Sopravvivenze e solitudini
(Appunti e visioni di un viaggio in Marocco – Capitolo 5)
La storia che vi voglio raccontare oggi è una storia fatta di mille storie che nemmeno si conoscono l’un l’altra eppure sono vicine come sanno esserlo le vite di chi sopravvive o è solo.
Mille storie di sopravvivenze solitarie e di solitudini sopravvissute al quasi nulla che diventa un irraggiungibile tutto
Sopravvivenze
PARTE PRIMA
I luoghi dove i colori nascono
Questo è il luogo, nascosto tra le pieghe vergognose del mondo, dove davvero i colori nascono

i colori che portiamo nei nostri giorni pieni e nulli,

colori di cui nemmeno ci accorgiamo e meno che mai ci domandiamo

e questi sono gli uomini che li fanno nascere i colori



non si sa in che tempo siamo, nemmeno a entrarci dentro…




fino a incontrare gli uomini che ai colori danno forma

PARTE SECONDA
La giornata di un fuochista
La giornata di un fuochista nasce in mezzo al fumo nero che il vento spinge verso l’Algeria






La giornata di un fuochista finisce in mezzo al fumo, che il vento stanco non sa più dove portare, e lascia lì, a intossicare le nostre anime inutili

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Solitudini
PARTE PRIMA
Io appartengo a questa terra

Io appartengo a questa terra e questa terra mi appartiene

Questa terra che mi dà da vivere e da morire

questa terra che mi accompagna dalla mattina alla sera e ancora oltre, fino alla mattina dopo

Io sono parte di questa terra e questa terra è parte di me

questa terra è la terra dove camminerà con me il mio amico andato via

colui cui nessuna terra potrà essere amica se non dove si è messo a riposare

colui che nessuna terra potrà mai più calpestare, se non quella dei nostri cuori che lo cercheranno ancora



PARTE SECONDA
Questa terra mi appartiene

Questa terra mi appartiene eppure più non sento mia

questa terra mi sfugge eppure mi rimane dentro

come un volo di cicogna che più non faccio contro il vento ingrato del nord

PARTE TERZA
Tutto quello che mi appartiene

Questo è tutto quello che mi appartiene


è la mia ricchezza che mi accompagna lungo il cammino

o se mi fermo a cercare dove sono andato a finire

nascosto tra le pieghe del mondo vergognoso
Ottobre 7, 2009 a 3:29 am
Caro Stefano sono le 5.00 del mattino. Ieri cotto come una patata lessa sono andato a letto alle 10.00… e dopo aver dormito qualcosa in più delle mie sei ore, mi sono messo a girare per il web. Normale? Drogato? non lo so’ ho finito i libri da leggere e quindi inganno il tempo.
Ho scovato dall’altra parte un collegamento a questo tuo blog di cui mi hai parlato spesso. Ho letto e guardato tutto con avidità.
Ricordo che prima di partire per questa vacanza mi avevi detto che forse avresti voluto visitarla diversamente… e il reportage mi fa pensare che tu sia riuscito a farlo veramente. Dicono che l’Africa sia la concentrazione dell’essenza dell’uomo. E’ vero e tu l’hai capito e me lo hai spiegato. Nelle
tue righe leggo un dolore quasi sussurrato, per qualcuno che c’era e che ora non c’è più. Ma solo fisicamente, il ricordo non si ferma e non si cancella.
Non servono mesi per spiegare e trasmettere qualcosa di profondo. Basta una settimana, pochi giorni e ancora poche ore, per capire l’uomo ed i luoghi che fanno parte della sua storia, della sua gioia, del suo dolore di essere Uomo.
Un caro saluto amico mio e grazie per questo risveglio. Oggi sarà un giorno in cui le “brutture comportamentali” cui assistiamo ogni giorno mi scivoleranno addosso senza aggredirmi.
Spero di vederti presto.
Paolo