Strade per trovarsi, strade per perdersi

Pubblicato su Strade da raccontare, Strade inventate con i tag, , il Maggio 8, 2008 da guatantavara

(dedicato a chi si sta cercando. E a chi si sta perdendo)

Le strade per trovarsi sono nascoste in un mare d’erba, le vedi oscillare tra le onde che la prateria fa sotto i colpi di un vento scortese.

E trovarsi è come si trovano ta loro le foglie, una accanto all’altra, piegate dagli stessi colpi di vento e per le stesse speranze ritornate erette.
Fino a toccarsi e riconoscersi.

Le strade per perdersi sono nascoste in un mare di corpi che si stringono e si allargano,

si sfiorano e non si sentono, si fermano e si travolgono,
e solo lo sguardo si può incontrare, riflesso nell’aria pesante di una discoteca,
piena di odori e di stanchezza,
o dentro una metropolitana di sera, agorà del disinteresse,
attraversata dal tremore della solitudine,
mentre un Mosè narrante apre la strada delle cose fatte insieme,
e dentro ci si perde, controcorrente, verso la nostalgia,
faticando come se si camminasse per una strada che non c’è,
se non inventata.

Le strade del trovarsi sono nascoste in un mare di pensieri solitari e di scrigni, riempiti un po’ alla volta di parole in sospensione.
Fanno pensare alla neve che cade, si posa e mai svanisce,
sono i pensieri nascosti tra luoghi segreti e altri affetti, case solitarie in lontananza.
E restano lì per anni, come foglietti sgualciti, senza che nessuno ci possa più scrivere sopra,
bacheche di appuntamenti telepatici, a cominciare un pensiero e vederlo trasformato in frase,
chi mette dove e chi mette quando e tutti e due a mettere amore,
ma a gocce, che non si stanchi, a ingiallire la carta, riflessi su specchi che si rincorono nel tempo
per ritrovarsi, le mani raggrinzite dall’età, ossute,
ad aspettarsi ancora, come per sempre in punto di vita.

Le strade del perdersi sono nascoste dentro un mare infinito,
a dondolare di morsi e giravolte.
A immaginarsi mischiati in una tana, riempita di insonnia e pigrizia, talpe calde fatte di coda e calore.
Rotolare in guerre di posizione, strusciando come dentro gallerie d’amanti, a indovinare dentro quale piega ci si sta perdendo,
attacchi all’arma bianca, i fiati appiccicati ai ventri come tepore di un alone che s’appanna al vetro freddo, giostra completa di possedimenti e tregue.
Andirivieni tormentoso e umido. Fino alle sazietà dell’alba.

Le strade del perdersi e del trovarsi sono nascoste in un mare di nuvole,

corridoio lungo cui scorre un’identica lunghezza d’onda,
assiepati sulla stessa nota di un pentagramma, come alzavole a riposo lungo i fili del telegrafo,
nel volo che fanno tra il nord e la sopravvivenza.

Le strade per perdersi e per trovarsi sono come il mare la mattina presto,

quando delle onde si sente anche il rumore, quando arrivare a riva per loro è come morire, ma dolcemente, senza sforzo.
E prima di frangersi si riconoscono l’un l’altra, richiamandosi allo stesso destino.
Ed hanno un colore che non fa pensare al mare ma ad un altrove.
E altrove sono. Si perdono e si trovano.
E altrove sono.

Le strade di Marguerite…

Pubblicato su Le nostre strade, Piccoli ricordi di strada con i tag, , , , , , il Aprile 30, 2008 da guatantavara

Marguerite mi ha mandato questa. Senza dire altro. Penso che volesse metterla qui dentro. E allora ce la metto io. Poi ho saputo in quale luogo sperduto è, Albania, come si chiama la città, Berat, e come viene chiamata… città dalle mille finestre.

Così questo diventa il luogo delle vostre strade.
Degli angoli di mondo su cui avete camminato.
Mi piace l’idea che possano essere strade blu,
fuori dai tragitti comuni,
stradine che nessuno oltre voi conosce,

piccoli sentieri di un paese senza nome,
cammini che forse non sappiamo nemmeno dove vanno,
che si assomigliano tra loro come fossero lo stesso luogo lo stesso tempo,
ma ci potessero portare ovunque e per sempre.

Chi vuole può scrivermi a stedef12@gmail.com, mandarmi la sua stradina, trovata in qualche angolo di mondo, descriverla, se vuole, dirci quando e dove, altrimenti non dire niente. O mettere qui sotto un commento con un piccolo racconto di strada.

E lasciare che siano loro a parlare per noi.

Io aggiungo questa. Una stradina del sud chissaquale.

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Carlo mi ha mandato questa bellissima cosa… “la via Francigena verso Monteriggioni in una bellissima camminata solitaria”

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Questo è il racconto di una strada di Bob:
“Milano, una di quelle stradine tranquille dietro piazza della scala. Diversi anni fa. Mi piace molto passeggiare da quelle parti - io, romano che ama Milano - perchè c’è un’atmosfera rarefatta, completamente diversa da quella che si respira appena girato l’angolo verso la piazza. Camminavo guardandomi intorno e alzando il naso verso il cielo quando il mio sguardo - tornato ad altezza uomo - incrocia Indro Montanelli. Idee politiche a parte, gli sorrido, denunciando tutta la mia ammirazione e lui risponde al mio saluto con un sorriso e un cordialissimo buongiorno. Quelle stradine - per me - ogni volta che passo portano il segno di quell’incontro.”

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E finalmente ecco Mostar. … in attesa che a Bruce capiti un week end piovoso… ha fatto prima Heath

E per essere sicura, ne ha mandate tre…

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Roberto, di ritorno dal suo viaggio di lavoro in Iran e Ghana, ci ha portato alcune bellissime tracce di strade. Sono di luoghi fuori moda, ma pieni di fascino, specie perché fatte al di fuori dei circuiti turistici…

…trovo questa immagine molto bella. Teheran è proprio come te la aspetti, strade sterrate e grattacieli, smog e polvere…


è bello che sembra che ci siamo dentro anche noi nelle strade di Teheran di Roberto

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Anche le strade di Accra sono proprio come te le immagini.


Perchè in fondo sembrano tutte uguali le grandi città dell’Africa

Vie che attraversano il tempo

Pubblicato su I nostri viaggi, Strade da raccontare, Strade inventate con i tag, , , , , , , , , , , , , , , , , il Aprile 22, 2008 da guatantavara

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Ho sempre pensato ai fiumi come strade che attraversano il tempo.

Che alla sorgente partono da Gerico e alla foce arrivano a Trantor. Fin dai tempi della scuola. Quando studiare geografia era come viaggiare nel tempo. Il Tigri e l’Eufrate - sono certo che io sono nato lì, da qualche antenato lontano - che proteggevano la Mesopotamia. Il Nilo, che non immaginavo nemmeno quanto è bello davvero quando ci scivoli sopra. Tutti i nomi bellissimi e placidi dei fiumi degli angoli di mondo. Rio delle Amazzoni, Mississipi-Missouri, Omo Bottego, Orinoco, Congo. Indo, Gange e Bramaputra. Il Fiume Giallo e il Fiume Rosso. Le cantilene esotiche… Don, Dnjepr, Dnjestr. Volga e Danubio. I fiumi del Risorgimento e delle guerre, Piave, Isonzo, Tagliamento.

Ed eccoli i miei fiumi. La foce del Sangro. Dove non puoi non giocare a fare l’ombra che si muove al crepuscolo. Lanciando sassi al mondo.

I versi con cui ho aperto questo articolo sono di Cesare Pavese, uno che sapeva vedere nelle cose attorno a noi i segni che ci portiamo dentro e che sapeva scrutare l’animo umano, forse più quello degli altri che il proprio, come spesso capita anche ai comuni mortali. Le sue poesie sono piene di paesaggi, dentro i paesaggi strade, città e fiumi, dentro le strade, le città e i fiumi - anzi, come strade, città e i fiumi - ci siamo noi e le nostre anime.

E per accompagnarmi in questo viaggio sul fiume ho scelto altri tre poeti. Diversi e uguali, come al solito. Sono Holderlin, Whitman e Ungaretti. Parlano di fiumi anche loro. Proprio come fossero vie che attraversano il tempo.

Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo / e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato

L’Isonzo scorrendo / mi levigava / come un suo sasso

Ho tirato su / le mie quattr’ossa / e me ne sono andato / come un’acrobata / sull’acqua

Mi sono accoccolato / vicino ai miei panni / sudici di guerra / e come un beduino / mi sono chinato a ricevere / il sole

Come fa a non essere un viaggio nel tempo la Moldava vista dal castello di Hradcany?

E quel ponte senza tempo sull’Hudson, a cavallo di NYC, non sembra attraversare epoche lontane?

Questo è l’Isonzo / e qui meglio / mi sono riconosciuto / una docile fibra / dell’universo

Il mio supplizio / è quando / non mi credo / in armonia

Ma quelle occulte / mani / che m’intridono / mi regalano / la rara / felicità

Ho ripassato / le epoche della mia vita

Questi sono / i miei fiumi

Questo è il Serchio / al quale hanno attinto / duemil’anni forse / di gente mia campagnola / e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo / che mi ha visto / nascere e crescere / e ardere d’inconsapevolezza / nelle estese pianure

Questa è la Senna e in quel suo torbido / mi sono rimescolato / e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi / contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia / che in ognuno / mi traspare / ora ch’è notte / che la mia vita mi pare / una corolla di tenebre

Questo il mio Nilo

questa la mia Senna

Visti dall’alto i fiumi sembrano lo scheletro della terra.

Visti dai ponti sembrano libri di storia che ti scorre accanto.

Come l’uccello del bosco s’invola sopra le cime,
Si lancia sul fiume che accanto ti corre splendendo,
…… Agile e forte il ponte
……… Che di carri e d’uomini suona
Come mandato da dèi, una volta m’avvinse un incanto
Sopra quel ponte, mentre l’attraversavo,
…… E di laggiù nello sfondo dei monti
……… Malioso m’appariva il lontano,
E il giovane fiume fuggiva, ilare e fosco, alla piana
Come il cuore che oppresso dalla sua troppa bellezza,
…… Per trapassare amando
……… Nei flutti del tempo si scaglia.

Al crepuscolo assumono i colori del sogno

Visti dal basso, sembrano i luoghi delle favole.
Come il fiume sconosciuto incrociato sulla D71, nel cuore di Bretagna

Tra la marea di Mont Saint Michel e le onde selvagge di Quiberon. Dove sicuramente si nasconde qualche cavaliere di Re Artù. A trovarla , da qualche parte ci sarà anche Morgana.

O i fiumi di Camargue, che sembrano liquefarsi nella palude, attirando le fronde degli alberi come per un ultimo saluto.

Terre di dormienti, liquidi alberi!
Terre del tramonto andato - terre delle montagne dalle
vette di nebbia
Terre del vitreo scorrere della luna piena tinta di blu
Terre dello splendore e dell’oscurità che screziano
l’acqua del fiume!
Terre del limpido grigio di nuvole più vivide e più chiare
per amor mio!

Ogni fiume sembra avere un’anima, un’anima che vi scorre dentro e ci racconta del mondo che ha visto fin lì. E tutti insieme i fiumi sembrano venare il mondo.

Il fiume di Rovaniemi si chiama Kemijoki. Dall’alto ci vedi i tronchi galleggiare e toccarsi, farsi i dispetti, montandosi sopra a turno e facendo spruzzi d’acqua schioccando . Se vai loro vicino li senti parlare e raccontarsi l’uno con l’altro del bosco da cui vengono. Ti dicono dei mille laghetti che hanno superato per arrivare fin là.

Cambia colore al tramonto Kemijoki, e altri tronchi arrivano e si acquattano placidi rubando l’ultimo sole

e al mattino sembra freddo come un inverno del Nord

Il Danubio non smette mai il suo colore di piombo mentre si perde a vista d’occhio, tra il crollo dei muri e le speranze crollate

Il delta del Po ti fa perdere come in un labirinto dove regnano animali silenziosi,

fronde invaghite del vento. Orizzonti

che galleggiano nel nulla del cielo.

Il Tamigi notturno si perde nella pagina nera come un passo solitario

Strade senza uscita

Pubblicato su Strade inventate con i tag, , il Aprile 17, 2008 da guatantavara

Si potrebbe fare il gioco di che titolo dare alle strade di questi giorni, se non fosse che c’è poco da giocare.

Strade senza uscita? Vicolo cieco? Autostrada per l’inferno? Viale del tramonto? Partiti e… mai arrivati? Verso discese senza fine? Il tunnel della paura?

Non è facile parlare di politica. In genere. Si rischia sempre di scimmiottare i tromboni dei Ballarix o Matrarò. Figurarsi oggi. Quindi dirò solo alcuni dati di fatto, incontestabili, dei primi che mi vengono in mente a caldo.

1) Eravamo il paese dell’Europa occidentale con il più forte partito comunista, fino a raggiungere quasi un terzo della popolazione, siamo oggi l’unico paese europeo senza sinistra in Parlamento. Zero eletti.

2) Lo schieramento “progressista” ha avuto due volte le redini del paese e per due volte non è riuscito a tenere in piedi il governo per tutta la legislatura.

3) In queste elezioni, a sinistra del PD c’erano: Sinistra Arcobaleno, Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, Socialisti. E altri. Anche non considerando il Partito Socialista e il Partito di Alternativa Comunista (assieme ai quali avrebbero ottenuto il 5%), le tre coalizioni di sinistra avrebbero raggiunto il quorum del 4%, sfiorando il risultato di Italia dei Valori che ha preso 28 seggi (4,37% contro 4,11%). Qualcuno sa spiegarmi che senso ha? Si potrebbe fare ora un unico Partito, Sinistra Autocritica.

4) E ora il gioco del poker. Gli ultimi cinque Governi usciti dalle elezioni sono stati: Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Prodi, Berlusconi. Full di B con P.

5) Ma forse è meglio giocare alle estrazioni della tombola. Nel 1994, al tempo del primo Governo Berlusconi, Rutelli era sindaco di Roma, avendo battuto a dicembre dell’anno prima Fini. Nel 1996, nel primo Governo Prodi, che aveva vinto contro Berlusconi, Veltroni era vicepremier, mentre Rutelli era ancora sindaco. Nel 2001, nel secondo Governo Berlusconi (che aveva vinto battendo Rutelli), Fini era vicepresidente del Consiglio e Veltroni era sindaco di Roma. Nel 2006, il Governo Prodi - un volta battuto di nuovo Berlusconi - aveva Rutelli come vicepremier, mentre Veltroni restava sindaco, avendo battuto Alemanno. Dopo le elezioni del 2008 Berlusconi sarà presidente del Consiglio, avendo battuto Veltroni, mentre Rutelli se la vede (male) con Alemanno per provare a tornare a fare il sindaco di Roma. Ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola.

Mi raccomando, appuntamento al 27 e 28 Aprile, anche se mi sento come fossi lì, sulla Via Aurelia, sotto il Vaticano, poco prima di quella maledetta curva in discesa, sui sampietrini, mentre piove. Col mio scooter a gomme lisce e senza freni…

Venezia mai stata

Pubblicato su I nostri viaggi, Le nostre strade, Strade da raccontare, Strade da vedere, Strade inventate con i tag, , , il Aprile 10, 2008 da guatantavara
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Che le strade di Venezia non sono strade come tutte le altre strade del mondo lo sanno tutti… casomai andirivieni d’onde, riflessi nella notte o echi di passaggio. Sono silenziose come coltellate al cuore. Si alternano lungo i canali tra lune inesistenti e raggi di stelle scure, segnate da argini di gondole inventate dalla nebbia. Abbagliano come stelle senza cosmo. Marchiate da lampioni a forma di malinconia. Si frantumano nell’acqua come speranze. Lasciano che siano i passi a guidarci, a rincorrere tracce di velieri blu sul mare, ombre che si nascondono tra i vetri di Murano e i ghirigori dei gabbiani…

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…Le strade di Venezia sono scie controluce, graffiti sui muri, moltitudini in volo. Pensieri chiusi da sempre per manutenzione

Le strade di tutti (piccola elegia sulla strada)

Pubblicato su Le nostre strade, Piccoli ricordi di strada, Strade da raccontare con i tag, , il Aprile 4, 2008 da guatantavara

Questo articolo è il complemento a uno del precedente. Tanto quello è personale (forse troppo per un blog pubblico) quanto questo è collettivo (forse troppo pure questo per un blog personale) e insieme ci riportano alla strada come luogo privilegiato di incontro e di ri-conoscimento, ma anche di solitudine e nuovi gradi di conoscenza.

Lungo le strade della nostra vita ci sono luoghi che nessuno vede e momenti che nessuno vive oltre noi, ma ci sono anche spazi e tempi di tutti anche se non ci abbiamo mai messo piede. Lungo le strade ci sono i ricordi nostri e la memoria di tutti.

Spesso si tratta di grandi piazze, ma alle volte anche vicoli stretti e bui…

Così, la piazza più piazza di tutte è Piazza Fontana, la via Via Fani, l’Autostrada la A29… svincolo per Capaci. Piazza Fontana fu tutt’uno col risvegliarsi cercando qualcuno di più grande vicino che ci potesse proteggere e non riuscire a prendere sonno, via Fani fu lo sguardo interdetto di chi chiede a che serve? a chi serve? Capaci ci fece aprire la bocca per urlare basta! ma poi Via D’Amelio strozzò l’urlo e ci richiuse nell’autismo dell’impotenza.

E poi Piazza della Loggia, la stazione di Bologna, neanche la strada ferrata si salva.

Le piazze della libertà, della repressione e della riscossa del mondo… Piazza Tienanmen, Piazza San Venceslao, Plaza de Mayo. La Porta di Brandeburgo. Sono piazze di tutti anche se non ci siamo mai stati.

Le strade e luoghi della cronaca nera e di altre miserie umane. Il Tempio della Pace - dietro Piazza Navona - l’angolo buio dove dettero fuoco ad Ahmed. Lo spiazzo in aperta campagna a Vermicino. Via Poma.

Ma non tutte le memorie sono così brutte.

Ci sono le strade che abbiamo letto… via Merulana, Quai des Orfèvres, Rue Morgue. La via Paal. Le vite di strada dei libri di Pasolini.

Le strade dell’arte… 5th Avenue, Via Margutta, Carnaby Street.

Le strade e le piazze che ci fanno vedere ogni volta a capodanno, ma che sono belle anche a vederle dal vero… Time Square, Trafalgar Square,Champs Elisées.

E anche stavolta la storia può continuare…

Momenti di strada e altre memorie

Pubblicato su Le nostre strade, Piccoli ricordi di strada, Strade inventate con i tag, , , , il Marzo 30, 2008 da guatantavara

Il ghiacciolo arcobaleno seduti sui gradini della piazzetta sotto casa, nei pomeriggi di estati dodicenni.

La strada ferrata delle Bocchette del Brenta, il sentiero Orsi, la scala ferrata verso il XII Apostoli, i prati che dal Graffer portano al Tuckett. E l’innamoramento per la montagna. Iniziato a quindici anni e non ancora finito

Via Cavour rimbombante di grida, contro Pinochet, la garrota di Franco, la guerra del Vietnam, il Nicaragua, con tutti i compagni di allora e la nostra utopia sedicenne.

Il mezzo giro d’Italia in Dyane 4, tra notti dormite viaggio-1975-03.jpg rannicchiati e infreddoliti, campi nomadi che sembravano hotel a 4 stelle, la Venezia notturna dell’Arsenale, viaggio-1975-02.jpg di pioggia e albe mancate, viaggio1975-01.jpg le salite di Anterselva fatte in prima, le spinte per far ripartire la sorella povera della 2 cavalli. Sempre senza una lira viaggio-1975-05.jpg e i ventanni che viaggio-1975-04.jpgsembravano non arrivare mai.

I sottopassaggi del Muro Torto, scuri come la notte, che sbucavano dritti dritti alla Sapienza, per costruirsi il futuro

Le piazze del sud, dei vent’anni e degli amori palmi-1976-03.jpg di una vita.

I pensieri senza pensieri lungo monviso-06-r.jpg i nevai del Monviso.

Il buio della notte sotto al colle del Bellino colle-del-bellino-78022.jpg.

I prati monviso-78019.jpg della mattina dopo

La Punta della Dogana venezia-454.jpg a Venezia, a prima sera.

Testaccio vista dall’alto, il giorno dello scudetto della Roma.

Il bosco di betulle che non era betulle-01-r.jpg quello delle favole ma proprio vero e
la strada sulla spiaggia di Lokken , con le onde del mare lokken-01-r.jpg del Nord che si infilano sotto le ruote della macchina, tornando dal viaggio più bello

La cacata di piccione in Piazza del Campidoglio sul vestito da sposo giacca-r.jpg, che ancora si vede la macchia.

Il sentiero sopra Santa Gertrud in Val d’Ultimo, tra mamma capriolo e il piccolo cerbiatto che saltano fuori dall’erba impauriti. Nello zaino valdultimo-luca-zaino.jpg Luca che dorme

L’autostrada attorno a Genova.

La ciaspolata vicino Lavarone.

L’inizio del Sahara a Douz. porta-del-deserto-douz-45-70-075.jpg

sahara-02.jpg Tutto quello che da lì si apre

La pista artigianale, fatta di compensato e di pongo, piena di curve, con chicane mozzafiato e discese vertiginose, inventata per giocare a macchinette dentro casa con tuo figlio, mentre ti senti più bambino di lui

Le orme sulla spiaggia di prima mattina 050803-0030-spiaggia.jpg verso la casa rossa a Castiglione della Pescaia.

Le strade di Bretagna. Luca nella bassa marea davanti Saint Malo bretagna-luca-saint-malo-r.jpg

di fronte alla spiaggia di Fuesnant bretagna-luca-fuesnant-r.jpg

immobile affacciato sulla bretagna-luca-pointe-du-raz-r.jpg scogliera davanti Pointe du Raz

La Circle Line girando attorno alla grande mela usa05_0003-auto-rot1.jpg

Le strade di Milano

Pubblicato su I nostri viaggi, Le nostre strade, Strade da vedere, Strade inventate con i tag, , , , , il Marzo 21, 2008 da guatantavara

Le strade di Milano luccicano insidiose, tra binari che si inseguono sempre e si incontrano mai, come amori sventati per un soffio

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I portici di Bologna sono pazienti come tasselli di un mosaico

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Le strade di Verona sono schizzi lasciati nella notte
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I ponti di Roma sono sguardi noncuranti affacciati sul tempo, buttati indietro senza fretta

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Sui lungotevere d’inverno sole e vento tormentano i passanti, come platani piegati da ombre e soffi di stanchezza

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Nelle piazze di Roma vedi passi che potrebbero essere tracce di te stesso

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Le calli di Venezia sono evanescenti come ombre all’alba

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Nelle vie di Radicofani vedi i colori tenui di passi che vanno verso dove nessuno sa

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Le strade di Cairano si avvolgono tra loro e accarezzano la terra come domande senza risposta che si rincorrono nell’anima

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Le strade di Orgosolo sono intagli silenziosi disegnati in segreto dalla terra, per nascondersi imprendibili agli sguardi

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Le strade per San Gerardo danno alla terra la scrittura antica dei pellegrinaggi

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Le strade di Epinel sono fredde come sogni tagliati dal coltello dell’insonnia…

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… come l’avventurarsi di passi verso terre d’ombra

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Le strade di Matera sono vuote come cieli costellati di stelle finte

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Il Prato della Valle è come un sogno che ti ritrovi accanto lungo un giorno. Come rami spogliati in controluce. Foglie che al mattino vanno via senza perché

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Le piazze di Trieste sono vuote e solitarie, inganni impietosi sottomessi al dominio di luci gelide come cuori

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Le piazze di Roccagiovine ci sorprendono come film del neorealismo, dimenticate per sempre nelle domeniche fuori porta.
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Strade in versi

Pubblicato su Strade da leggere, Strade da raccontare, Strade in versi con i tag, , , , , il Marzo 14, 2008 da guatantavara

Se cantare le strade è facile, fin troppo forse, non la stessa cosa succede con la poesia.
O almeno, io ho trovato con difficoltà versi che la strada la recitano.

Ci sono molti versi isolati, belli, ma senza lo spirito dell’erranza, il senso del vagabondare, non è facile trovare il motivo dominante del cammino né dello starci sopra le vie o del vivere la strada.

Eppure, alcuni versi che ho trovato sono bellissimi…

Potrei cominciare con questi…

Ogni giorno decapita un’ora all’infanzia
lascia all’occhio il tempo
________e al tempo lo spreco
la stazione merci e il vapore
________ delle locomotive e lo sporco pigro fiume
che si trascina via la strada della miniera
________ la strada regia verso Przesklabje
________ infanzia eterna
dove le tue immagini crescono da fumo e sogno e fiamme.

Anche perché questa stessa poesia, Infanzia a Gleiwitz, di Horst Bienek, poeta tedesco contemporaneo, ad un certo punto fa così…

E’ infanzia ricordo
o ricordo infanzia
________ che cosa rimane
________ un gesto un sorriso la carezza sopra i capelli
allarme aereo un bacio dovuto
________ che si è atteso invano una sera
________ una stanza
________ riempita di vuoto
________ moltiplicata con la notte

Sono versi che con la strada c’entrano poco ma sono belli lo stesso…

(1 - continua… con Dylan Thomas, Liriche cinesi e tanto altro…)

Le Vie di Bratislava

Pubblicato su I nostri viaggi, Le nostre strade, Strade da raccontare, Strade da vedere con i tag, , , , , , , , , , , , , il Marzo 7, 2008 da guatantavara

 

Le vie di Bratislava sono come disegni colorati dai bambini

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Le vie di Praga sono come linee sospese tra geometrie di storia e fili di memoria

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I viali della Défense sono come soldatini sul tappeto di un non-luogo

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Le strade verso Salamanca sono dritte come solitudini

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Le vie di Cambridge sono come cigolii di biciclette nascoste dalla nebbia…

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… come scie notturne all’uscita da teatro

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Le vie dei flamant rose sono come graffiti nei cieli di Camargue

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Le Avenue di New York sono agitate e mosse come notti insonni

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Le vie del deserto sono sterminate come pensieri solitari

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Le vie di Sofia sono come fermate di tram ad aspettare il tempo

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Le statali verso i grandi laghi sono come duelli contro un nemico che non c’è

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Le strade verso il Canada sono come viaggi dentro Luna Park di cartapesta

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Le vie di Londra sono come fruscii d’autunno nel letto di due amanti

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…continua…