nostri viaggi, Le nostre strade, USA con i tag , , , on Ottobre 2, 2008 by guatantavara

Non era NYC la città più lontana dal mio concetto di vita? Non erano le sue strade le fredde anonime larghe strade tutte uguali inutili opulente che detestavo? Avessi giocato a dadi con le strade del mondo, avrei dato il 6 alle vie che portano a Alice Springs, il 5 l’avrei assegnato alla spianata davanti a Ulan Bator (ci sarà una spianata davanti a Ulan Bator, no?), il 4 a Bukhara, il 3 magari alle strade che portano a Ushuaia, nel sud del mondo che più sud non può esistere e così via, assegnando pure qualche punticino alla salitella di Saracinesco, sperando di incontrare una delle circa 170 anime che ci vivono in santa pace… ma mai avrei pensato di dare più di zero alla Fifth Avenue, o al Ponte di Brooklyn… che tutt’al più mi ricordava la gomma da masticare.

E invece eccomi qui, a raccontare la notte per le strade di New York. A trovarle affascinanti come entrando nel set di vite così lontane dalle mie da sentirle come l’altra parte di me.

Per ora qui ci saranno solo le strade della notte e dei suoi colori, perché poi, quando farà giorno ci saranno tutti altri colori da raccontare

 

 

 

 

 

 

Per ora vi voglio raccontare la sfida al traffico ininterrotto per rubare qualche lampo di luce al buio

Le strade di New York sono ombre di pensieri in controluce

ricordi di scene inesistenti, che sappiamo essere ma non sappiamo dove.

l’anima nera di minacce che non sappiamo riconoscere (ricordate Duel?). Da vivere come dietro il palcoscenico in un teatro o, al contrario, come se fosse sospeso nell’aria, angeli cherubini in bilico alle porte dell’inferno.

Le strade di New York sono dense come anime da stringere nel buio

piene di segreti come corpi sconosciuti

scie che ti passano davanti come ombre cinesi sul muro dei pensieri

riflessi di ordinarie ossessioni

Sembra sempre di essere in attesa dell’invasione di ultracorpi

Non si dorme mai per le strade di New York, e il giorno è solo l’intervallo tra due notti.

…al termine della notte

Posted in Strade da leggere con i tag , , on Luglio 17, 2008 by guatantavara

“Ho finito per addormentarmi sulla domanda, nella mia notte privata, quella bara, tanto ero stanco di camminare e di non trovare niente.”

In questo tuffo nelle strade dell’anarchismo e dell’eresia letteraria, e in una notte che chissà perché non mi lascia presagire che strade inutili, dopo Stigerman incontriamo uno scrittore controverso, impossibile da amare, casomai da detestare per come la pensava, ma la cui scrittura ci attrae come le efemere alla lampada. Louis-Ferninand Céline. E il romanzo è Viaggio al termine della notte.
D’altra parte come non essere attirati da un pezzo così.

Non avevo risposte. Ci si può perdere andando
a tentoni tra le forme trascorse. È spaventoso
quante ce ne sono di cose e persone che
non si muovono più nel tuo passato. I vivi
che si smarriscono nelle cripte del tempo
dormono così bene con i morti che perfino
un’ombra già li confonde. Non si sa più chi
risvegliare quando si invecchia, se i vivi o i morti.

E’ lungo una strada contorta e nichilista il viaggio di Céline al termine della notte. Popolato di persone rese di un normale cinismo dagli occhi stessi dell’autore.

Come questa

Allora i sogni affiorano nella notte per andare a incendiarsi
nel miraggio della luce che si muove. Non è affatto la vita
quello quel che accade sugli schermi, resta dentro un grande
spazio torbido per i poveri, per i sogni e per i morti. Bisogna
fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita
che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche
giorno in più attraverso quell’atrocità di cose e uomini.
Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio
l’anima. Per me, lo confesso, erano quelli sporchi.

Ma sono le domande sul tempo passato, sul riconoscere anime che nemmeno ce l’hanno, un’anima, sui perché del nulla ad affascinarmi maggiormente.

Scopri in tutto il tuo passato ridicolo tante di quelle ridicolaggini, inganni, credulità, che vorresti forse smettere di colpo d’essere giovane, aspettare che la giovinezza si distacchi, aspettare che ti sorpassi, vederla andarsene via, allontanarsi, guardare tutta la sua vanità, toccar con mano il suo vuoto, vederla ripassare ancora davanti a te, e poi tu andartene, essere sicuro che se ne è proprio andata la tua giovinezza e in gran tranquillità, per conto suo, tutto suo, ripassare piano piano dall’altra parte del Tempo per guardare davvero com’è che sono la gente e le cose.

Per concludere con queste annichilenti parole, che non lasciano speranza.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.
E poi, forse non si saprebbe mai, non si troverebbe niente. È questo la morte.

E’ un modo non allegro di chiudere un post, per la verità, ma serve un po’ a compensare futuri scherzi, lazzi e sciocchezze e ogni sorta di nefandezze scribacchine che avveranno lungo Guatan Tavara.