Strade in versi
Se cantare le strade è facile, fin troppo forse, non la stessa cosa succede con la poesia.
O almeno, io ho trovato con difficoltà versi che la strada la recitano.
Ci sono molti versi isolati, belli, ma senza lo spirito dell’erranza, il senso del vagabondare, non è facile trovare il motivo dominante del cammino né dello starci sopra le vie o del vivere la strada.
Eppure, alcuni versi che ho trovato sono bellissimi…
Potrei cominciare con questi…
Ogni giorno decapita un’ora all’infanzia
lascia all’occhio il tempo
________e al tempo lo spreco
la stazione merci e il vapore
________ delle locomotive e lo sporco pigro fiume
che si trascina via la strada della miniera
________ la strada regia verso Przesklabje
________ infanzia eterna
dove le tue immagini crescono da fumo e sogno e fiamme.
Anche perché questa stessa poesia, Infanzia a Gleiwitz, di Horst Bienek, poeta tedesco contemporaneo, ad un certo punto fa così…
E’ infanzia ricordo
o ricordo infanzia
________ che cosa rimane
________ un gesto un sorriso la carezza sopra i capelli
allarme aereo un bacio dovuto
________ che si è atteso invano una sera
________ una stanza
________ riempita di vuoto
________ moltiplicata con la notte
Sono versi che con la strada c’entrano poco ma sono belli lo stesso…
(1 – continua… con Dylan Thomas, Liriche cinesi e tanto altro…)
Marzo 14, 2008 a 7:03 pm
Io ne conosco una di Pier Mario Giovannone:
Sappi che tutte le strade
Sappi che tutte le strade, anche le più sole
hanno un vento che le accompagna
e che il gomitolo, forse
non ha voluto diventar maglione
che preferisco non imparare la rotta
per ricordarmi il mare
Qui la potete ascoltare letta da Gian Maria Testa:
Marzo 15, 2008 a 8:43 am
“Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me
Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse
Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito
Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
cogli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto
Ma Dio cos’è?
E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie
gocciole di stelle
e la pianura muta
E si sente
riavere”
Risvegli, Ungaretti… La strada di un vivere cosciente
E poi, non posso fare a meno di ricordare una poesia magnifica. L’originare russo ha una musicalità che non è possibile rendere del tutto nella traduzione. Per darvi un’idea, il primo verso, traslitterato, suona così:
vychazhù odìn ja na dorògu
“Solitario io esco sulla strada;
splende tra la foschia la via sassosa;
calma è la notte. Si affisa in Dio
il deserto. E stella parla a stella.
In alto il cielo è solenne e mirabile!
Dorme la terra in un fulgore azzurro…
Cosa dunque mi tormenta e m’angoscia?
C’è qualcosa che attendo, che rimpiango?
Già non attendo io nulla dalla vita,
e del passato non rimpiango nulla.
Vado cercando libertà e quiete!
Vorrei scordare me stesso, dormire,
e non del freddo sonno del sepolcro…
sì, per sempre dormire, ma che in seno
riposino le forze della vita,
e il petto, nel respiro, si alzi lieve;
che una tenera voce, notte e dì,
mi carezzi l’udito, canti amore,
e reclini e stormisca bruna quercia
su di me, verdeggiando in eterno.”
Se dovesse esistere il Paradiso dei poeti, spero che Lermontov – morto a soli 27 anni – vi abbia trovato la “tenera voce” che gli canti l’amore che egli, in vita, cantò in maniera splendida. Si capisce che lo adoro?
Marzo 15, 2008 a 3:36 pm
Naturalmente, Verlaine…
“Andavo per perfidi sentieri
incerto dolorosamente.
Le vostre mani mi fecero da guida.
Così pallida sull’orizzonte lontano
riluceva una tenue speranza d’aurora:
il vostro sguardo fu il mattino.
Nessun rumore, tranne il suo passo sonoro,
dava coraggio al viaggiatore.
La vostra voce mi disse: “Vai avanti!”.
Il mio cuore impaurito, il mio tetro cuore
piangeva, solo, sulla triste via;
l’amore, delizioso vincitore,
ci ha riuniti nella gioia.”
Ancora Verlaine:
“Oh, il fiume nella strada!
Apparso come in sogno
dietro un muretto di cinque piedi,
svolge senza un sussurro
l’onda opaca ma pura
per i quieti sobborghi.
La strada è molto larga,
e così l’acqua gialla come una morta
scorre ampia e senza speranza
di riflettere altro che la bruma
anche quando l’aurora accende
i cottages gialli e neri.”
Marzo 15, 2008 a 5:31 pm
Chi mi conosce sa che il mio sport preferito è… mescolare, confondere, sovrapporre… quindi chi ci dice che mentre non si legge una delle poesie che avete messo non si possa sentire anche della musica?
Alla poesia di Giovannone io accoppierei… che ne so… Robert Wayatt… Cuckooland… l’attacco di Mister E.
A Risvegli… non c’è dubbio… Wim Martens… la bellissima Struggle for Pleasure.
Più difficile Lermantov, non ci sta male Memory, da Angels of the Universe di Hilmar Orn Hilmarsson & Sigur Ros
E Verlaine?… i Joy Division di Atmosphere?
I giochi si mischiano… come piace a me… perché a questo punto non ci proiettiamo anche qualche foto? Permettete che metta qualcuna delle mie? Così, tanto per gonfiarmi un po’ prima del sabato sera…
Lo so… ora qualcuno degli ospiti di questo blog lunedì mi accoglierà con la consueta domanda… stavolta chi era il tuo pusher?… ma tanto ci sono abituato…
Marzo 16, 2008 a 8:37 am
Mi inchino di fronte al vostro smisurato sapere.
Vado, come al solito, di fretta.
Quindi vi lascio un’impressione, uno sguardo. Un frammento.
Un haiku ( una delle forme poetiche che più amo ).
La strada c’é, proprio alla fine ,in quel St. così contratto.
E dentro l’haiku c’é tutto lo stupore di chi guarda chi ama attraversare la strada ventosa.Di chi trasforma il suo sguardo in un’idea altra di bellezza e di vita.
morning
your red nylon mac
blown like a poppy across Hardman St.
Si chiama proprio così, “Haiku”, ed é di Adrian Henry.
Marzo 16, 2008 a 8:20 pm
L’accostamento Giovannone-Wyatt mi paice molto.
Ma in realtà la poesi adi Giovannone ha già una sua musica….Nell’album di Gianmaria Testa “il valzer d’un giorno” viene letta tra queste due canzoni:
“le traiettorie delle mongolfiere”
http://www.youtube.com/watch?v=ow4y61l13_k
“Come le onde del mare”
http://www.google.it/search?hl=it&sa=X&oi=spell&resnum=0&ct=result&cd=1&q=robert+wyatt&spell=1
come vedi sono in molti ad amare le mescolanze……
Marzo 16, 2008 a 8:24 pm
Scusa, il link corretto per “Come le onde del mare” è questo
Marzo 16, 2008 a 8:44 pm
un classico di Mina, Viaggiare, le strade di Lucio Battisti e Vasco Rossi
http://it.youtube.com/watch?v=ibsYzXqVNCM
mina
http://it.youtube.com/watch?v=ik5VsUgfWyE
Sì viaggiare evitando le buche più dure, senza per questo cadere nelle tue paure
http://it.youtube.com/watch?v=l5C6mttUwCA
Mi sono alzato mi son vestito e sono uscito solo solo per la strada ho camminato a lungo senza meta
http://it.youtube.com/watch?v=Lcz_LM91jSU
Per te che di mattina torni a casa tua perché per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
Marzo 17, 2008 a 6:59 pm
…vabbé mischiare… ma qui si esagera… volete superare il maestro dell’incasinamento?
Facciamo un po’ d’ordine: Le canzoni andrebbero nel post delle canzoni, gli haiku nel blog di Carlo, i link magari mettiamo quelli corretti, eh?… e gli inchini… gli inchini facciamoli ai principi.
…altrimenti questo blog me lo incasinate… più di quello che già è!
Marzo 20, 2008 a 10:18 pm
Ci sono poeti grandissimi e dimenticati.
Alcuni girovagavano per le strade dell’anima.
Uno di questi è Dino Campana… e questa è…
La petite promenade du poète
Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:
Vedo dietro le vetrate
Affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
C’è chi scende barcollando:
Dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando.
. . . . . . .
. . . . . . .
La stradina è solitaria:
Non c’è un cane: qualche stella
Nella notte sopra i tetti:
E la notte mi par bella.
E cammino poveretto
Nella notte fantasiosa,
Pur mi sento nella bocca
La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade
E cammina e via cammina,
Già le case son più rade.
Trovo l’erba: mi ci stendo
A conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
Canta amore alle persiane.
Ecco, trovo questa poesia tenerissima e disperata.
Marzo 25, 2008 a 5:43 pm
Inevitabile associazione di idee:
Chiudo il tuo libro,
snodo le mie trecce,
o cuor selvaggio,
musico cuore…
con la tua vita intera
sei nei miei canti
come un addio a me.
Smarrivamo gli occhi negli stessi cieli,
meravigliati e violenti con stesso ritmo andavamo,
liberi singhiozzando, senza mai vederci,
né mai saperci, con notturni occhi.
Or nei tuoi canti
la tua vita intera
è come un addio a me.
Cuor selvaggio,
musico cuore,
chiudo il tuo libro,
le mie trecce snodo.
(Sibilla Aleramo)