Archivio per la Categoria Strade da raccontare

La côte sauvage e altri affetti

Posted in Europa, Guatan Tavara, I nostri viaggi, Strade da raccontare con i tag , , , , , , , , , on Marzo 28, 2009 by guatantavara

Mancava il mare a Guatan Tavara.

Quiberon - La côte sauvage

Sembrava come se Kun’as non lo amasse.

On the border of a dream

“E invece il senso del mare Kun’as non lo aveva più, perché per lui, e per il resto della sua gente, la primitiva essenza del mare si era persa da tempo, come il neonato perde il liquido del ventre materno.”

Così comincia, più o meno Guatan Tavara.

E dal quel senso mancato di mare, Kun’as parte per la sua disperata ricerca di Càndor. Viaggia per ogni luogo esistente e inventato, pieno di dolori e altri affetti. Di coste selvagge dell’animo.
Senza mai potersi ritrovare nemmeno per un attimo davanti ai tramonti di isole amiche.

Isle of Palmarola #03

Fino a che…
” un inconfondibile odore fu portato improvvisamente da una brusca folata di vento. Un ricordo che sembrava cancellato per sempre si riaffacciò nella memoria di tutti. Si videro apparire di nuovo tutte le storie che cieche violenze avevano cancellato, per quell’unica forza che ora li attraeva e e si rivelava dal nulla come la loro unica salvezza. La barca superò lo scoglio. E una grande acqua blu apparve all’orizzonte, alla fine dello stretto fiordo in cui il fiume moriva.  Era il mare.”

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E così finisce, più o meno, Guatan Tavara (mi dispiace per chi non lo ha letto… se ho svelato il suo segreto più profondo… che è stato scritto per chi ama il mare e deve starne lontano!) e Kun’as può finalmente godersi di nuovo il tramonto, in una qualunque delle sue isole amiche…

Isle of Palmarola  #02

Ma prima di continuare, permettete che metta una colonna sonora che ci accompagni in questo viaggio sul mare… e chi se non Poseidone?…

Il mare è per tutti una lunga attesa, come fosse l’alta marea all’Estoril

Waiting for the High Tide

come fosse una veglia notturna, trattenendo il respiro fino all’alba.

Sunshine at the Adriatic Sea - 80214

l luoghi del mare possono essere il rifugio trasparente della barriera corallina

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protetti dal faro di Ras Mohammed

Ras Mohammed 0047

E il mare può essere bello come tutti i colori del mondo.

Blu

blu

Oro

gold

Ametista

amethyst

Cremisi e zaffiro

crimson-and-sapphire

Il luoghi del mare possono essere increspati per fare paura

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ma possono essere increspati per offrirsi al gioco di ragazzi

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Il luoghi del mare possono essere l’inizio del mondo

sunshine-at-north-cape

E la fine

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Ci si può lasciar navigare sopra, come fossimo fenicotteri rosa, in volo verso il nostro altrove

Camargue F144

Camargue F168

I luoghi del mare possono essere come le spazialità di Rothko

dedicated-to-rothko

o come un dipinto romantico dei colori di Turner
drawing-the-see

Le onde del mare ci riportano nei luoghi dei primi amori, e poi ci rilasciano a riva, sapendo che lì – proprio come le onde – vanno a morire, risacche di memorie mai smesse.

onde-1

I luoghi del mare, come i nostri affetti più cari, non possono che essere i luoghi dove la luna ci racconta una storia.

Dedicated To The Moon #3

E la storia del mare continua…

Ho visto anche

Posted in Strade da cantare con i tag on Novembre 14, 2008 by guatantavara

Lungo Guatan Tavara c’è anche tanta tanta nostaglia. Basta poco, quasi un niente. Spesso una nota, sempre un verso, mai il rimpianto.
Oggi è così, è la nostalgia dell’ho visto

Chi se la ricordava questa…

E io ve la ricordo, avendola incontrata giorni fa, nel mio peregrinare tra i ricordi, ed avendola poi risentita oggi in una versione moderna, che non mi dispiace, ma che forse la farà diventare di moda. E io odio le canzoni che diventano di moda

E… veramente, stavolta avevo pensato a scrivere qualcosa su un album, che oggi forse si chiamerebbe un concept album… una di quelle magie che ci trovammo in regalo senza nemmeno essercene accorti… New Trolls e Fabrizio de Andre’…
Ormai il gioco è scoperto…

ma quanto era bella questa…vorrei comprare una strada nel centro di nuova york

e i mitici ghiacci di Thule… quanto ci ho sognato sopra, dentro, verso… ma chissà dove diavolo stanno… in Groenlandia, Canada, Polo Nord?

e Susy, la mia amata Susy, Susy Forrester, quanto l’avrei coccolata e difesa dalle brutture del mondo

E la pace? cantata prima di tutte le manifestazioni per la pace. La pace di Padre O’Brien

L’unica che conoscevano tutti era Irish, quello che andrà da Lui in bicicletta

E ce ne stavano anche tante altre… sulla strada, per la pace e compagnia cantando,
tipo ti ricordi Joe… ti ricordi di Sam con il cuore coperto di mosche….
Ma non le ho trovate, almeno in video, e quindi la nostalgia finisce qui…

Anime migranti

Posted in Strade in versi, Strade inventate con i tag , , , on Ottobre 6, 2008 by guatantavara

Ci sono bellezze che oscurano anche la mia ineguagliabile vanità.
Versi davanti ai quali, come posto davanti al bivio fra trapassati futuri e futuri stra-passati, non riesco nemmeno a decidere se vorrei averli scritti io o dedicarli al volo silenzioso delle anime migranti.
Come fossimo alzavole che disseminano di nonnulla le strade di continue migrazioni, rari alberi, ciuffi d’ombra nel deserto, isole su cui fermarsi a riposare nel loro viaggio interminabile, fino alla scogliera selvaggia su cui, tra mille, cercano il ricordo dell’anno prima e ne riescono ad amare persino l’assenza.

Insomma, ecco, la strada più bella può essere piena di vive inesistenze… quindi rifatevi della bocca amara, del sangue amaro, delle amarezze e di tutto quanto avete di amaro (tranne la cioccolata) con questo Montale…

Accade
che le affinità d’anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.

Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l’oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.

Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perchè solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.

Insisto
nel ricercarti nel fuscello e mai
nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.

Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors’era così come mi pareva
o non era.

Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l’innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,
di te tutto conosco, tutto
ignoro.

Via della Scala

Posted in Piccoli ricordi di strada, Strade da cantare, Strade interrotte con i tag , on Settembre 19, 2008 by guatantavara

Mi suona strano pensare che non la canterai più.
A me che cantandola mi faceva stare di quella tristezza felice che ero un po’ triste e un po’ felice.
Un po’ come Michel di Lolli, sarà un caso che si parla di amicizia, ricordi e sogni? Sarà un caso che si parla di strade interrotte?
Che ti arrivi il mio ciao mentre la canti agli angeli (o ai diavoli?)

…al termine della notte

Posted in Strade da leggere con i tag , , on Luglio 17, 2008 by guatantavara

“Ho finito per addormentarmi sulla domanda, nella mia notte privata, quella bara, tanto ero stanco di camminare e di non trovare niente.”

In questo tuffo nelle strade dell’anarchismo e dell’eresia letteraria, e in una notte che chissà perché non mi lascia presagire che strade inutili, dopo Stigerman incontriamo uno scrittore controverso, impossibile da amare, casomai da detestare per come la pensava, ma la cui scrittura ci attrae come le efemere alla lampada. Louis-Ferninand Céline. E il romanzo è Viaggio al termine della notte.
D’altra parte come non essere attirati da un pezzo così.

Non avevo risposte. Ci si può perdere andando
a tentoni tra le forme trascorse. È spaventoso
quante ce ne sono di cose e persone che
non si muovono più nel tuo passato. I vivi
che si smarriscono nelle cripte del tempo
dormono così bene con i morti che perfino
un’ombra già li confonde. Non si sa più chi
risvegliare quando si invecchia, se i vivi o i morti.

E’ lungo una strada contorta e nichilista il viaggio di Céline al termine della notte. Popolato di persone rese di un normale cinismo dagli occhi stessi dell’autore.

Come questa

Allora i sogni affiorano nella notte per andare a incendiarsi
nel miraggio della luce che si muove. Non è affatto la vita
quello quel che accade sugli schermi, resta dentro un grande
spazio torbido per i poveri, per i sogni e per i morti. Bisogna
fare in fretta a ingozzarsi di sogni per attraversare la vita
che vi aspetta fuori, usciti dal cinema, resistere qualche
giorno in più attraverso quell’atrocità di cose e uomini.
Uno sceglie tra i sogni quelli che gli riscaldano meglio
l’anima. Per me, lo confesso, erano quelli sporchi.

Ma sono le domande sul tempo passato, sul riconoscere anime che nemmeno ce l’hanno, un’anima, sui perché del nulla ad affascinarmi maggiormente.

Scopri in tutto il tuo passato ridicolo tante di quelle ridicolaggini, inganni, credulità, che vorresti forse smettere di colpo d’essere giovane, aspettare che la giovinezza si distacchi, aspettare che ti sorpassi, vederla andarsene via, allontanarsi, guardare tutta la sua vanità, toccar con mano il suo vuoto, vederla ripassare ancora davanti a te, e poi tu andartene, essere sicuro che se ne è proprio andata la tua giovinezza e in gran tranquillità, per conto suo, tutto suo, ripassare piano piano dall’altra parte del Tempo per guardare davvero com’è che sono la gente e le cose.

Per concludere con queste annichilenti parole, che non lasciano speranza.

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.
E poi, forse non si saprebbe mai, non si troverebbe niente. È questo la morte.

E’ un modo non allegro di chiudere un post, per la verità, ma serve un po’ a compensare futuri scherzi, lazzi e sciocchezze e ogni sorta di nefandezze scribacchine che avveranno lungo Guatan Tavara.

Il viaggiatore

Posted in Strade da leggere, Strade interrotte con i tag , , , on Luglio 6, 2008 by guatantavara

In questo Blog si parla spesso di viaggi. Di viaggi veri, che restano nei nostri ricordi per sempre, e di viaggi inventati, che albergano solo nei nostri pensieri, solitari ed effimeri.
Quanto più sono nitide le strade dei primi, tanto più sono confuse quelle dei viaggi inventati. 
Così a volte, i primi continuano ad essere vivi, senza concludersi mai, mentre i secondi si interrompono anzitempo, incompiuti, e si perdono tra le tracce del nulla.

Stig Dagerman li ha interrotti tutti e due i suoi viaggi. Volontariemente e anzitempo. Lasciandoci uno scritto così amaro che di più sarebbe impossibile pensare.

E ce lo fa sentire così vicino questo epitaffio, che quasi lo lasceremmo volentieri sul nostro cammino. Lungo le tante strade intraprese e interrotte per un nonnulla o una delusione. Lo lasceremmo nei cuori di incontri fugaci, in occhi mai più ritrovati, nell’album di foto sbiadite. Persino sulla scrivania dei nostri uffici.

Funeral Train

Posted in Strade da raccontare, Strade interrotte con i tag , , , , on Giugno 16, 2008 by guatantavara

E’ raro che una fotografia ancora mi emozioni. Ne ho viste così tante, me le sono studiate tante e così a lungo che ho perso quasi il gusto di dire… che bella foto! Che ci trovo, oltre al fatto che è bella di per sé, che mi emoziona?

Allo stesso modo, dovessi dire che tipo di foto mi piace fare, qual è la mia strada di fotografo avrei non poche difficoltà. Mi sembra così naturale fare quello che Andreas Feininger chiamava “vedere fotograficamente” che tutto diventa fotografia potenziale (anche se poi mi esce una schifezza).

Così oggi sono qui a parlarvi di fotografie che mi hanno emozionato. Sono le foto del viaggio del treno che portava il feretro di Bob Kennedy dalla Penn Station di New York alla Union Station di Washington, solo 328 chilometri d’America, ma milioni e milioni di chilometri di animo umano. La raccolta si chiama RFK Funeral Train ed è di Paul Fusco. Ci sono dentro tutti i temi cari a questo blog: la strada vera e quella metaforica, il treno, il tempo, la memoria. Ecco, mi direi da solo, quando le farai mai foto così tu…

Non saprei che tag dare a questo post, se non tutti i tag che ho già dato, non saprei in quale categoria metterlo se non in tutte quelle che ho pensato di costruire qui dentro. Memoria, tempo, viaggio, strade interrotte, strade inventate, piccoli ricordi di strada, strade da raccontare.

Ve le lascio allora senza altri commenti. Come si dice nelle migliori tradizioni… sono foto che parlano da sole, anche se una per me parla più delle altre… ma anche questa è bellissima…. e perché questa?

Fermatemi….

Io vado avanti quanto è lungo il sempre

Posted in Strade in versi con i tag , on Maggio 16, 2008 by guatantavara

I advance for as long as forever is

Mi hanno sempre affascinato i versi di Dylan Thomas. Ci trovo una magica mescolanza di simbolismo e underground. Ci sento una poesia che non nasce dal cuore, e nemmeno dalla mente, ma dall’ancora più profondo.

Si potrebbe dire, parafrasando Pascal… la mente ha follie che la follia non conosce…

Sarà perché sento i suoi versi sempre in cammino, ma sempre a metà strada del viaggio.
Anche se parla raramente di strade, sulla strada Dylan Thomas c’è sempre, come quando dice…

Ventiquattro anni mi rammentano le lacrime degli occhi.
[...]
Nell’arco della porta naturale stavo accosciato come un sarto
A cucirmi il sudario per il viaggio
[...]
Verso la meta conclusiva, la città elementare,
Io vado avanti quanto è lungo il sempre.

…versi che detti in originale suonano ancora più belli.

Twenty-four years remind the tears of my eyes.
(Bury the dead for fear that walk to the grave in labour.)
In the groin of the natural doorway I crouched like a tailor
Sewing a shroud for a journey
By the light of the meat-eating sun.
Dressed to die, the sensual strut begun,
With my red veins full of money,
In the final direction of the elementary town
I advance for as long as forever is.

Chissà perché non mi fa pensare tanto a Bob Dylan (ovviamente è Bob Dylan che mi fa pensare ai suoi versi) quanto ai primi Pink Floyd, quelli di Ummagumma o ai Jefferson Airplane.

Il cielo è lacerato lungo questo
Cencioso anniversario di due esseri
Che percorsero tre anni in armonia
I lunghi viali delle loro promesse.

The sky is torn across
This ragged anniversary of two
Who moved for three years in tune
Down the long walks of their vows.

E certo è che poeta più visionario di lui è difficile da trovare…

La tenebra è la via, la luce il luogo;
Il Cielo, che mai fu
Né sarà mai, è eternamente vero,
E in quel vuoto roveto,
Fitti come le more nei boschi,
I morti crescono per la Sua gioia.

Dark is the way and light is the place,
Heaven that never was
Nor will be ever is always true,
And, in the brambled void,
Plenty as blackberries in the woods
The dead grow for Him Joy.

E ancora la strada

Io non dovrò, percosso sulla strada incendiata e vacillante,
Voltarmi a fissare un vecchio anno
Che brucia e crolla in un guazzabuglio di torri e gallerie
Come nei quadri maltrattati dai ragazzi?

Shall I, struck on the hot and rocking street,
Not spin to stare at an old year
Toppling and burning in the muddle of towers and galleries
Like the mauled picture of boys?

Ci sono poi versi di una bellezza lancinante

La palla che lanciai giocando nel parco
Non è ancora scesa al suolo.

Oppure
La sete è spenta, la fame placata,
E lungo il cuore ho uno spacco;
La faccia è smunta allo specchio,
Le labbra smorte dai baci
Ed è smagrito il mio petto.
Una ragazza allegra mi prese per uomo,
La stesi giù e le narrai il peccato,
Le misi accanto una rosa d’ariete.

Che dire?

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;

Penso si possa finire qui…

Strade per trovarsi, strade per perdersi

Posted in Strade da raccontare, Strade inventate con i tag , , on Maggio 8, 2008 by guatantavara

(dedicato a chi si sta cercando. E a chi si sta perdendo)

Le strade per trovarsi sono nascoste in un mare d’erba, le vedi oscillare tra le onde che la prateria fa sotto i colpi di un vento scortese.

E trovarsi è come si trovano ta loro le foglie, una accanto all’altra, piegate dagli stessi colpi di vento e per le stesse speranze ritornate erette.
Fino a toccarsi e riconoscersi.

Le strade per perdersi sono nascoste in un mare di corpi che si stringono e si allargano,

si sfiorano e non si sentono, si fermano e si travolgono,
e solo lo sguardo si può incontrare, riflesso nell’aria pesante di una discoteca,
piena di odori e di stanchezza,
o dentro una metropolitana di sera, agorà del disinteresse,
attraversata dal tremore della solitudine,
mentre un Mosè narrante apre la strada delle cose fatte insieme,
e dentro ci si perde, controcorrente, verso la nostalgia,
faticando come se si camminasse per una strada che non c’è,
se non inventata.

Le strade del trovarsi sono nascoste in un mare di pensieri solitari e di scrigni, riempiti un po’ alla volta di parole in sospensione.
Fanno pensare alla neve che cade, si posa e mai svanisce,
sono i pensieri nascosti tra luoghi segreti e altri affetti, case solitarie in lontananza.
E restano lì per anni, come foglietti sgualciti, senza che nessuno ci possa più scrivere sopra,
bacheche di appuntamenti telepatici, a cominciare un pensiero e vederlo trasformato in frase,
chi mette dove e chi mette quando e tutti e due a mettere amore,
ma a gocce, che non si stanchi, a ingiallire la carta, riflessi su specchi che si rincorono nel tempo
per ritrovarsi, le mani raggrinzite dall’età, ossute,
ad aspettarsi ancora, come per sempre in punto di vita.

Le strade del perdersi sono nascoste dentro un mare infinito,
a dondolare di morsi e giravolte.
A immaginarsi mischiati in una tana, riempita di insonnia e pigrizia, talpe calde fatte di coda e calore.
Rotolare in guerre di posizione, strusciando come dentro gallerie d’amanti, a indovinare dentro quale piega ci si sta perdendo,
attacchi all’arma bianca, i fiati appiccicati ai ventri come tepore di un alone che s’appanna al vetro freddo, giostra completa di possedimenti e tregue.
Andirivieni tormentoso e umido. Fino alle sazietà dell’alba.

Le strade del perdersi e del trovarsi sono nascoste in un mare di nuvole,

corridoio lungo cui scorre un’identica lunghezza d’onda,
assiepati sulla stessa nota di un pentagramma, come alzavole a riposo lungo i fili del telegrafo,
nel volo che fanno tra il nord e la sopravvivenza.

Le strade per perdersi e per trovarsi sono come il mare la mattina presto,

quando delle onde si sente anche il rumore, quando arrivare a riva per loro è come morire, ma dolcemente, senza sforzo.
E prima di frangersi si riconoscono l’un l’altra, richiamandosi allo stesso destino.
Ed hanno un colore che non fa pensare al mare ma ad un altrove.
E altrove sono. Si perdono e si trovano.
E altrove sono.

Vie che attraversano il tempo

Posted in I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade inventate con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , on Aprile 22, 2008 by guatantavara

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Ho sempre pensato ai fiumi come strade che attraversano il tempo.

Che alla sorgente partono da Gerico e alla foce arrivano a Trantor. Fin dai tempi della scuola. Quando studiare geografia era come viaggiare nel tempo. Il Tigri e l’Eufrate – sono certo che io sono nato lì, da qualche antenato lontano – che proteggevano la Mesopotamia. Il Nilo, che non immaginavo nemmeno quanto è bello davvero quando ci scivoli sopra. Tutti i nomi bellissimi e placidi dei fiumi degli angoli di mondo. Rio delle Amazzoni, Mississipi-Missouri, Omo Bottego, Orinoco, Congo. Indo, Gange e Bramaputra. Il Fiume Giallo e il Fiume Rosso. Le cantilene esotiche… Don, Dnjepr, Dnjestr. Volga e Danubio. I fiumi del Risorgimento e delle guerre, Piave, Isonzo, Tagliamento.

Ed eccoli i miei fiumi. La foce del Sangro. Dove non puoi non giocare a fare l’ombra che si muove al crepuscolo. Lanciando sassi al mondo.

I versi con cui ho aperto questo articolo sono di Cesare Pavese, uno che sapeva vedere nelle cose attorno a noi i segni che ci portiamo dentro e che sapeva scrutare l’animo umano, forse più quello degli altri che il proprio, come spesso capita anche ai comuni mortali. Le sue poesie sono piene di paesaggi, dentro i paesaggi strade, città e fiumi, dentro le strade, le città e i fiumi – anzi, come strade, città e i fiumi – ci siamo noi e le nostre anime.

E per accompagnarmi in questo viaggio sul fiume ho scelto altri tre poeti. Diversi e uguali, come al solito. Sono Holderlin, Whitman e Ungaretti. Parlano di fiumi anche loro. Proprio come fossero vie che attraversano il tempo.

Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo / e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato

L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso

Ho tirato su / le mie quattr’ossa / e me ne sono andato / come un’acrobata / sull’acqua

Mi sono accoccolato / vicino ai miei panni / sudici di guerra / e come un beduino / mi sono chinato a ricevere / il sole

Come fa a non essere un viaggio nel tempo la Moldava vista dal castello di Hradcany?

E quel ponte senza tempo sull’Hudson, a cavallo di NYC, non sembra attraversare epoche lontane?

Questo è l’Isonzo / e qui meglio / mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo

Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia

Ma quelle occulte / mani / che m’intridono / mi regalano / la rara / felicità

Ho ripassato / le epoche della mia vita

Questi sono / i miei fiumi

Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo / che mi ha visto / nascere e crescere / e ardere d’inconsapevolezza / nelle estese pianure

Questa è la Senna e in quel suo torbido / mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi / contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia / che in ognuno / mi traspare / ora ch’è notte / che la mia vita mi pare / una corolla di tenebre

Questo il mio Nilo

questa la mia Senna

Visti dall’alto i fiumi sembrano lo scheletro della terra.

Visti dai ponti sembrano libri di storia che ti scorre accanto.

Come l’uccello del bosco s’invola sopra le cime,
Si lancia sul fiume che accanto ti corre splendendo,
…… Agile e forte il ponte
……… Che di carri e d’uomini suona
Come mandato da dèi, una volta m’avvinse un incanto
Sopra quel ponte, mentre l’attraversavo,
…… E di laggiù nello sfondo dei monti
……… Malioso m’appariva il lontano,
E il giovane fiume fuggiva, ilare e fosco, alla piana
Come il cuore che oppresso dalla sua troppa bellezza,
…… Per trapassare amando
……… Nei flutti del tempo si scaglia.

Al crepuscolo assumono i colori del sogno

Visti dal basso, sembrano i luoghi delle favole.
Come il fiume sconosciuto incrociato sulla D71, nel cuore di Bretagna

Tra la marea di Mont Saint Michel e le onde selvagge di Quiberon. Dove sicuramente si nasconde qualche cavaliere di Re Artù. A trovarla , da qualche parte ci sarà anche Morgana.

O i fiumi di Camargue, che sembrano liquefarsi nella palude, attirando le fronde degli alberi come per un ultimo saluto.

Terre di dormienti, liquidi alberi!
Terre del tramonto andato – terre delle montagne dalle
vette di nebbia
Terre del vitreo scorrere della luna piena tinta di blu
Terre dello splendore e dell’oscurità che screziano
l’acqua del fiume!
Terre del limpido grigio di nuvole più vivide e più chiare
per amor mio!

Ogni fiume sembra avere un’anima, un’anima che vi scorre dentro e ci racconta del mondo che ha visto fin lì. E tutti insieme i fiumi sembrano venare il mondo.

Il fiume di Rovaniemi si chiama Kemijoki. Dall’alto ci vedi i tronchi galleggiare e toccarsi, farsi i dispetti, montandosi sopra a turno e facendo spruzzi d’acqua schioccando . Se vai loro vicino li senti parlare e raccontarsi l’uno con l’altro del bosco da cui vengono. Ti dicono dei mille laghetti che hanno superato per arrivare fin là.

Cambia colore al tramonto Kemijoki, e altri tronchi arrivano e si acquattano placidi rubando l’ultimo sole

e al mattino sembra freddo come un inverno del Nord

Il Danubio non smette mai il suo colore di piombo mentre si perde a vista d’occhio, tra il crollo dei muri e le speranze crollate

Il delta del Po ti fa perdere come in un labirinto dove regnano animali silenziosi,

fronde invaghite del vento. Orizzonti

che galleggiano nel nulla del cielo.

Il Tamigi notturno si perde nella pagina nera come un passo solitario